Economia

Piombino, nei numeri di Jindal anche fondi europei. Si parte con 705…

  • Abbonati
  • Accedi
SIDERURGIA

Piombino, nei numeri di Jindal anche fondi europei. Si parte con 705 occupati

Per prima cosa la fase uno con il riavvio, nella seconda metà del 2018, dei tre treni di laminazione per i prodotti lunghi, con un organico previsto di circa 700 unità. Contemporaneamente la messa a terra dello studio di fattibilità per la ripartenza dell'area a caldo e a seguire del piano di smantellamento e demolizioni dell'area, che dovrebbe durare per tutto il 2019. Infine dal 2020, l'avvio della fase due, suddivisa in tre successivi step, con lo scopo di creare una vera acciaieria integrata per la produzione di laminati piani e successive lavorazioni a freddo (nonchè di semilavorati per i tre treni dei lunghi) che dovrebbero creare lavoro per altre 800 persone.

Jindal south west conferma per Piombino un'azione a due fasi. Il piano industriale - si tratta della versione più recente, quella circolata in queste settimane prima della presentazione ufficiale ai sindacati e alle istituzioni, che avverrà oggi a Roma - dettaglia ogni passaggio con numeri e previsioni da qui al 2025.

L'investimento previsto dal gruppo indiano guidato da Sajjan Jindal è nell'immediato di circa 19 milioni di euro per il riavvio dei tre laminatoi attualmente fermi, mentre per il rilancio dell'area a caldo l'impegno di spesa è comprensibilmente più consistente, con una previsione che può anche superare il miliardo di euro (la forbice va da 850 milioni a 1,050 miliardi di euro).

Nel dettaglio, Jsw prevede di investire nella fase start up della seconda parte dell'anno 2,7 milioni per fare ripartire il treno barre, 1,2 per il laminatoio a vergella e 1,4 milioni per il treno rotaie; altri 13,5 milioni sono messi a budget per il biennio successivo, a sostegno degli impianti.

Per quanto riguarda invece l'area a caldo, l'acciaieria potrebbe essere installata nella zona vicina ai laminatoi barre e vergella, nell'area nord dello stabilimento. Jindal punterebbe a installare uno o due forni elettrici (può essere alimentato fino al cento per cento con preridotto» spiegano i tecnici di Jindal nel piano) e avviare la produzione di coils entro il 2022; è prevista anche l'installazione di un laminatoio per le lavorazioni a freddo e non si esclude l'eventuale messa a terra di un terzo forno, a servire la produzione interna di blumi e billette (che nei prossimi mesi e per tutta la durata del piano dovrebbero essere forniti dall'India).

A conti finiti l'obiettivo fissato su carta è produrre al 2020 circa 385mila tonnellate di laminati a freddo; con l'avvio dell'area a caldo ci si propone, dal 2023, di produrre 1,8 milioni di coils, fino ad arrivare a un massimo di 2,4 milioni nel 2025 (a quel punto l'acciaieria potrebbe essere in grado di generare anche 600mila tonnellate di billette e blumi).

Sul piano occupazionale il gruppo prevede un'occupazione per 435 persone entro il 2018 con l'avvio dei primi investimenti sui laminatoi, ai quali aggiungere altre 200 unità nel 2019, fino ad arrivare a 705 unità nel 2020.

Strategico, nel piano di Jindal, il ruolo del porto di Piombino. Secondo le previsioni le materie prime importate saranno pari a circa 800mila tonnellate nella fase uno (in pratica si tratta solo delle billette e blumi per i tre treni di laminazione), per salire a 6 milioni di tonnellate (compreso il preridotto ) nella fase due; per quanto riguarda i prodotti finiti, Jindal prevede che dal porto di Piombino usciranno circa 600mila tonnellate all'anno nella prima fase, fino ad arrivare a 3 milioni di tonnellate nella seconda fase del piano.

A supporto del business plan sono previsti anche 30 milioni da parte della Regione Toscana con i fondi del Por-Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020; almeno altri 15 milioni di euro dovrebbero arrivare da Invitalia attraverso un prestito.

© Riproduzione riservata