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Ferrero a New York e Singapore. La ricerca oltre i confini di Alba

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imprese e innovazione

Ferrero a New York e Singapore. La ricerca oltre i confini di Alba

Questione di mercato e di prodotti. La Ferrero di Alba cambia pelle e si afferma sempre più come operatore globale nel settore del cioccolato, dei dolci e delle caramelle. Il veicolo principale della trasformazione è stata l’ultima stagione di acquisizioni del gigante di Alba, che ha portato Giovanni Ferrero ad acquisire per 2,8 miliardi di dollari il business dolciario di Nestlè negli Usa.

Un passaggio che cambia l’assetto e le proporzioni all’interno della multinazionale italiana: se soltanto due anni fa l’America rappresentava il quinto mercato per importanza, oggi le sole acquisizioni hanno consolidato un giro d’affari da quasi due miliardi, che si affianca alle vendite a brand Ferrero, pari a 600 milioni di dollari. Da multinazionale a trazione europea – con il vecchio continente che storicamente ha garantito i due terzi dei ricavi del Gruppo, a quota 10,5 miliardi – la Ferrero è destinata a diventare un operatore sempre più globale, con gli Stati Uniti tra i mercati di riferimento e l’Asia come area di espansione.

Non è un caso dunque che a New York e Singapore Ferrero abbia deciso di aprire i Centri di ricerca del Gruppo, accanto al nucleo originario di Alba, dove sono almeno 300 le risorse che si occupano di ricerca e sviluppo, e il secondo avamposto europeo, in Lussemburgo. Ma come incide il nuovo assetto del gigante di Alba con le dinamiche dell’innovazione? E come Ferrero metterà insieme il suo nucleo più tradizionale di prodotti iconici – dalla Nutella ai Ferrero Rocher – con le novità arrivate attraverso le acquisizioni? Ne parlano Briano Olivares, responsabile della divisione R&D Strategica del Gruppo, e Aldo Uva, a cui fa capo l’Open Innovation, due dei cinque manager che con il ceo Lapo Civiletti rispondono direttamente a Giovanni Ferrero nella nuova governance di Gruppo. «Stiamo adattando e modellando le nostre competenze interne a modalità operative, ambienti e storie differenti dalla nostra» racconta Olivares. In tre anni la Ferrero ha aggregato quattro nuove realtà industriali (Thortons, Delacre, Fannie May e Ferrara Candy) e ha fatto un salto dimensionale con il ramo dolciumi di Nestlè, neanche sei mesi fa.

«Il centro di Singapore è stato progettato per rafforzare la posizione globale di Ferrero come leader nell’innovazione – racconta Aldo Uva – e ospita diverse funzioni strategiche di innovazione nei settori della salute e della nutrizione, delle nuove materie prime, della ricerca e sviluppo prodotto, dei bisogni del consumatore». A New York, il centro aperto nel nuovo campus The Bridge at Cornell Tech «sarà catalizzatore del dialogo con l’accademia – aggiunge Uva – per creare l’ecosistema necessario all’accelerazione e applicazione di nuove tecnologie e per mantenere un costante monitoraggio di quello che succede nei clusters a maggior grado di innovazione quali Boston, New York e la Silicon Valley». L’Europa resta il luogo delle eccellenze «che potrebbero dare grande impulso alla determinazione del “food of the future”».

Le recenti acquisizioni, ammette Olivares, «hanno creato un punto di discontinuità con il passato a cui adattarsi e a cui trasmettere l’insieme dei nostri valori e delle nostre competenze, non solo tecniche, nell’ottica di una crescita collettiva».

Le aziende entrate nell’orbita Ferrero, come Thorntons tre anni fa o più recentemente Fannie May, «usufruiscono delle nostre competenze in R&D e delle nostre persone, con l’obiettivo di recuperare e rendere duraturo nel tempo il prestigio, il gusto, l’attenzione alla qualità e al consumatore, che in Ferrero rappresentano valori fondanti, ma che veri driver per sviluppare o rilanciare brand e prodotti spesso iconici in mercati esteri». Blindare la filiera e lavorare sulla qualità, questa la ricetta che Alba esporterà sulle nuove linee di prodotto. Anche se il tema dell’innovazione, come spiega Aldo Uva, è destinato a una vera e propria rivoluzione: se in passato gusto e qualità avevano il ruolo guida, in futuro conteranno anche scienza e tecnologia. «La nostra innovazione è aperta a 360 gradi – conclude Uva – ed è basata sull’integrazione dei due modelli “Product to science” e “Science to product”. Nel primo caso, Ferrero opera utilizzando competenza sulle materie prime, innovazione di processo tecnologico sviluppato internamente e passione assoluta per la qualità, per creare prodotti unici». A scienza e tecnologia toccherà aprire nuove frontiere: indagare le risposte metaboliche personalizzate ai diversi cibi, ad esempio, elaborare nuovi strumenti per la tracciabilità delle materie prime.

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