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Rischio cambi: le protezioni diventano più standard

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Rischio cambi: le protezioni diventano più standard

(Reuters)
(Reuters)

Forward, opzioni plain vanilla, flexible, risk reversal o knock-in. Sembra un linguaggio davvero esoterico quello dei prodotti per la copertura del rischio cambio, un gergo con cui ogni imprenditore farebbe bene a familiarizzare. Proteggersi dal cambio è un’operazione vitale per chi commercializza i propri prodotti o presta servizi all’estero (che vedrebbe erosa una fetta dei guadagni in caso di deprezzamento della valuta locale) e anche per chi in modo diametralmente opposto importa materie prime, semilavorati o delocalizza la produzione oltrefrontiera (un movimento al ribasso dell’euro significherebbe un aggravio di costi). Il tema è fondamentale nel momento in cui l’euro fa valere la propria forza, ma non va sottovalutato quando, come in questi giorni, appare indebolito dalle scelte della Bce. Lo è inoltre se si pensa al dollaro e a maggior ragione quando ci si confronta con valute minori, eppure importanti nell’interscambio delle imprese, che di recente hanno pagato forte dazio come la lira turca, il real o il rublo.

La copertura non è però un automatismo per gli esportatori italiani: né quella sulla valuta, né quella sul rischio indiretto che potrebbe gravare sull’affidabilità della controparte con cui si fa affari all’estero nel caso in cui la svalutazione fosse seguita da un aumento dei tassi di interesse locali in grado di minacciare la sua capacità di onorare i contratti stipulati con le nostre aziende. Se la necessità sembra essere sentita in modo uniforme, come dimostra la testimonianza a fianco, all’atto pratico quelle piccole e medie imprese non sempre riescono a gestire il problema, per una questione di costi o semplicemente di mancanza di strutture interne dedicate.

L’emergere di operatori finanziari specializzati proprio in soluzioni più accessibili e destinate anche a una clientela di taglia più ridotta, unita anche all’effetto indiretto della regolamentazione sugli strumenti derivati che, penalizzando le strutture più complesse, ha spostato l’attenzione verso prodotti più semplici e standardizzati va nella direzione di favorire il ricorso alle coperture. Fra gli strumenti più gettonati figurano i forward, contratti a termine che comportano l’obbligo di acquistare o vendere una divisa estera contro euro a un prezzo e una data prefissati, e le opzioni, che invece nell’accezione più semplice (plain vanilla) offrono al sottoscrittore la facoltà di vendere o comprare una predeterminata quantità di divisa estera a un cambio e una data predefiniti. Per i rischi legati alla controparte (e indirettamente legati anche a oscillazioni valutarie) esistono invece soluzioni assicurative, come i prodotti Credito Fornitore e Polizza investimenti di Sace. Tutto ha ovviamente un prezzo, ma le risposte non mancano.

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