Economia

Il dado Star compie 70 anni e nel suo futuro vede le stampanti 3D

  • Abbonati
  • Accedi
anniversari

Il dado Star compie 70 anni e nel suo futuro vede le stampanti 3D

Settant’anni sono passati da quando - era il 19 giugno del 1948 - la signora col filo di perle del Dado Star ha fatto la sua prima comparsa nelle dispense degli italiani. E per festeggiare l’anniversario l’azienda ha deciso di rinnovare lo stabilimento di Agrate Brianza: entro la fine dell’anno sarà pronta la nuova linea di produzione del brodo liquido, mentre entro il 2020 i vecchi capannoni lasceranno spazio a una fabbrica completamente rinnovata, «la più grande e la più automatizzata di tutte quelle che abbiamo sparse per il mondo». Così la definisce Josep Barbena, 43 anni, da un anno e mezzo il general manager per l’Italia di GB Foods. Perché il marchio Star ha fatto la storia dell’industria alimentare italiana, ma dal 2007 è entrato a far parte del gruppo spagnolo Gallina Blanca.

Il cambiamento del 2007
Progressivamente i fondatori, la famiglia Fossati, sono usciti dal capitale e oggi Star è 100% spagnola, anche se molti consumatori italiani non lo hanno realizzato fino in fondo. «Questo perché Star continua a vendere solo nel mercato italiano - spiega Barbena - come gruppo siamo presenti in più di trenta Paesi ma in ciascuno scommettiamo su un solo brand». L’Italia? «Per Gb Foods è il mercato europeo più importante, prima ancora della Spagna», assicura il general manager del gruppo, che nel 2017 ha fatturato circa un miliardo. Estrapolare il contributo esatto di Star non si può, «ma possiamo parlare di una quota fra il 15 e il 20%». Una fiche di un certo peso, tanto che Gb Foods è pronta ad ampliare la scommessa sull’Italia: «Per il nuovo stabilimento di Agrate Brianza abbiamo già stanziato 30 milioni di euro di investimento - racconta Barbena - e stiamo anche valutando la possibilità di acquisire un nuovo marchio nel Paese».

All’inizio era il dado
In settant’anni di storia, lo scaffale di Star è cambiato parecchio. In principio era solo il dado, poi negli anni 60 sono arrivate le bustine di té e il GranRagù. Negli anni 70 è stata la volta di Pummarò, la salsa pronta di pomodoro, mentre nel 2009 sono stati lanciati i noodles Saikebon. Tra gli ultimi arrivati, il Brodo liquido è anche uno dei prodotti più azzeccati: in questo segmento Star detiene l’87% del mercato italiano. Ma il vecchio dado, pur con vendite in calo, continua ad assicurare una fetta rilevante del fatturato del gruppo in Italia, che nel segmento è ancora leader di mercato con una quota del 48%.

Innovare
L’innovazione Star è andata di pari passo con i cambiamenti della società italiana e degli impegni di lavoro, che hanno ridotto sempre di più il tempo passato in cucina favorendo la diffusione dei cibi pronti. Di questa metamorfosi hanno tenuto conto anche le scelte pubblicitarie di Star: «Al centro di Star c’è sempre stata la famiglia - racconta Barbena - solo che vent’anni fa era quella tradizionale, mentre oggi la famiglia è intesa in senso allargato, come gruppo di amici che si riuniscono a tavola. Un gruppo sempre più global: noi siamo 100% aperti».

Come cambiano i consumatori
Come per molti marchi dell’alimentare, anche per Star il mantra oggi è quello del benessere: «La tendenza dei consumatori è quella di scegliere prodotti sempre più naturali - spiega Barbena - per i quali sono disposti a pagare un extra di prezzo». E il futuro? «Se devo immaginare una cucina fra 20 anni, vedo l’ingresso tra i fornelli del digitale e delle stampanti 3 D. In America sono già comparse le prime pizze stampate. E noi dovremo essere pronti a vendere i kit di ingredienti per stamparle, quelle pizze».

© Riproduzione riservata