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Bertelli: «Prada non è in vendita» E apre la strada al …

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industria del lusso

Bertelli: «Prada non è in vendita» E apre la strada al figlio Lorenzo

Ora che è completata e pienamente operativa da qualche mese, la “fabbrica-giardino” di Prada a Valvigna, sull’autostrada A1 a 35 chilometri da Arezzo, può sbandierare i suoi primati: non solo centro di eccellenza mondiale della pelletteria del gruppo, ma anche il più grande stabilimento produttivo (il 21esimo), che occupa 30mila metri quadrati e accoglie 785 dipendenti addetti allo sviluppo e prototipia di tutte le borse e accessori Prada e Miu Miu, magazzini materie prime, laboratorio di controllo pelli, taglio, archivi storici, centro elaborazione dati e uffici.

Costata quasi 70 milioni di euro, è una fabbrica «fatta per migliorare il benessere delle persone che ci lavorano», ha spiegato ieri Patrizio Bertelli, ceo del brand, aprendo simbolicamente le porte - visto che un’inaugurazione pubblica non era mai stata fatta - in occasione della presentazione del libro dedicato a Guido Canali, l’architetto che l’ha progettata proseguendo una strada di mitigazione dell’impatto paesaggistico già imboccata con le fabbriche Prada di Montevarchi (Arezzo) e di Montegranaro (Fermo).

Specchi d’acqua, giardini rigogliosi che si fondono con le colline retrostanti, rampicanti profumati, pergolato e un parcheggio-vigneto servono a infondere tranquillità e calma in un edificio definito da Italo Lupi, curatore del libro, una «cattedrale-meccanica», con tecnologie che contribuiscono a dare forma e grandi vetrate per catturare la luce a nord, senza alcun cancello per separare la fabbrica dal mondo esterno.

«È stato formidabile aver investito nella qualità degli spazi pensando a chi ci lavorerà dentro», ha detto Canali sottolineando gli elementi naturali che permetteranno il risparmio energetico. «Spero che questa industria-verde lanciata da Prada possa fare adepti», ha aggiunto l’architetto. Per i soli impianti del verde sono stati spesi due milioni. Da dimenticare sono i tempi di realizzazione, visto che i lavori sono partiti 19 anni fa, si sono fermati per anni, poi sono ripresi e conclusi nel 2016.

Per il brand di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada si tratta della 21esima fabbrica (di cui 18 in Italia e una in Regno Unito, Francia e Romania), che consacra il ruolo della Toscana come capitale della pelletteria di lusso, un territorio in cui tutti i grandi marchi del mondo vogliono venire a produrre: nella regione Prada conta ora sei stabilimenti di borse e accessori, tra Arezzo, Firenze e Siena, e sta continuando a investire.

A Levanella, nel comune di Terranuova Bracciolini (Arezzo) come Valvigna, è in fase di ampliamento il polo logistico, mentre nella vicina Montevarchi il gruppo ha comprato da tempo un ex pastificio dove ha in mente di realizzare un’accademia di formazione. Per adesso la formazione «ce la facciamo in casa e la facciamo in silenzio, senza agitarsi troppo», ha aggiunto Bertelli evocando (ma non citando) gli altri grandi marchi del lusso - da Lvmh a Kering - che di recente hanno annunciato corsi di formazione e dato vita a scuole per formare addetti della pelletteria e sopperire così alla carenza di manodopera che si sta delineando nel distretto toscano del lusso (tremila posti da coprire nei prossimi due-tre anni).

Quel che accomuna Prada agli altri marchi di fascia alta è invece la volontà di controllare direttamente la filiera produttiva: il 35% della pelletteria oggi è realizzato in fabbriche proprie, che Bertelli vorrebbe aumentare perché «è l’unico modo per ridurre i tempi di produzione». Il patron di Prada rivendica di averlo sempre sostenuto, anche quando gli altri marchi ricorrevano in modo massiccio alle produzioni in outsourcing: «Quando negli anni Ottanta ho iniziato a fare fabbriche dirette o partnership, anziché ricorrere ai terzisti, ero visto come quello controcorrente», ha ricordato con una punta di polemica.

Oggi la pelletteria rappresenta il 60% del fatturato del gruppo Prada, il resto è dato da abbigliamento e scarpe: «Riteniamo che questo sia un rapporto corretto anche per il futuro».

Un futuro che il patron di Prada vede in mano al figlio Lorenzo, 30 anni, dal settembre scorso diventato il responsabile della comunicazione digitale dell’azienda. «Mio figlio si sta preparando a fare il capo della Prada, sempre che lo voglia - ha detto - per adesso sta facendo un percorso di apprendimento in particolare nella comunicazione». Questo non vuol dire che Bertelli senior, 72 anni, si prepari alla pensione: «La pensione è legata allo stato fisico e mentale delle persone, è uno sciocco mito che lascio ad altri», ha tagliato corto.

Quel che è certo è che la famiglia Bertelli-Prada non ha alcuna intenzione di disimpegnarsi nell’azienda: «Non ho mai venduto niente, nella mia vita ho solo comprato - ha sottolineato il patron spiegando che la cessione a suo tempo del marchio Jil Sander è stata “una necessità” - Prada non è in vendita e non lo sarà mai. E in quanto a comprare altri marchi, un tempo i prezzi erano interessanti ma oggi sono diventati folli».

Sull’andamento del gruppo - che ha chiuso il 2017 con 3.056 milioni di fatturato e 588 milioni di ebitda, e che conta 12.844 dipendenti - Bertelli ha mostrato entusiasmo: «Il tempo è buono», ha detto. E di fronte alle previsioni di Altagamma (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) che indicano una crescita del lusso del 6-8% nel 2018 ha commentato: «Il comparto può fare anche un po’ di più». Il traino arriverà dal Far East che presto «rappresenterà il 50% del mercato del lusso».

Merito soprattutto dei Millennials, secondo Bertelli, che in Cina sono diventati i primi compratori da quando il Paese si è aperto al mercato e che anche per Prada ormai rappresentano un segmento essenziale: «I Millennials valgono il 60% delle vendite», ha affermato. E siccome comprano molto durante i viaggi che fanno in giro per il mondo «è fondamentale che il turismo funzioni e che l’Italia non rimanga periferica perché la logistica non è stata affrontata»: un tema su cui la discussione è aperta, tra piste aeroportuali bloccate (come quella di Firenze) e autostrade intasate.

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