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Con Pitti Uomo Firenze diventa la capitale del lifestyle

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Con Pitti Uomo Firenze diventa la capitale del lifestyle

Qualche nube persiste all’orizzonte, soprattutto nei cieli di Usa e Giappone, ma l’industria italiana della moda maschile dimostra di avere ormai gli strumenti per affrontare le perturbazioni dei mercati, riuscendo addirittura a mettere a segno nuovi record.

Nel 2017 le aziende tricolori di abbigliamento, maglieria, camicie e cravatte hanno superato per la prima volta i 6 miliardi di export (+5,2%), che ora pesa il 65,5% sul fatturato di settore (9,3 miliardi, +3,4%), livello mai raggiunto prima. La conseguenza, considerata la stagnazione dell’import (-0,8%), è un saldo commerciale da primato, arrivato sopra i due miliardi di euro (2.123 milioni secondo i dati definitivi di Confindustria Moda).

Si tratta di risultati superiori alle stime, che si prevede di migliorare quest’anno (+2,6% l’export nei primi due mesi), e che confermano la capacità dell’industria italiana della moda maschile di andare alla conquista di nuovi mercati, in linea con la fiera che meglio la rappresenta, il Pitti Uomo che si apre oggi a Firenze (fino a venerdì 15).

La 94esima edizione del salone – diventato il più importante al mondo per qualità e quantità di espositori (1.240 marchi per il 45% stranieri in arrivo da 34 Paesi) e di buyer (attesi quasi 20mila provenienti da 100 Paesi) – acquista anche un doppio rilievo, perché sarà la prima occasione di confronto tra l’industria della moda e il nuovo Governo giallo-verde: un confronto fondamentale per capire se i buoni rapporti instaurati dal settore con l’ex ministro Carlo Calenda, artefice del piano straordinario per finanziare le fiere del made in Italy (in scadenza tra pochi mesi), sono destinati a proseguire.

Il compito di svelare la linea spetterà al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, in quota Cinquestelle, che della moda conosce bene gli aspetti della formazione (è stato a capo della Naba, la Nuova accademia di belle arti di Milano, e della rete delle Scuole di moda), e dunque le esigenze delle aziende, e che oggi inaugurerà il Pitti Uomo nel Salone de’ Cinquecento in Palazzo Vecchio, a fianco di Claudio Marenzi, presidente della grande Confindustria Moda oltre che di Pitti Immagine (la società fiorentina che organizza la fiera), e di Marino Vago, leader di Sistema Moda Italia (Smi).

L’appoggio (e il riconoscimento) del Governo a uno dei settori più importanti dell’economia italiana è considerato strategico. Pitti Immagine ha già fatto sapere di sperare nella conferma dei finanziamenti al sistema fieristico (dedicati a potenziare l'incoming di buyer e giornalisti e la promozione), che anche Confindustria Moda e Smi chiederanno di mantenere.

Quelle risorse hanno contribuito alla crescita di Pitti Uomo, diventata la manifestazione di riferimento non (più) solo della moda maschile ma del lifestyle contemporaneo, un salone che stimola affari e incontri-business dentro la sede della Fortezza da Basso di Firenze e li condisce con presentazioni, sfilate, mostre, performance, aperture di negozi, musica live, sparsi in location suggestive e inusuali di Firenze: da Roberto Cavalli che sfila nel monastero della Certosa, al londinese Craig Green che sceglie il Giardino di Boboli, fino allo stilista giapponese Fumito Ganryu che presenta la propria collezione in una galleria d'arte. Tanti gli eventi targati Federico Curradi, il coreano Mcm, Cos, Moncler, Birkenstock, il marchio giapponese Bed j.w. Fordm, Pucci con i manichini Bonaveri, Gucci che apre due nuove sale del museo in piazza della Signoria.

Pitti Uomo è anche il palcoscenico per festeggiare i compleanni delle aziende, da Herno (70 anni di vita) a Lardini (40 anni), da Carlo Pignatelli (50 anni) a Pepe Jeans (45 anni), da Brunello Cucinelli (40 anni) a Enrico Coveri (45 anni). Così come la presenza di buyer internazionali e stampa è l'occasione per inaugurare negozi dei grandi marchi: da Giorgio Armani a Ermanno Scervino, fino alle borse Bianchi e Nardi e alle sneakers Golden Goose, tutti dislocati nel cuore di Firenze.

I quattro-giorni del Pitti Uomo serviranno soprattutto ad avere le (sospirate) conferme dal mercato della moda uomo. Il tasto dolente resta il mercato domestico, con i consumi delle famiglie che non riescono ancora a invertire la tendenza negativa: il 2017 si chiude a -1,5% (a 6,9 miliardi di euro), anche se il ritmo di caduta rallenta. La tendenza l’ha invertita invece la produzione made in Italy delle aziende tricolore: dopo tre anni in cui il valore del “fatto in Italia” (al netto della commercializzazione di prodotti importati) era calato, nel 2017 è tornato finalmente a crescere e la stima di Confindustria Moda segna +1,7% a 4.736 milioni.

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