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Tav, la beffa della Brescia-Verona. Cantieri pronti ma Roma dice no

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Tav, la beffa della Brescia-Verona. Cantieri pronti ma Roma dice no

Inseguita dal ministro dei trasporti Danilo Toninelli, la tratta della Tav «Brescia Est-Verona» prova a correre più veloce della politica. Secondo quanto ha potuto accertare Il Sole-24 Ore, il Consorzio Cepav due - partecipato al 59% da Saipem - ha le autorizzazioni necessarie per avviare la cantierizzazione dell’area tra Lonato e Desenzano e iniziare così i lavori del primo lotto della Tav Brescia-Verona. Contattato, il Consorzio Cepav due fa sapere di non voler rilasciare dichiarazioni, rimandando agli atti ufficiali.

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Dalla delibera Cipe ai cantieri
Tutto inizia il 24 marzo 2018. Quel giorno, mentre a Roma sono in corso le consultazioni per la nascita del Governo Conte, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera n. 42/2017 Cipe relativa all’approvazione del progetto definitivo della linea Alta velocità/Alta capacità Brescia - Verona, denominata «Lotto funzionale Brescia Est - Verona». Un «atto dovuto», dopo un iter legislativo in corso dal 2015. Atto che, tra l’altro, permette l’avvio della procedura per gli espropri dei terreni.

Il 6 giugno - giorno in cui il Governo Conte incassa la fiducia delle Camere - Rete Ferroviaria Italiana e Consorzio Cepav due, partecipato al 59% da Saipem, firmano il contratto per la realizzazione del primo lotto costruttivo della tratta.

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Nel frattempo il neo ministro Toninelli annuncia il riesame del progetto Tav. Lo fa però con dichiarazioni pubbliche, non con atti formali. Così, il 18 luglio il Consiglio comunale di Lonato (Bs), comune a guida Centrodestra, tra le proteste dei consiglieri Cinquestelle può concedere a Rfi e Consorzio Cepav due i permessi urbanistici per realizzare quattro aree di cantiere su un’area complessiva di 60mila metri quadrati, che si estende tra Castelvanzago e via Lavagnone, sul confine tra Lonato e Desenzano. Un permesso di 6 anni. Su quelle aree sono già iniziati i rilievi per avviare il progetto esecutivo approvato dallo stesso Comune, che prevede la realizzazione di tre villaggi prefabbricati che ospiteranno i 320 addetti del cantiere. I cantieri sorgeranno alle due estremità della galleria a doppia canna lunga 7.300 metri prevista dal progetto Tav tra Lonato e Desenzano. Di fatto la parte più corposa del primo lotto della tratta.

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Il pressing delle imprese
Nel complesso si tratta di un appalto da 1,6 miliardi di euro. Il contratto prevede la realizzazione di un tracciato ferroviario di circa 48 km, compresi i 2,2 km dell’interconnessione «Verona Merci», di collegamento con l’asse Verona–Brennero, che interessa le province di Brescia, Mantova e Verona. Progetto atteso da anni e giudicato strategico da tutto il sistema produttivo del Nordest.

Da un lato, lo sblocco dell’opera permetterebbe spostamenti più efficaci di merci e persone. Non solo tra est e ovest, ma anche verso il nord Europa. «L’interconnessione “Verona Merci” creerà un collegamento con il Brennero - spiega Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona - e darà un nuovo sbocco alle fitte relazioni commerciali che le nostre imprese già hanno con la Germania».

Dall’altro, la non realizzazione è motivo di incertezza che frena investimenti, soprattutto per le imprese i cui stabilimenti sono in prossimità del tracciato: «Queste aziende - conferma Bauli - da anni non investono sui loro impianti perché sono in attesa di capire se il loro futuro sarà lì, o altrove. Spero - continua il presidente di Confindustria Verona - che il ministro Toninelli analizzi bene la situazione. Il mondo produttivo del nord si sta muovendo per fargli capire che questa indecisione rischia di limitare la nostra capacità produttiva. Bloccare la Tav è come bloccare il progresso». Ma il progresso, si sa, corre più veloce della politica.

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