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Dossier Più spazi per Vicenza e Rimini

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    Dossier | N. 3 articoliRapporto Fiere

    Più spazi per Vicenza e Rimini

    «Il traguardo della quotazione resta fissato per il prossimo tardo autunno e stiamo lavorando in coerenza con questo obiettivo». Ugo Ravanelli, nuovo amministratore delegato di Italian exhibition group (Ieg), sgombera subito il campo da ipotesi di rinvio per il difficile andamento dei mercati finanziari per fare spazio ai progetti di investimento e internazionalizzazione che vedono protagonista la società fieristica nata nel 2016 dalla fusione di Rimini e Vicenza. Ieg è reduce da un 2017 brillante (130,7 milioni di euro di fatturato, 23,2 milioni di Ebitda e un utile netto di 9,1 milioni) e per il 2018 c’è ottimismo, «perché il grosso del bilancio è già stato portato a casa ed è in crescita», dice l’ad.

    L’impegno di Ieg è focalizzato in questo momento sul segmento gioielleria e sulla sede veneta, con 35 milioni di investimenti in partenza tra ampliamento e restyling del quartiere, quasi a ristabilire l’equilibrio tra le due anime del gruppo, al centro di polemiche perché l’arrivo due mesi fa di Ravanelli è corrisposto all’uscita di scena di Corrado Facco, ex dg di Fiera di Vicenza e Ieg (Vicenza è entrata nella newco come socio di minoranza con il 19%).

    Per la sede vicentina si apre uno scenario di grandi cantieri: lo studio di Amburgo GMP Von Gerkan, Mark & Partner, lo stesso che ha firmato sia il nuovo quartiere sia il Palacongressi di Rimini, sta completando la progettazione dell’intervento sul padiglione 2 per aumentare la superficie espositiva di Vicenza di altri 26mila mq (arrivando a 80mila mq complessivi), con una razionalizzazione in chiave moderna degli spazi, su due livelli e non più su cinque. La tempistica prevede l’arrivo delle ruspe per inizio 2019 e 24 mesi di opere edili e questo implicherà che 3-4 edizioni di VicenzaOro saranno ospitate in tensostrutture temporanee.

    GMP Von Gerkan, Mark & Partner sta studiando anche la realizzazione di un padiglione “extra-ordinario” a Rimini, un investimento di una trentina di milioni di euro per dare forma nel giro dei prossimi quattro anni (si ipotizza l’inizio dei lavori nel 2020, vanno ancora acquisiti i terreni) a un’architettura diversa, in grado di accogliere sia manifestazioni fieristiche sia spettacoli e grandi eventi musicali. Le principali kermesse romagnole iniziano a stare strette. Lo scorso gennaio ha occupato anche l’ultimo centimetro disponibile a Rimini il Sigep, Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè, che ha battuto ogni record di visitatori, oltre 209mila. RiminiWellness, l’evento global dedicato a fitness e sport, ha riempito a fine maggio tutti i 129mila mq di spazi interni e oltre 40mila mq di aree all’aperto. Ed Ecomondo, l’altro salone chiave focalizzato su energie rinnovabili e green economy, sta crescendo al ritmo del 10% l’anno (con riferimento al numero di visitatori). Al di là del successo delle singole manifestazioni, l’ambizione di Ieg «è essere catalizzatore di tutte le filiere – aggiunge l’ad – per allargarci sempre più in logica internazionale, aggregando attorno all’evento “core” e alla nostre piattaforme del made in Italy altri prodotti e attività. Questo richiede spazi».

    Quanto alla gioielleria, è sull’alleanza appena siglata con il big fieristico californiano Emerald exhibition events (leader nel segmento b2b con 55 manifestazioni in calendario, tra cui due eventi clou per preziosi e orologi a Las Vegas) che Ieg scommette per posizionare Vicenza come hub strategico del settore orafo non solo in Europa ma in tutto il bacino mediterraneo. E dopo aver portato per la prima volta, una decina di giorni fa, macchine e ingredienti per gelato al Summer Fancy Food show di New York, Ieg si prepara ora a firmare una seconda partnership in Cina per valorizzare know-how romagnolo e filiere italiane in tema di riciclo.

    Questo non significa chiudere le porte a sinergie locali, dice Ravanelli, a proposito del dibattito sulla holding unica della via Emilia: «La vera alleanza sarebbe quella regionale, perché dal punto di vista industriale non ha senso che a distanza di 100 km ci siano due strutture fieristiche come Rimini e Bologna che competono sui mercati mondiali senza integrarsi, anche perché siamo complementari, con pochissimi segmenti sovrapposti».

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