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La meccatronica di Bari vince grazie alla spinta dei big player

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La meccatronica di Bari vince grazie alla spinta dei big player

In passato legato alle partecipazioni statali e la metalmeccanica che rappresenta un quarto della manifattura nell’area, percentuali da “triangolo industriale”. Nasce in questo contesto il caso della meccatronica barese, tra i distretti industriali monitorati da Intesa Sanpaolo, con un trend di aumento delle esportazioni nel 2017 del 15% e un crescente peso nella classifica delle aree produttive italiane. Il segreto? La presenza diffusa e radicata delle multinazionali, rapporti stretti di filiera, un Politecnico che ha costruito forti collaborazioni con le imprese, un Its che sforna tecnici altamente specializzati con una percentuale di occupabilità al 90%.

Su tutto, l’innovazione che funziona come un driver. Lo dimostrano ad esempio i progetti sostenuti da Puglia Sviluppo, la società della Regione che gestisce tra l’altro i fondi strutturali europei destinati alle imprese: se nella vecchia programmazione il 18% delle risorse andava alla ricerca, nella fase 2014-2020 siamo oltre il 37%, con un’azienda su tre nel comparto della meccanica. «Le aziende hanno rilanciato sull’innovazione, che funziona poi da driver per l’internazionalizzazione delle società, la Puglia ha aumentato a quota 8 miliardi il suo export nonostante l’Ilva sia ferma, inoltre sono cresciute le collaborazioni con Politecnico e enti di ricerca» spiega Antonio De Vito, direttore generale di Puglia Sviluppo.

La gamma degli strumenti in campo va dai contratti di programma per le grandi imprese agli strumenti tarati sulle imprese più piccole. «Metà dei 910 milioni di investimenti sostenuti con i contratti di programma regionale, ad esempio, è stata attivata da imprese straniere» aggiunge De Vito. Torna dunque il tema del rapporto stretto tra multinazionali e filiera locale, chiave del successo della meccatronica barese. Roberto Bianco è a capo della Icam – soluzioni per la logistica automatizzata – e guida la sezione meccanica di Confindustria Bari: «I big player che si sono radicati in quest’area hanno trovato fattori di competitività, la manodopera abbondante e a minor costo rispetto alla Germania, ad esempio, accanto alle competenze sviluppate grazie a Politecnico, Itis e Università». L’aspetto della formazione, ribadisce Bianco, resta centrale: «Bari ha avuto una delle prime facoltà di informatica, generando laureati preziosi nell’elettronica e nell’informatica, stimolo per lo sviluppo futuro della meccatronica».

Accanto ai big player, una tradizione industrialeradicata. Michele Vinci è il presidente e il fondatore della Masmec, azienda antesignana dello sviluppo del distretto in provincia di Bari: produce linee di assemblaggio per componentisti e produttori di auto, accanto ad un ramo focalizzato sul biomedicale, con circa 250 dipendenti, oltre la metà dei quali laureati, e un fatturato in crescita a quota 30 milioni: «All’inizio siamo cresciuti grazie alla fiducia che Magneti Marelli ha avuto in una piccola impresa come la nostra, oggi serviamo multinazionali come Valeo e Continental». Linee di assemblaggio su misura, dunque, per una gamma diversa di prodotti, dagli iniettori, alle frizioni fino ai motori elettrici. «Le tecnologie abilitanti in capo al piano Industria 4.0 le ho viste nascere sul campo da tempo– racconta Vinci – almeno da 15 anni, con un processo crescente di automazione, informatizzazione e controllo delle linee. Siamo stati precursori per lintegrazione in linea della robotica e delle soluzioni Iot, la nuova frontiera è rappresentata dai robot collaborativi».

Automotive dunque, con la presenza dello stabilimento Magneti Marelli di Bari, della Bosch, Getrag-Magna, Skf. Ma anche aerospazio, ad esempio, Trasporti e Oil & Gas: a Bari c’è lo stabilimento di BHGE – Baker Hughes, società del Gruppo General Electric – il secondo in Italia per dimensioni. Qui si producono pompe centrifughe “Heavy Duty” destinate a impianti industriali, dalle raffinerie ai petrolchimici per finire al trasporto di acqua in miniere ad oltre 4mila metri di altezza. «Il nostro stabilimento ha 55 anni – spiega Enrico Mangialardo, GM di Pumps & Valves Systems di BHGE –, a dare una spinta alla nostra produzione in Puglia è stato proprio un progetto innovativo, Smati, sviluppato in collaborazione con la filiera e dedicato al design dei componenti a tecnologia avanzata per le nostre pompe, componenti che conferiscono maggiore efficienza, riducendo l’effetto frizione delle macchine e il consumo di energia». Attualmente, Baker Hughes sta lavorando con sette partner della zona industriale di Bari per ottimizzare il processo produttivo dei corpi pompa attraverso l’applicazione della “Augmented Reality”. «Il 30% dei nostri acquisti – aggiunge Mangialardo – resta sul territorio e va ad aziende che si occupano di lavorazione meccaniche e prodotti semifiniti».

Altra eccellenza in campo sono le aziende del Gruppo Angel di Vito Pertosa, in particolare la Mermec, che a Modugno ha il suo head quarter: si tratta di un unicum industriale, in grado di progettare e sviluppare al suo interno veicoli ferroviari, sistemi di misura e video ispezione, fino ai software di supporto alle decisioni e ai sistemi hardware e software per applicazioni “safety-critical” come quelle per il segnalamento ferroviario

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