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Human Technopole ora parte davvero. Lo scozzese Mattaj nominato direttore

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Human Technopole ora parte davvero. Lo scozzese Mattaj nominato direttore

Il benchmark è ambizioso: riuscire a raddoppiare, entro sei o sette anni, le risorse a disposizione dello Human Technopole di Milano grazie ai contributi dei soci privati che si aggiungeranno ai fondi pubblici a disposizione (circa 100-120 milioni l’anno per dieci anni), ma anche ai fondi di bandi europei e internazionali. «Un centro di ricerca è efficiente se riesce a raddoppiare la dotazione dei fondi – spiega Marco Simoni, da poche settimane presidente della Fondazione Human Technopole e del Consiglio di sorveglianza che si è insediato lunedì per la prima volta –. È quello che fa, ad esempio, lo European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg, il cui direttore generale, Iain Mattaj è stato scelto come direttore dello stesso Human Technopole». Lo scienziato scozzese, selezionato tramite gara e designato lo scorso febbraio dal Comitato di coordinamento, è stato ufficialmente nominato lo scorso lunedì dal Consiglio di sorveglianza.

Il progetto avviato

Ora, dunque, ci sono tutte le premesse – economiche e di governance – per realizzare all’interno di Mind (l’area di oltre un milione di metri quadrati che ha ospitato l’Expo di Milano nel 2015) un grande polo di ricerca multidisciplinare focalizzato sulle scienze della vita, che a regime, nel 2024, ospiterà 1.500 persone tra ricercatori e amministrativi e circa cento gruppi di ricerca. Oggi ci sono la Fondazione, istituita con la legge di Bilancio 2017, che riceve il testimone dal Comitato di coordinamento guidato da Stefano Paleari e avrà il compito di indirizzare, controllare e gestire il Tecnopolo. Ci sono le risorse, gli uffici e, soprattutto, le persone. Poco più di una ventina, per ora, tra i 15 amministrativi e i dieci ricercatori attivi nel Centro per analisi, decisioni e società (Cads), il joint Lab realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano nonché il primo a partire dei sette centri di ricerca che saranno operativi nell’HT. A ospitarli, dallo scorso dicembre, sono il primo e quarto piano di Palazzo Italia, ristrutturati e operativi, mentre i lavori per i restanti piani partiranno a luglio. I laboratori all’interno di edifici già esistenti dovrebbero essere consegnati tra ottobre di quest’anno e febbraio 2019, mentre gli spazi della nuova struttura prevista dal Masterplan saranno pronti nel 2022. «Entro un anno prevediamo di portare qui dentro 300 persone – dice Simoni –. Poi dal secondo anno la crescita sarà più rapida». Si comincia dalle figure apicali, con il bando per selezionare i leader scientifici dello HT, previsto per settembre.

Il ruolo dei privati
Un punto fondamentale sarà la capacità di portare a Milano i migliori scienziati e ricercatori negli ambiti coinvolti , premessa indispensabile per attrarre gli investimenti privati. Lo Statuto dello HT prevede l’ingresso nella Fondazione – accanto ai soci fondatori (i ministeri dell’Economia, dell’Istruzione e della Salute) – di soci “partecipanti”: aziende, enti privati o singoli filantropi o che si impegnino a versare annualmente, per un minimo di tre anni, almeno lo 0,5% di quanto versato ogni anno dallo Stato. «Ci sono già importanti istituzioni private che hanno manifestato interesse – ha spiegato il presidente Simoni –. La mia ambizione e che i soci partecipanti saranno molti: dipenderà dalla reputazione scientifica che l’HT saprà costruire».

Stam e Vitali ritirano il ricorso
Notizie importanti arrivano in questi giorni anche per lo sviluppo del progetto complessivo di Mind, il Parco delle Scienze, del sapere e dell’innovazione di cui l’HT sarà il cuore propulsore. La cordata Stam Europe e Vitali – arrivata seconda nella gara indetta da Arexpo (la società proprietaria dei terreni) per la ricerca del partner con cui progettare il Masterplan del sito – ha ritirato il ricorso presentato al Consiglio di Stato contro la stessa Arexpo e il gruppo australiano LendLease, vincitore del concorso. Sebbene le possibilità di una vittoria al Consiglio fossero limitate – dopo la bocciatura del ricorso da parte del Tar della Lombardia lo scorso febbraio – per Arexpo e LendLease viene a cadere definitivamente una spada di Damocle che avrebbe potuto rallentare e compromettere il progetto di sviluppo già avviato. Il prossimo passo – una volta ottenuto il via libera al Piano integrato di intervento da parte dei Comuni di Milano e Rho – sarà la firma della concessione dei terreni a LendLease per 99 anni, che darà il via libera agli accordi con i privati interessati.

Galeazzi e Statale
Già firmato, invece, il contratto di vendita dei terreni per il Nuovo Ospedale Galeazzi, i cui cantieri ufficialmente partiranno a giorni. Qualche ombra è invece legata al Campus della Statale: il via libera definitivo al trasferimento delle facoltà scientifiche nell’area era arrivato a inizio marzo dal Senato accademico dell’università. Ma le elezioni del nuovo rettore (il voto decisivo potrebbe arrivare già domani, o al più tardi la prossima settimana) potrebbero vedere la vittoria di Elio Franzini, il professore di Estetica da sempre critico nei confronti del trasferimento, o quanto meno delle modalità di attuazione.

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