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Dossier La sfida hi-tech passa dalla formazione

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    Dossier | N. 3 articoliRapporto Fiere

    La sfida hi-tech passa dalla formazione

    Nell’era del digitale e della comunicazione strategica, le fiere italiane cercano di adeguare il passo a quello dettato dalle nuove tecnologie, che consentono (e in qualche modo impongono) a quartieri fieristici e organizzatori di offrire servizi innovativi e più efficaci, ma che richiedono anche alle aziende espositrici di studiare metodi diversi di narrazione di brand e prodotti, facendo leva su strumenti digitali e allestimenti hi-tech.

    Le fiere, dice il presidente dell’Associazione esposizioni e fiere italiane (Aefi) Ettore Riello, sono sì un «motore di sviluppo per l’economia italiana», ma sono anche «il luogo in cui incontrare la creatività italiana, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo». Creatività che per essere compresa ha bisogno della giusta cornice.

    Di qui l’esigenza da parte di un settore che ha ripreso a crescere, insieme con l’industria italiana di cui è specchio e vetrina, di formare professionisti competenti e aggiornati non soltanto sulle evoluzioni dei mercati, ma anche sulle innovazioni tecnologiche, su marketing, design, business intelligence e data analysis. «Quello della formazione è da sempre un tema centrale – conferma Riello –. La differenza, oggi, è l’accelerazione che tutti i meccanismi subiscono grazie al digitale e dunque la necessità di avere persone costantemente aggiornate. È lo stesso mestiere di prima, ma si fa con strumenti nuovi». Dai Ledwall ai visori per la realtà aumentata, dalle app per orientarsi all’interno delle fiere ai social network, fino alle piattaforme online di matching tra espositori e buyer.

    Una formazione su diversi fronti che spetta innanzitutto agli operatori fieristici, per garantire a espositori e visitatori servizi e strumenti adeguati. Da qui diverse iniziative promosse dalle associazioni, come Aefi o il Comitato fiere industria (Cfi), ma anche dagli stessi quartieri espositivi. Nel capoluogo lombardo, ad esempio, Fondazione Fiera Milano (socio di maggioranza dell’operatore fieristico milanese) ha dato vita nel 2002 a un’Accademia che realizza corsi dedicati ai professionisti o ai giovani che vogliono lavorare in questo mondo. «Forniamo competenze soprattutto di marketing e comunicazione – spiega Enrica Baccini, responsabile dell’Area studi e sviluppo della Fondazione – ma anche manageriali e in campo creativo». Ogni anno l’Accademia forma 30-40 studenti: il 90% trova poi lavoro nel settore a un anno dal termine del percorso.

    Anche le aziende espositrici devono tenersi al passo, ma soprattutto dovrebbero investire di più su un altro aspetto spesso trascurato, quello dell’allestimento. «In Italia, ma a dire il vero un po’ ovunque, il mondo degli allestimenti fieristici è molto indietro rispetto, ad esempio, a quello degli allestimenti museali – spiega Raffaella Laezza, responsabile scientifico del Master di secondo livello Touch fair architecture & exhibit space dello Iuav di Venezia, nato otto anni fa in risposta alla domanda crescente del mercato –. Insegniamo a progettare strutture trasportabili, che devono essere realizzate in tempi brevi per durare pochi giorni, ma nel modo più performante ed efficace». Per farlo, è stato messo a punto un sistema scientifico che, oltre a elevate prestazioni, sicurezza, funzionalità ed estetica delle architetture, garantisce anche la loro sostenibilità ambientale. Ogni anno il Master forma tra i 10 e i 15 studenti, quasi tutti inseriti nel breve periodo nel mondo del lavoro, soprattutto presso società fieristiche e aziende.

    Tutto questo assume una rilevanza maggiore se si considera il ruolo di internazionalizzazione che le fiere giocano nei confronti dell’industria italiana. Un ruolo che negli ultimi anni è stato rafforzato dal Piano per il Made in Italy, varato nel 2015 e rinnovato fino a tutto il 2018, strumento anche per la promozione all’estero dei principali eventi fieristici italiani.

    «Ora attendiamo che il nuovo governo, alla luce dei risultati conseguiti, valuti positivamente la sua valenza strategica e che l’iniziativa di sostegno al sistema fieristico italiano possa diventare strutturale», dice il segretario generale di Cfi, Franco Bianchi. Secondo l’Osservatorio Cfi, nel 2017 la partecipazione di visitatori esteri alle manifestazioni italiane è aumentata del 6,4% e i primi quattro mesi 2018 hanno confermato il trend positivo, con un incremento del 6,63%.

    «I Paesi che investono di più nelle fiere come strumento di internazionalizzazione dell’industria, come Stati Uniti, Cina e Germania, dimostrano una strategia mirata nell’usare le manifestazioni come veicolo di promozione dei prodotti e del territorio, oltre che come elemento di attrattività turistica – osserva Riello –. Questo dovrebbe far riflettere il nuovo governo sull’importanza di strumenti come il Piano per il Made in Italy che forse, dopo tre anni, può essere rivisitato o modificato, ma che va confermato. Abbiamo già formalizzato la richiesta di incontro con il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio per confrontarci su questo tema».

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