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Barilla annuncia un miliardo di nuovi investimenti

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Barilla annuncia un miliardo di nuovi investimenti

Barilla investirà un miliardo di euro in cinque anni per ingrandire la propria capacità industriale: il 60% verrà speso per innovazioni di processo e nuove tecnologie nella direzione della sostenibilità, mentre il restante 40% sarà destinato a supportare la crescita geografica del brand e l’innovazione di prodotto.

I vertici lo hanno annunciato ieri, nel corso della presentazione dell’annuale rapporto sulla sostenibilità. Un miliardo di euro è una cifra importante, per un gruppo che nel 2017 ha fatturato quasi 3,5 miliardi di euro, con una crescita a volumi del 3% rispetto al 2016.

Un’ampia fetta di questi investimenti è destinata all’ampliamento degli stabilimenti italiani. In prima fila quello di Rubbiano, in provincia di Parma, inaugurato nel 2013, che entro la fine dell’anno raddoppierà la capacità produttiva fino a diventare il più grande sughificio d’Europa. Per Barilla, quello di Rubbiano è un investimento particolarmente strategico poiché il comparto dei sughi, fra tutti i business, è quello che sta crescendo più rapidamente, a doppia cifra, soprattutto in Francia, in Germania e nel Nord Europa.

Una volta a regime, Rubbiano e i suoi 200 operai produrranno i sughi Barilla destinati a tutto il mondo. Questo stabilimento sarà inoltre sempre di più un modello di innovazione e di tecnologia 4.0, il più sostenibile fra tutti i siti produttivi di Barilla. E sarà anche gender equal, visto che le donne rappresenteranno il 50% dei dipendenti.

Anche lo storico pastificio di Pedrignano, che l’anno prossimo festeggia 50 anni di attività, sarà tra quelli coinvolti dagli investimenti. Oggi Barilla può già contare su 28 stabilimenti produttivi, di cui 14 all’estero, e non è escluso che, oltre all’ampliamento di quelli esistenti, a breve venga annunciata anche la costruzione di nuovi.

Da tempo il tema della sostenibilità è al centro delle politiche dell’azienda: «Per essere radicati nel territorio - ha ricordato il vicepresidente Paolo Barilla, presentando il rapporto sulla sostenibilità nella Giornata mondiale dell’ambiente - dobbiamo tenere conto delle preoccupazioni delle persone e degli stimoli provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni che ci circondano». Da qui l’attenzione per la salute degli uomini, degli animali e dell’ambiente che caratterizza le scelte più recenti del gruppo di Parma. Per esempio, attraverso i contratti triennali di filiera con gli agricoltori che rifornisco Barilla del grano duro, e che vengono pagati in media il 15% in più dei prezzi di Borsa: in Italia questi contratti coinvolgono oltre 5mila aziende agricole e coprono il 57% dei volumi acquistati, pari a circa 450mila tonnellate di grano.

Pochi giorni fa Barilla ha lanciato il concetto di filiera del grano - in questo caso tenero - anche in Francia, attraverso la quale rifornirà gli stabilimenti di panetteria con il marchio Harrys, di proprietà dal 2003. Oggi il 70% del grano duro utilizzato da Barilla proviene dall’Italia e la quota di quello sostenibile nel 2017 è cresciuta del 26%, fino a raggiungere le 240mila tonnellate. In Germania e in Svezia, invece, il 100% delle farine di segale viene prodotta negli stessi Paesi dove si trovano gli stabilimenti-

Nei pastifici del gruppo, per ogni tonnellata di pasta prodotta dal 2010 a oggi, Barilla ha ridotto i consumi di acqua del 31% e le emissioni di gas serra del 24%. Merito anche del cosiddetto Treno del grano, il raccordo ferroviario inaugurato a Parma nel 2015, che ha favorito il trasporto delle merci su rotaia eliminando così dalle strade europee circa 3.300 camion all’anno.

Per Barilla, i mercati più importanti oltre all’Italia restano la Francia, la Germania e gli Usa, dove ormai detiene il 40% del mercato della pasta e dei sughi e dove possiede due pastifici. Particolarmente in crescita anche il mercato russo, dove il gruppo ha due stabilimenti produttivi grazie ai quali ha potuto bypassare le sanzioni di Mosca sull’agroalimentare europeo che dal 2014 stanno duramente colpendo l’export made in Italy in Russia.

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