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Il giallo del tavolo Ilva - L’indagine di Di Maio frena il confronto

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Il giallo del tavolo Ilva - L’indagine di Di Maio frena il confronto

Ilva: ArcelorMittal accetta richieste, ora chiudiamo

Nelle intenzioni del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, da qui al 15 settembre («data tecnica - ha detto ieri - l’auspicio è concludere prima») la vicenda Ilva deve viaggiare su due solchi distinti e paralleli: da un lato il ricorso al parere dell’Avvocatura, dall’altra il confronto tra sindacato e ArcelorMittal, nel tentativo di migliorare la proposta occupazionale, giudicata fino a oggi «insoddisfacente», al pari di quella ambientale.

Il tavolo sindacale sembra però congelato. L’impressione è che l’indagine avviata da Di Maio sulla regolarità della gara stia frenando il confronto. Mercoledì il ministro aveva sottolineato che avrebbe convocato «molto presto» il sindacato. Lunedì, al termine del vertice-monstre con i 61 soggetti interessati a conoscere l’addendum di Mittal al contratto, Di Maio aveva provato a rilanciare: «non impedirò mai ai sindacati di confrontarsi con Arcelor, anzi nelle prossime ore lo favoriremo». Un concetto ribadito ieri mattina: «siccome i tempi sono quello che sono e non ho certezza sul parere dell’Avvocatura - ha detto a Radio anch’io - sto portando avanti anche il tavolo con Mittal e i sindacati, che favoriremo. Io starò tre giorni in Aula con il decreto dignità ma è bene che le parti si vedano e inizino a discutere». Secondo fonti vicine alla trattativa, la delegazione di ArcelorMittal giunta a Roma lunedì aveva in programma di sostare almeno tre giorni nella capitale, forse perchè si attendeva, dopo il vertice sull’addendum, anche il riavvio della trattativa. Ma il Mise non ha a oggi convocato il tavolo e il sindacato non mostra entusiasmo per un vertice senza il ministro.

Il segretario della Fim Taranto, Valerio D’Alò ha spiegato ieri che la cessione a Mittal, oggi in stallo sul fronte ambientale e su quello della certezza procedurale era «saltata proprio sui numeri dell’occupazione». La leader della Fiom, Francesca Re David ha chiesto che «il Governo si esprima sull’occupazione, altrimenti Mittal continuerà a riferirsi al contratto che ha firmato» per l’acquisizione di Ilva. Il più esplicito è Maurizio Landini, della segreteria della Cgil: «ci aspettiamo che Di Maio convochi al più presto un tavolo, perché non c’è più spazio per trattative solo sindacato-azienda». Per il leader della Uilm, Rocco Palombella, le dichiarazioni del ministro «su un suo parziale apprezzamento contribuiscono a determinare incertezza e non chiariscono la prospettiva all’orizzonte. Noi abbiamo provato a riavviare il dialogo con Mittal e abbiamo verificato che la trattativa ha difficoltà a procedere soprattutto perché manca la volontà politica da parte del ministro di farla ripartire e concluderla con un accordo».

Fino a oggi il confronto tra le parti ha portato ad alzare a 10.500 l’asticella del numero di addetti che Mittal è pronta ad assorbire una volta rilevata Ilva. Gli altri resterebbero in carico all’amministrazione straordinaria, godendo di ammortizzatori per un orizzonte temporale ovviamente non eterno, occupandosi nel migliore dei casi delle bonifiche. Alcune stime indicano in circa 2mila i lavoratori che potrebbero scegliere la strada del prepensionamento o dell’incentivo all’esodo (a questo scopo Ilva in as sta già gestendo una somma di circa 210mila euro). A conti fatti resterebbero 1.500 esuberi: i sindacati chiedono che ci siano garanzie per tutti, e che Mittal, a fine piano quinquennale, si faccia carico degli eventuali esuberi.

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