Economia

Fieg-Google, un accordo da 40 milioni «benedetto» da Crimi

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Fieg-Google, un accordo da 40 milioni «benedetto» da Crimi

Un accordo che «per risultati indotti potrebbe valere 40 milioni di euro nel triennio». Il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) Maurizio Costa tira così le somme di due anni di accordo siglato nel 2016 fra Fieg e Google. Lo fa al convegno “(In)Formare in digitale - Verso una relazione costruttiva per l'editoria” che si è svolto ieri a Roma nello stesso momento in cui a pochi chilometri di distanza, alla Camera dei Deputati, durante un incontro organizzato da Agi il vicepremier Luigi Di Maio tuonava contro la riforma del copyright della Ue, ora attesa al voto dell’assemblea Plenaria la prossima settimana ma bollata come «un grave pericolo per la rete» , con due articoli – 11 e 13 - che «potrebbero che potrebbero mettere il bavaglio alla
rete» e quindi da combattere, fino alla decisione «se recepirla o meno».

Costa si tiene lontano dalla polemica: «È prematuro commentare un percorso che è appena iniziato. Come sapete una volta stabilita l'architettura della riforma a livello europeo andrà applicata a livello di ogni singolo Paese. Aspetterei a
commentare per vedere intanto quello che succede in Europa». Sulla stessa linea il presidente Emea Partnership Google Carlo D’Asaro Biondo intervenuto in rappresentanza del gigante di Mountain View al convegno organizzato a Roma in collaborazione con I-Com.

Un endorsement a favore dell’accordo fra Fieg e Google arriva intanto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Vittorio Crimi. «L’esempio dell'accordo tra Fieg e Google è la migliore risposta possibile, anche se in quel caso le istituzioni erano assenti, è stata un'iniziativa autonoma». Alla base c’è «l’aver compreso che non basta la monetizzazione ma bisogna pensare a nuovi modelli per tutelare chi produce contenuti di qualità. Oggi un editore conosce poco dei comportamenti dei propri lettori, mentre Google conosce tanto del comportamento dell'utente. Questo scambio di informazioni ha una valore anche se non è economicamente quantificabile. E' il miglior valore aggiunto che può essere fornito agli editori».

Carlo D’Asaro Biondo di Google mette in fila i numeri: sono state create più di 180 sessioni di formazione sugli strumenti di analytics, con un lavoro che ha coinvolto oltre 800 rappresentanti di 22 editori; sulla tutela del diritti d’autore quasi 2mila giornalisti sono stati formati per il digitale in oltre 70 corsi di formazione e oltre 140 rappresentanti di editori hanno partecipato alla Digital transformation Academy organizzata con Talent Garden. «Questo è un modello di lavoro pensato per andare a vantaggio di tutto l’ecosistema» ha detto il presidente Emea Google Partnership, ed è stato fatto con Fieg «perché ha una rappresentanza che non riscontriamo altrove in altri Paesi e per la volontà di dialogo». Comunque, tiene a puntualizzare D’Asaro Biondo, «una stampa
libera, che abbia successo e i mezzi per sostenersi è essenziale soprattutto in epoca di fake news» e Google distribuisce «12 miliardi di euro l'anno a chi offre contenuti sulle nostre piattaforme».

Certo, sarebbe sbagliato pensare a un percorso facile o concluso, senza la necessità di affrontare altre curve. «Abbiamo trovato in Google un dialogo, che non c'era in altri interlocutori, come Facebook» ha sottolineato Costa. Restano però «in piedi due questioni, il riconoscimento pieno del diritto d'autore e la fiscalità. Non voglio entrare nel tema di quale sia la forma migliore di web tax, ma quello della concorrenza sleale è un tema che penso debba essere risolto». Ora «stiamo parlando con Google di un modello di abbonamento a periodici e quotidiani e di un network di pubblicità premium per chi investe nelle testate qualificate».

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