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Aperture domenicali: «Con la stretta annunciata, 16mila posti a…

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Aperture domenicali: «Con la stretta annunciata, 16mila posti a rischio»

Una retromarcia che potrebbe costare 16mila posti di lavoro e un’ulteriore flessione dei consumi. Senza contare i disagi per quei 12 milioni di italiani che, negli ultimi anni, avevano scelto di fare la spesa alla domenica. Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione (associazione che rappresenta le imprese della distribuzione moderna organizzata) interviene nel dibattito sulle aperture dei negozi nei giorni festivi, riaccesosi nelle ultime settimane dopo l’annuncio del ministro per lo Sviluppo economico Di Maio di voler mettere un freno alle liberalizzazioni della legge Monti.

Ancora lunedì scorso, durante il programma della Sette «Bersaglio Mobile», Di Maio è intervenuto sull’argomento, proponendo la chiusura obbligatoria per sei giorni l’anno, decisi a livello nazionale. Proposta che ricalca la legge approvata alla camera dalla scorsa legislatura, ma rimasta ferma al Senato, su cui era stata trovata una mediazione che, tutto sommato, trovava favorevoli le principali catene della grande distribuzione.

«Al di là delle posizioni di principio, dobbiamo discutere sui benefici che la legge Monti, consentendo la liberalizzazione degli orari di apertura, ha portato al nostro settore – aggiunge Gradara –. È difficile quantificarne gli effetti con certezza, considerando che la sua introduzione ha coinciso con gli anni del crollo vertiginoso dei consumi, ma secondo le nostre stime proprio quella legge ha permesso almeno di contrastare il trend negativo, portando per un aumento dei consumi dell’1% circa nell’alimentare e del 2% nel non alimentare».

Senza contare gli effetti sull’occupazione: nonostante il calo dei consumi, infatti, il numero di occupati nelle imprese della grande distribuzione si è mantenuto sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni, attorno alle 460mila unità nelle aziende della distribuzione moderna organizzata e alle 230mila nelle sole aziende associate a Federdistribuzione. L’associazione stima inoltre che le esigenze di servizio conseguenti alle aperture domenicali e festive abbia comportato una maggiore erogazione di retribuzioni per 400 milioni euro, che equivalgono a circa 16mila occupati aggiuntivi a tempo pieno in più nel periodo 2012/2013, ovvero gli anni più critici per il settore.

C’è poi l’altra faccia della medaglia, continua il presidente Gradara: «Ne sarebbero anche i cittadini: in questi anni la risposta dei clienti è stata fortissima. La domenica è diventato il secondo giorno di incasso settimanale e noi registriamo 12 milioni di presenze nei nostri negozi. Davvero non riusciamo a capire il perché di questa retromarcia». Anche perché, fa notare Gradara, dal punto di vista dei lavoratori il lavoro nei festivi è disciplinato da norme di legge e accordi sindacali, che prevedono maggiorazione di salario, riposi compensativi e controllo su eventuali abusi.

Una delle principali obiezioni è che la legge Monti avrebbe penalizzato i piccoli commercianti. Secondo i dati del ministero allo Sviluppo economico, tuttavia, tra il 2012 e il 2017 il numero totale dei punti vendita in Italia è diminuito dell’1,4%: «Considerando l’andamento dei consumi nello stesso periodo, non mi sembra che l’incidenza delle aperture domenicali abbia inciso», osserva Gradara.

Positiva è invece, secondo Federdistribuzione, la volontà del neoministro di voler intervenire anche sulla regolamentazione dell’ecommerce in questo contesto, sebbene non manchino le perplessità sui metodi per farlo, che certo non possono essere gli stessi con cui è disciplinato il commercio tradizionale.

«Abbiamo chiesto al ministro Di Maio un incontro per confrontarci su questo come su altri temi centrali per il nostro settore, in particolare le misure a sostegno dei redditi e dell’occupazione - spiega il presidente di Federdistribuzione –. Dobbiamo partire da un’analisi approfondita della situazione per avere chiari opportunità e problemi e individuare la possibile soluzione ». Attenzione però agli effetti di un’eventuale marcia indietro: «Dipende ovviamente dalle soluzioni adottate (una delle quali, proposta dal deputato grillino Davide Crippa, prevede addirittura l’apertura per sole 12 domeniche l’anno, ndr) – dice ancora Gradara –ma prevediamo un sicuro calo dei consumi e un forte impatto sull’occupazione, con la perdita almeno delle posizioni aggiuntive create grazie alle aperture, oltre a possibili situazioni di di crisi di unità locali più esposte all’ecommerce, oggi non ponderabili».

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