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Una legge c’è ma dopo due anni non è ancora applicata per intero

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gli strumenti di intervento

Una legge c’è ma dopo due anni non è ancora applicata per intero

Ansa
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Inefficace o, nella migliore della ipotesi, come prevede il ministro Salvini, da aggiornare. A quasi due anni dalla sua entrata in vigore, la legge 199/2016 contro il caporalato è prima di tutto un testo che non ha trovato completa attuazione.

Pensata per riscrivere il reato di caporalato e introdurre quello di sfruttamento del lavoro (che può anche prescindere dal caporalato) con inasprimento delle sanzioni penali e delle misure cautelari, la legge è stata applicata finora solo nella sua parte repressiva. Sono previsti l’arresto in flagranza, la reclusione da 1 a 6 anni, il controllo giudiziario dell’azienda e la confisca dei beni anche per equivalente. È stata estesa, inoltre, la punibilità anche al datore di lavoro, a prescindere dall’intervento del caporale, in presenza di indici di sfruttamento (violazioni in materia di orario e in materia di salute e sicurezza; retribuzione palesemente difforme dai contratti collettivi; condizioni alloggiative e di lavoro degradanti).

La legge contiene però anche misure che si propongono di migliorare le condizioni di lavoro. L’articolo 9, in particolare, prevede la predisposizione congiunta di un «piano di interventi» per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori da parte delle autorità coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, che deve coinvolgere gli enti locali e le organizzazioni del terzo settore, nonché idonee forme di collaborazione con le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità per realizzare modalità sperimentali di collocamento modulate a livello territoriale.

Non risultano ad oggi azioni di rilievo in attuazione di questo “piano di interventi” - che avrebbe dovuto essere adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge - per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori. Qualcosa, in via sperimentale, si è tentato solo in poche province, tra cui Foggia, ma con risultati ancora poco apprezzabili. I problemi che il piano avrebbe dovuto contribuire ad affrontare sono invece rimasti insoluti, a partire dal grave ritardo nel sistema di collocamento pubblico, mai stato in grado di garantire alle imprese un efficace reclutamento di ingenti quantitativi di manodopera in brevi periodi nel corso delle grandi campagne di raccolta. Un’altra questione mai risolta riguarda il trasporto dei lavoratori, in assenza di un servizio efficace da parte delle amministrazioni locali.

Numerose le difficoltà anche sui controlli, effettuati dall’Inl con personale del ministero del Lavoro - circa duemila unità impegnate in tutti i settori - nonché da 400 carabinieri che lavorano all’interno dell’Inl, ma non dagli ispettori Inps e Inail. L’attività di controllo non è semplice: richiede, infatti, il dispiegamento di numerosi ispettori per circondare i campi ed evitare la fuga dei lavoratori e si corrono rischi anche sul fronte dell’incolumità personale, fatto che spiega il supporto del personale dell’Arma. Grazie all’introduzione di una maggiore flessibilità negli orari per il personale ispettivo è stato superato lo scoglio legato ad appostamenti fatti all’alba, seguendo il sospetto caporale quando carica i lavoratori per vedere poi dove li scarica. Ci si trova, infine, di fronte a lavoratori poco collaborativi per paura di ritorsioni.

In questo contesto l’annuncio di un concorso straordinario per nuovi ispettori fatto ieri dal vicepremier Di Maio, è valutato positivamente, specie - filtra dall’Ispettorato - se accompagnato da un rabbocco dell’organico amministrativo. Complice il blocco delle assunzioni, infatti, numerosi ispettori devono svolgere oggi attività d’ufficio.

Per chi è destinato a compiere i controlli, il giudizio sulla legge 199 è comunque positivo, non fosse altro perché rispetto al passato ha permesso di decuplicare il numero delle denunce e aumentare gli arresti. Resta, è vero, il problema di decrittare quegli indici di sfruttamento criticati anche dalla dottrina per una certa genericità. In attesa delle prime sentenze l’ordine di scuderia dell’Inl ai suoi ispettori è quello di interagire con i magistrati del territorio e di regolarsi sulla base delle loro indicazioni, senza fornire indicazioni uniformi su tutto il territorio nazionale.

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