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Dai paletti per lo sci agli stemmi per auto. Storia dell’azienda…

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Dai paletti per lo sci agli stemmi per auto. Storia dell’azienda varesina diventata leader globale

«Vede questo segno?».

In realtà no, provo a guardare da vicino ma è comunque dura. Quello che per Giovanni Berutti è un graffio pare al più un riflesso sulla piastra di alluminio colorata, che sembra perfetta. Sufficiente, però, a dirottare il logo nella scatola di sinistra: al cliente questo prodotto non arriverà mai.

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«I controlli costano parecchio - spiega l’imprenditore - ma questa per noi più che altro è un’opportunità». Perché in effetti, a fianco dei prodotti scartati, ci sono quelli già pronti per la spedizione, migliaia di loghi diretti a Porsche, che ha mandato i propri tecnici qui, nella remota Brissago, per selezionare uno dei propri fornitori. Non una scelta isolata. Perché ad affidare a Spm la produzione degli emblemi per ruote, volanti, motore ed esterni sono in realtà numerosi brand globali. Da Tesla a Ferrari, da Ford a Maserati, da Jeep a Porsche, da Alfa Romeo a Lamborghini. Storia curiosa quella dell’azienda varesina, fondata nel 1954 dal padre di Giovanni, Gianpiero, che due decenni più tardi decise di entrare nel settore sportivo mettendo a frutto l’innovazione chiave tuttora usata per le gare di sci: il palo snodabile.

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Nel tempo l’azienda, che reinveste tutti gli utili all’interno ed è in crescita continua dal 2010, ha saputo conquistare qui una leadership mondiale assoluta, con il 65% di quota di mercato, allargando la produzione a tutto ciò che concerne l’organizzazione di una gara: reti di protezione, materassi, persino i pettorali degli atleti. Sette gare di coppa del mondo su dieci utilizzano prodotti Spm, che hanno anche conquistato numerose olimpiadi invernali e mondiali di sci. Dopo aver fornito l’edizione 2018 in Corea del Sud, l’azienda è ora in gara per l’appuntamento olimpico in Cina, mentre ha già ottenuto l’ordine per i mondiali in Svezia nel 2019, oltre 700mila euro.

«Nello sci però siamo leader - racconta pragmaticamente Berutti - e se vogliamo crescere dobbiamo guardare altrove». Non nella moda, altro segmento seguito, dove però la progressiva delocalizzazione dei produttori prosciuga la domanda interna per sigilli ed etichette. Mentre nell’auto il discorso è diverso: qui Spm è al quarto posto in Europa, con una quota di mercato del 10%, che ha intenzione di incrementare. «Abbiamo capito che possiamo battere i concorrenti tedeschi sulla flessibilità, sui tempi di sviluppo e anche sulla qualità - spiega l’imprenditore - e in effetti credo che la richiesta di alti standard sia per noi una fortuna: le barriere all’ingresso ti ostacolano quando sei “fuori”. Ma se mantieni alta la tua asticella poi ti proteggono». La qualità in effetti è vitale, anche per oggetti da pochi euro. Che devono però resistere inalterati nel tempo, sopportando usura, sbalzi termici e intemperie. I bilanci dimostrano che la strategia funziona, con ricavi più che raddoppiati dal 2009, flussi di cassa moltiplicati per 10, una redditività superiore alla media di settore.

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«In passato nella ricerca siamo stati deboli - aggiunge Berutti - ma ora abbiamo le dimensioni per accelerare». Sforzi che “pagano”, a giudicare dalla corsa delle commesse (l’ultima, con Skoda, vale oltre un milione all’anno), anche se il mercato resta feroce, con la diffusione di contratti 3x3 o 3x5: l’ordine vale tre anni, ogni anno però mi fai uno sconto del 3-5%. Efficienza ottenuta accelerando gli investimenti, ora al 15% dei ricavi, tra macchinari e nuovi capannoni. Aree che serviranno anche per accogliere il nuovo maxi-impianto di trattamento superficiale, per dare agli stemmi l’effetto cromo senza usare questo elemento, altamente inquinante. «Se penso alla cifra, 2,2 milioni, quasi mi viene il mal di testa. Ma su questo processo stanno lavorando anche i tedeschi e vogliamo arrivarci prima noi».

Probabilmente accadrà.

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