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Da Taranto appello a Di Maio: chiarezza sull’Ilva

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Da Taranto appello a Di Maio: chiarezza sull’Ilva

«Noi riteniamo che tutto si possa migliorare» ma «al netto di eventuali rapidi e pertinenti approfondimenti del ministero dell'Ambiente e degli altri organismi deputati», sull'Ilva le proposte di Arcelor Mittal sono la sintesi di «un duro lavoro svolto con tutti i portatori di interesse rilevanti» e costituiscono «un buon punto di partenza, uno scenario economicamente e tecnicamente praticabile, un equilibrio con le esigenze della comunità che non si era mai visto nella storia più che cinquantennale di Ilva a Taranto».

VIDEO / Ecco cosa c'è scritto nel nuovo piano ambientale di ArcelorMittal per l'Ilva

Se il ministro Di Maio e il governatore pugliese Emiliano dicono che l'ultima offerta di Arcelor Mittal per l'Ilva sul piano del risanamento ambientale, non è ancora adeguata, malgrado la stessa offerta sia stata costruita nel confronto tra multinazionale, commissari, Mise e Minambiente, manifestano invece un'apertura i Comuni di Taranto, Statte e Montemesola (gli ultimi due fanno parte dell'area di crisi ambientale), la Provincia di Taranto, Confindustria Taranto e le parti sociali che lunedì hanno disertato il vertice al Mise ritenendolo “pletorico”, viste le 62 delegazioni presenti, e “inconcludente” (un minuto a testa offerto agli interlocutori). «Occorre ripartire in fretta, o ogni ulteriore slittamento delle misure e tecnologie in tema ambientale penalizzerà soltanto i tarantini, soprattutto le categorie già ampiamente esposte, e il grande indotto» è la richiesta che si rilancia da Taranto. «Abbiamo sempre massima stima e fiducia nella magistratura, ma chiediamo a tutti di non abusare e strumentalizzare l'intervento di altri organi dello Stato» si sostiene. Inoltre, si chiede al ministro Di Maio di venire a Taranto entro Ferragosto per «confrontarsi seriamente e senza pregiudizi con i cittadini tarantini e le loro istituzioni, non solo con raggruppamenti di comodo». Anche perché c'è bisogno di «ricevere al più presto una voce univoca, inequivocabile, definitiva sul rilancio e l'ambientalizzazione del polo siderurgico tarantino». Due, infine, le ulteriori richieste per Di Maio: riconvochi «senza indugi il tavolo del negoziato sindacale» e recuperi «la bozza di intesa tra le parti, che, attraverso opportune implementazioni, può tendere a rafforzare i poteri di controllo ed intervento di amministratori o prefetto al fine di bilanciare gli effetti della immunità penale». E anche i sindacati chiedono a Di Maio di porre fine alle incertezze. Per Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, «dopo le migliorie proposte al piano ambientale», esistono «le condizioni per tornare al tavolo e chiudere la partita occupazionale alle condizioni note: salvaguardia dell'ambiente e della salute, garanzie per l'indotto e per tutti i lavoratori Ilva, zero esuberi». «Il ministro ora deve essere chiaro - sollecita Valerio D'Alò, segretario Fim Cisl Taranto -. Deve esserlo con noi, con i lavoratori e con le associazioni. La vera domanda è: ministro, lei cosa vuole fare con Ilva?» Dicono Cgil e Fiom Taranto: «Il ministro si prenda il tempo che riterrà opportuno, ma alla fine dia un indirizzo chiaro. Ci faccia capire quale decisione si assumerà».

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