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Fca, stop alla produzione di Mito e Punto, finisce l’epoca delle…

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Fca, stop alla produzione di Mito e Punto, finisce l’epoca delle utilitarie

Stop definitivo alla produzione della Alfa Romeo Mito a Mirafiori, questa settimana. Entro fine luglio toccherà anche alla Punto in produzione a Melfi. A un mese dall’Investor Day di Balocco, arriva il primo passaggio chiave del nuovo piano industriale di Fiat Chrysler, che punta ad un ridimensionamento della produzione nel segmento delle «piccole», come la Mito – resteranno in corsa le Fiat Panda e 500 – e all’abbandono definitivo delle utilitarie, destinate a produzioni “regionali” come per Fiat Argo (Sud America) e Fiat Egea.

La Punto, nata come erede della Fiat Uno, è l’ultima rappresentante della famiglia di utilitarie del Lingotto, creata nel 1993 da Giorgetto Giugiaro. Con lei finisce un’epoca industriale per il Gruppo FCA, con un bilancio di oltre nove milioni di esemplari venduti in 25 anni di storia. Mentre la Mito, insieme all’Alfa Romeo Giulietta, ha rappresentato la rinascita del marchio del Biscione.

La conversione verso poli del lusso per i plant italiani si fa sempre più concreta, con Cassino votata all’Alfa Romeo, il polo torinese di Mirafiori-Grugliasco concentrato sulle produzioni a marchio Maserati e Melfi con un focus sui suv medi come 500X e Jeep Renegade. Tutto questo sebbene non sia ancora chiaro quali saranno i nuovi modelli assegnati agli stabilimenti auto del Gruppo in Italia, tutti tranne Cassino alle prese in questi mesi con la necessità di tamponare il calo dei volumi indotto anche dalla fine delle due produzioni storiche. La via obbligata è il rinnovo degli accordi per applicare gli ammortizzatori sociali. Un passaggio che preoccupa le organizzazioni sindacali e che porta con sé un alto livello di incertezza per i nuovi modelli che ancora non ci sono.

Le indicazioni del ceo Sergio Marchionne durante l’Investor Day di Balocco hanno fissato alcuni paletti per le produzioni italiane: in totale sei nuovi modelli entro il 2022 per i brand Maserati e Alfa Romeo, quota che sale a nove se si considerano i restyling e alcune incognite. A iniziare da Jeep che ha messo uno zampino in Italia con la Renegade e che potrebbe incrementare la gamma produttiva destinata agli stabilimenti italiani: se appare probabile che il piccolo suv annunciato a Balocco possa essere assegnato a Pomigliano – dove si produce la Panda e dove si è aperta una fase di un anno di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione –, sembra riaprirsi l’ipotesi di impiantare in Italia la produzione del nuovo Jeep Compass, che potrebbe prendere il posto proprio della Punto.

Oggi a Melfi, lo stabilimento auto più grande del Gruppo in Europa, con oltre 7.400 addetti, è in calendario un incontro tra azienda e sindacati per siglare un accordo per i contratti di solidarietà. L’anno scorso sono state prodotte 53.257 vetture, il 16,8% in meno dell’anno prima, trend proseguito nel primo trimestre dell’anno, periodo in cui la contrazione è stata di circa il 30%. Sulla linea della Punto lavorano oltre mille addetti che dal mese prossimo non avranno una produzione assegnata ma dovranno alternarsi sulla linea di Renegade e 500X. «Si tratta di un intervento necessario – spiega Ferdinando Uliano segretario nazionale della Fim Cisl –per ripartire la forza occupazionale sulle due produzioni e l’obiettivo è ridurre l’impatto economico al minimo e preparare i presupposti per accogliere la futura autovettura assegnata agli stabilimenti italiani. Faremo pressione per definire al più presto la partenza dell’investimento».

Discorso analogo anche a Mirafiori, dove il percorso intrapreso però è diverso: restano a lavoro nello stabilimento torinese di FCA gli addetti del Levante, mentre poco più di un migliaio sono temporaneamente trasferiti a Grugliasco, dove qualche settimana fa è stato chiuso un accordo per i contratti di solidarietà. Un passaggio delicato, sostenuto da tutte le organizzazioni sindacali, con la Fiom però che solleva una serie di dubbi e richiama l’attenzione di istituzioni e Governo sul rischio del declino industriale. «Assistiamo alla triste operazione di svuotamento di una linea di produzione – sottolinea Federico Bellono, segretario della Fiom di Torino – senza conoscere che cosa ne sarà di questo impianto industriale. I trasferimenti temporanei sono conseguenza del ritardo degli investimenti».

Nel futuro industriale di Mirafiori potrebbe esserci il nuovo suv del Biscione – fascia E – oppure il suv di segmento D a marchio Maserati. I giochi sono aperti, ma il passaggio industriale è delicato per le ricadute sui volumi produttivi e sulle lavorazioni. «L’utilizzo degli ammortizzatori sociali non riguarda soltanto gli stabilimenti di assemblaggio finale delle automobili – chiarisce Bellono – ma tocca numerosi reparti, Presse e Costruzioni Stampi, ad esempio, mentre la cassa integrazione ordinaria è diventata un appuntamento fisso per migliaia di lavoratori delle Strutture Centrali e del Centro Ricerche».

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