Economia

I robot e le macchine italiane conquistano la Gran Bretagna

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made in italy all’estero

I robot e le macchine italiane conquistano la Gran Bretagna

I robot italiani vanno alla conquista della Gran Bretagna e l'industria britannica guarda «con invidia» all’Italia. Le dieci imprese italiane leader globali nel settore delle macchine utensili, della robotica e dell’automazione hanno presentato le loro storie di successo ieri a Londra per farsi conoscere e per far crescere le esportazioni ma anche per avviare progetti di cooperazione con imprese britanniche.

«Il mercato britannico offre grandi opportunità alle imprese italiane perché è in corso un processo di re-industrializzazione e re-shoring e quindi c’è necessità di aggiornare il parco macchine utensili», ha detto Massimo Carboniero, presidente di Ucimu, intervenendo all’evento «Manufacturing technologies and robotics: the future is now», organizzato assieme all’Ice di Londra e con il patrocinio dell’ambasciatore d’Italia Raffaele Trombetta, che ha aperto i lavori.

«Sia la Gran Bretagna che l’Italia puntano molto sull’eccellenza tecnologica e i rapporti tra i nostri due settori sono giá molto stretti, - ha detto Mike Berry, membro del Cda della Manufacturing Technologies Association, l’equivalente britannico di Ucimu. – Noi proviamo una grande invidia per il sistema fiscale italiano, con incentivi che promuovono gli investimenti e l’innovazione, e speriamo che il Tesoro britannico possa imparare dall’Italia in questo campo».

Grazie a una serie di misure fiscali e incentivi come l’iper e il superammortamento, l’Italia è stata giudicata da PwC uno dei Paesi più competitivi al mondo per la tassazione degli investitori digitali, ha spiegato Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale del ministero dello Sviluppo Economico. La strategia Industria 4.0 ha già conseguito risultati, ha detto, con un aumento dell’11% degli ordini di macchinari e del 50% di robot lo scorso anno.

L’industria italiana della macchina utensile è terza al mondo per esportazioni dopo la Germania e il Giappone e deriva dall’estero il 60% dei ricavi. Le esportazioni verso la Gran Bretagna però hanno subito una flessione del 6,1% lo scorso anno. «Dobbiamo quindi rafforzare la nostra presenza su questo importante mercato in un momento in cui i partner britannici devono dotare i propri stabilimenti produttivi di tecnologie di ultima generazione», ha detto Carboniero.

Questo riposizionamento delle imprese italiane è particolarmente importante in vista dei cambiamenti legati a Brexit, ha sottolineato Roberto Luongo, direttore dell’Ice di Londra: «La strategia deve essere non solo esportare di piú ma stabilire una presenza stabile produttiva e di partenariato e avviare progetti di collaborazione e scambi di ricerca di lungo termine».

I punti di forza delle imprese italiane del settore sono sempre stati l’alto contenuto tecnologico, la forte personalizzazione e l’assistenza garantita e il servizio al cliente post vendita. A queste eccellenze consolidate si aggiunge la dimensione digitale, con una sempre crescente automatizzazione e interconnessione delle macchine e dei processi. Le dieci imprese italiane presenti ieri, da Pietro Carnaghi a Mandelli Sistemi, da Omera a Balance Systems, da Marposs a Comau, da Sisma a Prima Industrie e da Rettificatrici Ghiringhelli e MCM Machining Centers Manufacturing, hanno spiegato quanto sia importante innovare e investire in ricerca & sviluppo.

Le top 10 italiane esportano già in Gran Bretagna, ma concordano che il mercato britannico in questo momento offre nuove opportunità anche oltre i tradizionali settori automobilistico e aerospaziale. Comau, ad esempio, «punta sulla logistica al packaging, settore in forte crescita dove c’è molta necessità di automazione», ha detto Ennio Chiatante, responsabile dei progetti di trasformazione digitale. Marposs invece «punta sulle macchine elettriche, trasformando il problema del declino dei motori tradizionali in un’opportunitá di crescita e sviluppo», ha spiegato il managing director Leonardo Zunarelli.

L’evento di ieri è stato ospitato dall’Imperial College, università di eccellenza nel settore della scienza e dell’ingegneria, per sottolineare l’importanza per il settore della collaborazione con gli atenei. A dimostrare quanto questa cooperazione sia stretta in Italia hanno partecipato cinque università leader in Italia: Politecnico di Milano, Università Federico II di Napoli, Istituto italiano di Tecnologia di Genova, Scuola Superiore S.Anna di Pisa e Politecnico di Torino.

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