Economia

La scarpa da calcio hi-tech fa rinascere la fabbrica in crisi

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La scarpa da calcio hi-tech fa rinascere la fabbrica in crisi

A un certo punto sono arrivati gli americani. E l’orizzonte della Cesare Colosio è cambiato radicalmente. La crisi in questi anni ha colpito duro, e la tentazione di gettare la spugna c’era, anche se l’azienda aveva resistito, pur riducendo fatturato e personale. Poi sono arrivati «loro» e l’azienda si è trovata improvvisamente catapultata in una nuova dimensione. «È successo a marzo del 2015 - spiegano Gianfranco e Fabiana Colosio, rispettivamente presidente e vicepresidente della piccola azienda di Rezzato, una delle ultime realtà a portare la bandiera del meccanotessile bresciano -. É stato uno choc: non avevamo nemmeno sedie a sufficienza nella nostra piccola sala riunioni».

Il gruppo, uno dei maggiori brand multinazionale della scarpa sportiva, si era messo sulle tracce di Colosio con in mente un obiettivo preciso: adattare una macchina per calze per realizzare scarpe sportive interamente realizzate con un filo intarsiato. Una specie di «calzino», ma rigido e performante, per realizzare anche scarpe da calcio provviste di tacchetti.

Colosio è l’azienda che ha detenuto per vent’anni il brevetto per realizzare le Burlington, le calze con i rombi usate dai paninari negli anni Ottanta. Un brevetto scaduto negli anni alla fine degli anni Novanta, ma che ha fatto la fortuna della piccola azienda di Bagnolo Mella. «Il papà - spiegano i titolari - era estroso ed inventivo, è stata la migliore eredità che ci ha lasciato: abbiamo nel dna la capacità di fare ricerca, ma abbiamo bisogno di una committenza che ci spinga verso nuove frontiere di sviluppo, altrimenti rischiamo di soccombere in un mercato delle calze che ormai lotta sui centesimi ed è praticamente saturo dal punto di vista impiantistico».

La macchina del papà, brevettata negli anni Settanta è stata la piattaforma da cui ripartire. Una macchina circolare obbliga a usare lo stesso filo per realizzare una calza, se vuoi cambiare filo serve l’intarsio (ti permette di non avere i fili tagliati all’interno) ed è quindi indispensabile la tecnologia di Colosio. Questo è stato il ragionamento che ha portato gli americani fino a Rezzato, alle porte di Brescia. Ora l’azienda bresciana è l’unica realtà in grado di produrre macchine circolari (nel frattempo coperte con sei brevetti) per produrre la tomaia di una scarpa con filati termofondibili, senza cuciture, un corpo unico tra suola e tomaia, eliminando la metà delle operazioni necessarie con altre macchine e riducendo i tempi di produzione a 5-7 minuti rispetto ai 30-40 oggi normalmente utilizzati.

Una vera rivoluzione. «È come passare dalla zappa al trattore» sintetizzano Fabiana e Gianfranco, che dopo avere accolto la richiesta degli americani si sono chiusi dietro le porte rosse del loro centro di ricerca all’interno della fabbrica fino a quando non hanno trovato una soluzione. «Ci siamo messi al lavoro in cinque - spiegano -, con gli ultimi rimasti dell'ufficio tecnico. A ottobre eravamo pronti. Il momento vero di svolta è stato però in luglio: dopo aver ricevuto le informazioni sui progressi, ci hanno chiamato dagli Usa dicendoci di fermare tutto e non divulgare in alcun modo all’esterno. Ce l’avevamo fatta». La scarpa avrebbe dovuto essere lanciata in edizione limitata in occasione dei Mondiali di Russia, ma il debutto è slittato a dopo l’estate.

Sono già 500 le macchine installate in Cina e in Vietnam, e al cliente americano ora si è aggiunto anche il concorrente tedesco. «Non riusciamo a sostenere gli ordini - spiegano Fabiana e Gianfranco - ci chiedono più di 300 macchine all’anno. Siamo stati in Cina e c’è da restare a bocca aperta: le realtà più piccole hanno 2mila macchine installate e i titolari si profondono in scuse per le dimensioni ridotte dell’azienda. Se il fatturato dovesse crescere ancora, dovremo fare qualche riflessione sulla struttura produttiva».

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