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Gli italiani scoprono dove riciclare gli elettrodomestici vecchi: nei negozi

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Gli italiani scoprono dove riciclare gli elettrodomestici vecchi: nei negozi

Lo sapevate? I piccoli elettrodomestici rotti o vecchi possono essere consegnati ai grandi negozi di elettronica senza dover comprare niente. Il principio si chiama «uno contro zero» (un oggetto consegnato contro zero acquistato) e serve a evitare che finiscano nell’immondizia 20mila tonnellate di lampadine accecate, tostapane sfiatati, ferri da stiro svaporati e così via. Se conoscevate già il principio «uno contro zero» siete nel ristretto novero del 27% degli italiani consapevoli. Il restante 73% invece non lo sa, e questo è uno dei motivi per cui milioni di telefonini sfiatati restano per anni sul fondo di cassetti polverosi e finiscono nella spazzature oggetti come le batterie, preziose se ricuperate e pericolose se abbandonate.

Il sistema Raee
Il 73% degli italiani non sa che può consegnare gratis e senza obbligo di acquisto i piccoli rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) con dimensione non oltre i 25 centrimetri ai negozi più grandi, cioè con superficie superiore a 400 metri quadri.
È quanto emerge da un’indagine sul livello conoscenza del decreto «Uno contro zero» realizzata dalla community di Friendz per Ecodom, uno dei più noti consorzi italiani nella gestione dei Raee.
Secondo l’analisi di un altro consorzio di riciclo Raee, l’Ecolight, il ritiro “uno contro zero” dei rifiuti elettronici vale oltre 20mila tonnellate.

I rifiuti elettrici ed elettronici sono raccolti e riciclati dalle aziende di produzione riunite nei consorzi rappresentati dal Centro di coordinamento Raee; tra questi Ecodom rappresenta soprattutto le aziende di produzione dei grandi elettrodomestici (come frigoriferi, cucine, scaldabagno e così via), ma sono importanti anche altri consorzi come Apiraee (piccole imprese), Cobat (nato per il segmento degli accumulatori al piombo), Rlg, Ecoelit, Ecoem, Ecolamp ed Ecolight (forti soprattutto nelle lampadine), Ecoped (piccoli elettrodomestici), Ecorit (attento soprattutto al segmento delle tecnologie informatiche), Esageraee, Erp, PvCycle, Ridomus e Remedia (soprattutto televisioni, video e apparecchi media).

Come funziona il decreto
Gli elettrodomestici e le loro parti non vanno gettati nell’immondizia. Dai piccoli apparecchi — pile, lampadine, fili elettrici, lampade, frullatori, telefonini — fino a quelli medi e grandi come scaldabagno, frigoriferi e condizionatori, tutti devono essere dati agli appositi sistemi di raccolta.
Per aumentare il numero di centri di raccolta e rendere più facile il compito ai cittadini, il decreto 31 maggio 2016 n. 121 dice che i piccoli apparecchi possono essere dati senza alcun impegno nei grandi negozi, quelli che hanno spazi per gestire questi ingombri. Quindi

no grandi elettrodomestici, come frigoriferi, computer e lavatrici

sì piccoli apparecchi, come tostapane, pile scariche, tablet e lampadine: lunghezza massina 25 centimetri

no nei negozietti, che non hanno spazi per gestire questi materiali

sì nei grandi negozi, come quelli delle catene commerciali.

Il sondaggio
L’indagine di mercato «Mille prove di uno contro zero» si è svolta tra aprile e maggio, ha coinvolto quasi 10mila cittadini che hanno complessivamente dismesso 1.203 piccoli apparecchi elettrici o elettronici e si è sviluppata in 3 fasi: la prima esplorativa per testare il livello di conoscenza del decreto, la seconda per invitare a sperimentare il servizio e la terza fase per valutare l’esperienza di chi ha provato il servizio (in passato o in occasione di questa indagine).

Il risultato
Quanto è conosciuto il decreto «Uno contro zero»? Appena il 27,1% degli intervistati sa di questa possibilità, ma la maggior parte dei consapevoli (il 67,1%) non l’ha mai sperimentata di persona.
Per regioni, i siciliani e i sardi sono i meno informati, solo il 23,9%, mentre i più informati con il 28,6% sono gli abitanti delle regioni più forti in Italia nel riciclo dei rifiuti, cioè il Triveneto (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia) e l’Emilia -Romagna, regioni in cui il 36,2% delle persone ha anche sperimentato la resa degli elettrodomestici e ha riconsegnato un vecchio apparecchio elettrico o elettronico a un rivenditore. Nel Sud (34,7%) e nelle Isole (36,9%) sono stati segnalati più problemi.
I cittadini coinvolti nell’indagine hanno appreso del decreto soprattutto dagli stessi rivenditori di apparecchi (37,8%). Il 25,5% ha scoperto il servizio su internet, come sta facendo questo articolo, il 13% tramite il passaparola e il 12,2% dalla pubblica amministrazione. Solo poco più del 10% degli intervistati ha saputo del decreto attraverso tv, radio e giornali.

Il servizio funziona bene e in modo facile? Tra quanti già conoscevano il servizio e lo avevano già sperimentato, oltre due terzi (68,6%) ha trovato rapidamente un negozio più grande di 400 metri quadri per consegnare il proprio rifiuto e ha usufruito del servizio senza problemi: i negozi risultati più “ricettivi” sono stati Mediaworld (nel 31,1% dei casi), Euronics (18,4%) e Unieuro (15,6%).
La riconsegna è stata rapida: il 43% ha impiegato meno di un minuto per conferire il suo vecchio apparecchio, mentre il 47,7% ci ha messo tra 1 e 5 minuti. È migliorabile l’informazione sul servizio dentro i punti vendita: il 57% delle risposte non ha notato nei negozi cartelli informativi specifici.

Devono accettare i rifiuti
Tra le criticità segnalate da chi ha provato il servizio, la richiesta (infondata) degli addetti del negozio di fare un nuovo acquisto in cambio. A volte i rivenditori si sono rifiutati di effettuare il Ritiro 1 contro 0 perché si ritenevano non obbligati a farlo; in altri casi nei punti vendita mancavano i cassonetti per la raccolta dei Raee.

I commenti
«Il decreto Uno contro zero offre a tutti i consumatori una modalità semplice e gratuita per smaltire i piccoli Raee in maniera corretta e sostenibile, evitando ogni danno ambientale», afferma Maurizio Bernardi, presidente del consorzio Ecodom. «Dall’indagine di quest’anno emergono due elementi incoraggianti: l’impegno dei rivenditori più importanti nell’offrire questo servizio in modo agile ed efficiente, e l’incremento del livello di conoscenza del decreto; nel 2017 risultava infatti noto solo a 18 italiani su 100, oggi a 27 su 100».

Aggiunge Marco Pagani, vicepresidente del consorzio Ecolight: «L’impegno della distribuzione è stato elevato. Di fronte a un nuovo e importante ruolo che la norma le ha attribuito, la grande distribuzione organizzata ha messo in campo soluzioni diverse per rispondere alle richieste dei consumatori. La situazione può sicuramente migliorare, ma i passi in avanti fatti negli ultimi anni sono stati significativi in termini di gestione dei Raee».

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