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Professionisti, le risorse in campo nel nuovo bilancio Ue

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Professionisti, le risorse in campo nel nuovo bilancio Ue

(Afp)
(Afp)

La nuova partita per i fondi Ue dopo il 2020 è cominciata. La Commissione europea ha pubblicato le proposte di regolamento sulle politiche di coesione per il periodo 2021-2027 , il primo dopo la Brexit, e ora si scaldano i motori per il negoziato che coinvolgerà i governi e dovrà avere il via libera dell’Europarlamento.

A guardare alle trattative con il fiato sospeso ci sono anche i liberi professionisti (ordinistici e non): dalla scorsa programmazione sono stati ammessi a pieno titolo tra i beneficiari delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo. Una platea numerosa se si pensa che in Europa, secondo gli ultimi dati disponibili, i lavoratori autonomi sono circa 30,6 milioni di persone.

L’esecutivo Ue si è detto disposto a mettere sul tavolo un tesoretto di 330 miliardi, dei quali 38,5 per l’Italia, tra il Fesr e il nuovo Fse. Se a livello europeo queste risorse subiscono una sforbiciata intorno al 10%, per il nostro Paese rappresentano il 6% in più rispetto alla precedente programmazione. La cifra dovrà essere confermata alla luce dell’andamento delle trattative che riguarderanno il bilancio pluriennale europeo, del quale la coesione è un capitolo consistente di spesa. La posta in gioco è alta e il nuovo governo italiano dovrà far sentire la sua voce, anche perché i paesi dell’Est, i più penalizzati, promettono battaglia.

Semplificazione, razionalizzazione, maggiore cooperazione tra Fesr e Fse sono le parole d’ordine del nuovo corso, con possibili novità anche nella gestione dei programmi lungo l’asse Stato-Regioni. Il Fesr passa da undici a cinque obiettivi tematici, ma resta alta l’attenzione sull’innovazione tecnologica e strategica, la ricerca e la formazione continua delle microimprese, e dunque anche dei professionisti. Viene inoltre proposto un Fse rinnovato, con prospettive potenzialmente interessanti. «Nei fondi per istruzione, formazione e formazione continua - dice Francesco Verbaro, senior advisor dell’Adepp, l’Associazione delle Casse professionali - i professionisti italiani possono trovare risorse per l’aggiornamento costante, la digitalizzazione e l’attrazione dei giovani, così come nella parte relativa alla parità di accesso all’occupazione di qualità». Anche il sostegno ai Nee t(chi non studia né lavora), riconfermato nella proposta della Commissione, potrebbe avere ricadute positive sui giovani che puntano al lavoro autonomo o a un tirocinio, così come la stretta integrazione tra il Fondo sociale europeo ed Erasmus+.

«Le premesse ci sono - afferma Verbaro - ma le Regioni, con cui abbiamo un dialogo costante, dovranno sviluppare una capacità amministrativa che consenta loro di saper programmare, in particolare al Sud, proseguendo e rafforzando quanto già avviato in questa programmazione». Il bilancio prevede inoltre 1,2 miliardi a gestione diretta della Ue a sostegno della mobilità professionale in Europa.

L’effettivo ammontare dei fondi strutturali dipenderà anche dai vari criteri per la ripartizione dei fondi. La stella polare rimarrà il Pil pro capite, ma il suo peso dovrebbe passare dall’86 all’81 per cento. Tra le variabili figureranno anche le emissioni di gas serra, la disocupazione giovanile e il basso livello di scolarizzazione. Una carta favorevole al nostro Paese sarà il criterio sull’accoglienza dei migranti.

Viene inoltre rafforzato il legame tra l’erogazione dei fondi e la politica economica: la Commissione potrà sospendere in tutto o in parte l’erogazione se un Paese non riduce il deficit o non attua le riforme previste nel cosiddetto Semestre europeo. Ma lo Stato in questione potrà far valere circostanze eccezionali. Non solo, perché proprio i fondi Ue dovranno essere utilizzati per attuare le riforme chieste da Bruxelles.

Oltre alle complessità che accompagnano il negoziato, questa volta il fattore tempo è una delle variabili principali. L’obiettivo (molto ambizioso) è chiudere le trattative entro il maggio del prossimo anno, prima delle elezioni per il Parlamento europeo. A delineare la tabella di marcia saranno i leader Ue il prossimo 28 e 29 giugno. Gli addetti ai lavori premono per fare presto in modo da consentire ai nuovi programmi di partire il 1° gennaio 2021 e non ripetere gli errori della programmazione 2014-2020, che ha accumulato ritardi sulla rampa di lancio.

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