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Vodafone e i 2 euro in più, fra proteste social e offerte aggressive

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Vodafone e i 2 euro in più, fra proteste social e offerte aggressive

(Ap)
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All’arrivo dei primi sms ai diretti interessati la protesta è scattata immediata. E i social, si sa, non perdonano. In particolare quando scatta il tam tam sui rincari. Se poi questo avviene in un settore come la telefonia che ha visto compagnie e utenti duellare sulle fatturazioni a 28 giorni, il cerchio si chiude attorno a una tempesta perfetta.

Periodicamente ci capitano (o ci sono capitate) tutte le compagnie. In questi giorni è la volta di Vodafone. «Modifica contrattuale: dal 3 /8 la tua offerta avrà minuti ILLIMITATI! Chiami SENZA LIMITI tutti i numeri fissi e mobili nazionali, sia in Italia che in roaming, in tutti i Paesi dell'Unione Europea». Il finale del messaggio è però quello meno attraente: «a partire dal 3/9 la tua offerta costerà 1,99E in più al mese». Il messaggio prosegue chiarendo le possibilità di recedere e passare ad altro operatore.

La cosa vale solo per determinate tariffe. A ogni modo, apriti cielo. Basta fare un giro su Twitter per leggerne di tutti i colori. Sulla vicenda è intervenuta intanto l’associazione Federconsumatori con un comunicato. «Le compagnie – si legge – forse approfittando della distrazione dei cittadini in questo momento dell’anno dedicato al relax e alle vacanze, lo prediligono sempre per mettere in atto i propri rincari». E ancora: «Modifiche ed aumenti che si sommano ai tanti avvenuti nel corso dei mesi passati, rafforzando il sospetto che, in questo modo, la compagnia stia cercando di ricavare il margine di guadagno pari a quello che avrebbe ottenuto mantenendo la fatturazione a 28 giorni». Infine la proposta (dopo la protesta): «Alla luce di questa ennesima modifica delle condizioni applicate ai clienti, chiederemo a Agcom e ai rappresentanti del Parlamento un incontro urgente per predisporre una normativa sulle modifiche unilaterali del contratto che sia più attenta ai diritti dei cittadini e meno aperta a possibili abusi da parte delle compagnie».

Proprio ieri Vodafone Group ha reso noti i risultati che hanno visto Italia e Spagna pesare negativamente sulle performance complessive del gruppo. Per Vodafone Italia il trimestre al 30 giugno si è chiuso con ricavi da servizi a 1,231 miliardi di euro (-6,5% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente). Un segno meno trascinato in basso dal comparto mobile dove i ricavi da servizi hanno lasciato sul terreno il 9,5 per cento. Tutt’altra storia per il fisso (+7,1% a 257 milioni i ricavi da servizi) con 2,8 milioni di clienti (in crescita) e 1,3 milioni di clienti in fibra (+68,5%) .

Cosa è successo? La stessa nota di Vodafone Italia la spiega così: «La performance finanziaria del trimestre è stata principalmente condizionata dalla piena ottemperanza al provvedimento cautelare adottato dall’Antitrust, che ha portato Vodafone a scegliere di sospendere l'adeguamento tariffario previsto con il ritorno alla tariffazione mensile». Un portato, insomma, della vicenda dei “28 giorni” sulla quale l’Autorità ha aperto un’istruttoria per possibile intesa restrittiva della concorrenza, intimando a marzo agli operatori coinvolti (anche Tim, Wind Tre e Fastweb) di ridefinire l’offerta. Vodafone ha in quel momento scelto di «sospendere l’adeguamento tariffario previsto con il ritorno alla tariffazione mensile». Da qui la flessione, dice Vodafone Italia, sulla quale ha impattato anche «l’accelerazione delle dinamiche competitive sul segmento mobile, parzialmente compensata dalla crescita dei ricavi e della base clienti di rete fissa».

Certo, ci sono almeno tre fattori che si incrociano. Il primo: le scorie della fatturazione a 28 giorni, una trovata delle compagnie che comportava per i clienti il pagamento di un mese in più all’anno e che è valsa interventi di Agcom, Antitrust, della politica che ha messo l’idea al bando. La vicenda ha picchiato duro sul tenore dei rapporti fra consumatori e compagnie, arrivati onestamente ai minimi. Secondo fattore: l’aumento della competizione, dopo però una scellerata guerra dei prezzi che negli anni scorsi ha fatto felici i consumatori, ma meno i conti delle compagnie. Sul tema prezzi viene spesso ricordata la discesa del costo per gli utenti dei servizi di tlc in Italia che c’è stata in passato, fotografata anche da Agcom: 14 punti percentuali in meno fra 2012 e 2016, in controtendenza rispetto al complesso delle utilities, e -42,9 punti percentuali nel periodo 2001–2017, rispetto a -19,3 punti della media Ue.

Terzo fattore, collegato al secondo: lo sbarco in Italia di Iliad. Il ceo Benedetto Levi il 29 maggio scorso ha dato fuoco alle polveri in una presentazione a mo' di “Vaffa Day” delle tlc, con un’elencazione di quelli che sono stati esposti come vizi e peccati della telefonia in Italia contro i quali la compagnia francese si è proposta come “la” alternativa con la sua tariffa a 5,99 euro al mese (per chiamate, sms illimitati e 30 Giga di traffico incluso). In meno di 50 giorni Iliad ha superato il traguardo del milione di abbonati. Non a caso le altre compagnie hanno iniziato a reagire con offerte molto spinte. Fra queste anche Vodafone che le sue offerte per rubare clienti le fa attraverso il marchio storico, ma anche attraverso il suo marchio low cost “ho.”.

Il “torna a Vodafone” con tariffa scontata va però in questo caso a scontrarsi platealmente con il rincaro di 2 euro. Che, va detto, è nelle possibilità degli operatori. L’obbligo che hanno è comunicare agli utenti con trasparenza condizioni e la possibilità di cambiare operatore. Una volta gli operatori hanno cercato la scappatoia a questi aumenti da modifiche unilaterali del contratto: facendo scendere il periodo di fatturazione a 28 giorni. A giudicare dai risultati, non sembra essere stata una grande idea.

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