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Bertolli, 100 milioni di investimenti per fare l’olio made in Usa

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industria alimentare

Bertolli, 100 milioni di investimenti per fare l’olio made in Usa

Deoleo investe 100 milioni in cinque anni per crescere sul mercato Usa: Bertolli aprirà un sito sulla East Coast
Deoleo investe 100 milioni in cinque anni per crescere sul mercato Usa: Bertolli aprirà un sito sulla East Coast

Bertolli, il brand che per oltre 150 anni è stato sinonimo di olio italiano nel mondo, «mette casa» negli Stati Uniti: per giugno 2019 è in programma l’apertura di uno stabilimento sulla East Coast, così da servire ancora meglio quello che, con una quota di assorbimento a volume del 15%, rappresenta il proprio principale mercato di sbocco. Si tratta soltanto di uno dei tasselli del piano d’investimento da 100 milioni attraverso il quale il gruppo spagnolo Deoleo, titolare dei marchi Bertolli, Carapelli e Sasso, punta a consolidare la propria leadership mondiale nel settore.

E soprattutto a passare a un Ebitda da 90 milioni di euro, rispetto agli attuali 32 milioni. «Un piano senza dubbio ambizioso», secondo il ceo Pierluigi Tosato, manager italiano che un anno fa è stato scelto dall’azionista, il fondo inglese Cvc Partners, per risollevare le sorti del gruppo. «Perché si tratta di cambiare la filosofia dell’azienda, scommettendo sulla capacità della filiera di assecondare questo cambiamento. Fino a oggi l’olio è stato inteso come una commodity, noi vogliamo affermarne il valore di consumer good».

“Fino a oggi l’olio è stato inteso come una commodity, noi vogliamo affermarne il valore di consumer good. In Italia e all’estero”

Pierluigi Tosato, ceo di Deoleo 

Obiettivo: utile nel 2021
Deoleo, 700 milioni di fatturato per 600 dipendenti, in gran parte attivi negli stabilimenti di Tavernelle Val di Pesa e Alcolea in Andalusia, ha chiuso il bilancio dell’anno scorso con 18 milioni di perdite, in netto calo rispetto al rosso di 179 milioni del 2016. Il primo anno di Tosato è stato quello del risanamento, adesso si punta alla crescita, con il raggiungimento dell’utile nel 2021. «È una strada – sottolinea Tosato – che intendiamo percorrere seguendo innanzitutto una stella polare: la qualità. In Italia e all’estero». In Italia il marchio Carapelli è stato il primo ad aderire alla Filiera Olivicola Olearia Italiana (Fooi) con l’extravergine premium «Il Nobile» 100% italiano, in scaffale da maggio. E in più, in collaborazione con Confagricoltura, Deoleo lavora a far crescere la percentuale di olio italiano nei blend. Sul fronte estero il cammino è molto più complesso: la partita si gioca soprattutto negli Stati Uniti, mercato dalle enormi potenzialità, dove già oggi Bertolli esercita lo stesso appeal che, per il segmento acque, ha il marchio Sanpellegrino. Ma è un mercato dominato dai produttori californiani, per giunta poco regolamentato in chiave qualità.

Tre opzioni d’investimento sulla East Coast
Adesso non ci sono dazi sull’olio extra Usa, ma ci sono sulle olive provenienti dall’estero. Deoleo ha intavolato una trattativa con i produttori californiani per stabilire un codice di regole comuni per tutto il mercato. «Loro – spiega Tosato – mettono al primo posto la freschezza del prodotto, noi siamo legati a un concetto di qualità che ruota intorno a tre principi: timing del raccolto, temperatura e tempi di processo, numero di varietà utilizzate». Incrociando queste due diverse visioni, si potrebbe arrivare a regole condivise sulla qualità «e la chiave di volta – secondo il manager – dovrebbero essere le PPP, ossia le pirofeofitine». Individuare parametri comuni su questo marker, dovrebbe finalmente portare a regole condivise. La scommessa di Deoleo sull’America è molto intrigante: tra gli investimenti del piano da 20 milioni l’anno per cinque anni, c’è la realizzazione di uno stabilimento Bertolli sulla East Coast, da localizzare tra Georgia, New Jersey e North Carolina.

Test organolettici da potenziare
Un progetto da 7 milioni di dollari che dovrebbe giungere a compimento per giugno 2019. Il processo di crescita di Deoleo, sul fronte interno dell’Unione europea, invece punta alla difesa dei panel test, i test organolettici di qualità: «Non vanno eliminati – spiega Tosato – ma migliorati, incrociandoli con l’esame dei composti volatili che ci aiuterebbe a individuare eventuali difetti». Il fine è sempre lo stesso: difendere la qualità per far crescere il valore del prodotto. Quando si dice: l’America sta qua.

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