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Ferrarelle produrrà bottiglie riciclate: costano meno di quelle nuove

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Ambiente

Ferrarelle produrrà bottiglie riciclate: costano meno di quelle nuove

A conti fatti, produrre in casa una bottiglia di plastica riciclata costerà il 16% in meno che imbottigliare l’acqua in una bottiglia nuova. Rispettare l’ambiente non è mai stato così vantaggioso dal punto di vista economico. È tutto qui, il segreto di Ferrarelle, che a giorni inaugurerà il nuovo stabilimento di Presenzano, 35mila metri quadrati in provincia di Caserta. Qui non si imbottiglierà acqua, come a Riardo o a Boario Terme, ma si produrranno bottiglie riciclate: «A regime, arriveremo a un miliardo di bottiglie l’anno, vale a dire tutte quelle di cui abbiamo bisogno per le nostre acque e anche qualcosa di più», assicura l’ingegner Giuseppe Cerbone, consigliere delegato della Ferrarelle e uno dei maggiori sostenitori del progetto.

La costruzione dello stabilimento di Presenzano — che è costato 34,1 milioni di cui 25,5 concessi da Invitalia — è cominciata nel 2016 e ormai è tutto pronto per il taglio del nastro. Manca solo un’ultima autorizzazione, un mero atto formale: «Se fossimo stati negli Usa — sbuffa Cerbone — saremmo già partiti un anno fa». Ferrarelle comprerà i lotti di bottiglie usate all’asta, dal Corepla, e li processerà all’interno del nuovo stabilimento. Il Pet viene sminuzzato fino a diventare coriandoli — tecnicamente, si chiama scaglia — quindi viene decontaminato, viene miscelato a una parte di Pet vergine e infine viene stampato nelle cosiddette preforme: bottiglie embrionali, che grazie a un processo di soffiatura possono prendere qualsiasi forma, più panciuta o più affusolata.

«Una tonnellata di bottiglie usate costa tra i 300 e i 650 euro a seconda del colore e della purezza — spiega l’ingegner Cerbone — mentre una tonnellata di Pet vergine può arrivare anche a 1.250 euro. Se i prezzi della materia prima nuova rimangono a questi massimi, è ovvio che produrre plastica usata per noi non è solo ecologico, ma è anche conveniente». Nei piani del management di Ferrarelle, però, non c’è solo l’autosufficienza: «Vogliamo vendere il nostro Pet riciclato sul mercato — spiega l’ingegner Cerbone — sia all’industria alimentare che ad altri comparti: automobilistico, tessile, dei giocattoli». Potenziali clienti interessati? «Ce ne sono già, compresi qualche nostro concorrente di settore — ammette Carlo Pontecorvo, presidente di Ferrarelle — l’importante è che su questo progetto siamo arrivati per primi».

Ieri a Milano l’azienda, che nel 2017 ha fatturato 142 milioni, ha presentato il Bilancio di sostenibilità, del quale lo stabilimento per la produzione di Pet riciclato è solo un capitolo. «La nostra impresa — ricorda il vicepresidente Michele Pontecorvo Ricciardi — punta molto sul benessere dei propri collaboratori e sul sostegno alla comunità. Tra gli altri, sosteniamo il Fai, il Teatro alla Scala, Telethon e la Fondazione Quartieri Spagnoli».

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