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Made in Italy pigliatutto europeo sulle piattaforme di Alibaba

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Made in Italy pigliatutto europeo sulle piattaforme di Alibaba

Al settimo piano di Corso Europa 13 a Milano, a due passi dal Duomo di Milano, il lavoro ferve in questi giorni di agosto come in qualunque altra settimana dell’anno. «I cinesi non si fermano mai – scherza Rodrigo Cipriani Foresio, managing director per il Sud Europa di Alibaba e da poco responsabile europeo per le piattaforme TMall del colosso cinese –. La prossima settimana verranno in visita alcuni manager della casa madre. Abbiamo imparato a fare le ferie in corrispondenza delle loro festività, in ottobre e febbraio».

ALIBABA. MILANO photo claudio scaccini

Le cose da fare sono tante: ieri era l’«8/8» ovvero – come le più note «9/9» e «11/11» – una delle giornate di vendite promozionali organizzate dal marketplace cinese. Inoltre, bisogna continuare la ricerca e selezione di aziende da portare su TMall e TMall Global, le due piattaforme B2C attraverso cui le imprese europee possono aprire e gestire in autonomia i propri flagship store, vendendo i prodotti ai consumatori cinesi.

Un lavoro incessante che, in meno di tre anni, ha dato i suoi frutti: era il 25 ottobre 2015 quando Alibaba apriva a Milano il suo secondo ufficio europeo, seguendo la volontà di Jack Ma di dare un carattere più internazionale al gruppo da lui fondato nel 1999, selezionando a livello locale i migliori brand occidentali da portare in Cina, dove un crescente numero di consumatori cerca prodotti di qualità e “trendy”. Oggi gli uffici in Europa sono cinque (oltre a quello italiano, che segue anche Spagna, Portogallo e Grecia, gli altri sono in Regno Unito, Francia, Germania e Olanda) e sono quasi 300 le aziende europee che vendono i propri prodotti su TMall, di cui un terzo sono italiane (circa 80) e spagnole. I negozi monomarca italiani sono ormai 230, mentre sono più di un migliaio i brand made in Italy presenti sulle piattaforme Alibaba.

L’«ecosistema» del gruppo si compone di diverse piattaforme (B2C o B2B, di marketing, di dati) e raggiunge 552 milioni di consumatori nella sola Cina, generando un fatturato di 768 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2018. Entro una decina d’anni, spiega Cipriani Foresio, gli utenti raggiunti saranno 2 miliardi, uno in Cina e uno nel resto dell’Asia, dove la marcia di Alibaba è già iniziata, con le acquisizioni delle piattaforme Lazada (attiva in Indonesia , Malesia , Filippine , Singapore , Tailandia e Vietnam ) e Daraz nel Pakistan.

«Siamo uno strumento, un facilitatore per le imprese – spiega il manager italiano –. Ma sta alle imprese stesse, che sono proprietarie del proprio negozio online, avere successo oppure no sul mercato cinese. Non è sufficiente essere su Alibaba: serve un piano di sviluppo, una strategia per un mercato che è certamente molto promettente, ma anche complesso». Il ruolo di Alibaba Italia, come delle altre filiali europee, è selezionare le imprese eccellenti del made in Italy – tenendo in considerazione le indicazioni e i dati forniti dalla casa madre sui prodotti e le categorie più richiesti dai cinesi – e poi aiutarle a preparare lo sbarco online, anche mettendole in contatto con le web agency partner di TMall (circa un migliaio, per il 98% cinesi), che possono gestire gli aspetti logistici o di marketing degli store online. «Quello che consigliamo alle aziende desiderose di andare in Cina attraverso le nostre piattaforme – spiega il managing director – è di avere già un’esperienza nell’ecommerce e di preparare un piano di sviluppo a medio-lungo termine per la Cina, studiando bene il mercato, con figure interne dedicate».

In questi anni il team di Alibaba Italia (una decina di persone in tutto) si è focalizzato soprattutto sui settori in cui il nostro Paese è più forte, precisa Cipriani Foresio: «A cominciare da moda e cosmetica, a cui si è aggiunto il food e, più di recente, anche l’arredamento». Hanno aderito marchi famosi, che in Cina hanno anche una radicata presenza fisica, come Ferrero, Barilla, Illy, Maserati, Emporio Armani, Geox, DeLonghi, Superga, Alessi o Foppapedretti. Ma anche aziende medio-piccole o di nicchia come la milanese Savinelli, storico produttore di pipe, o la veneta Manfrotto, che realizza attrezzature e accessori per macchine fotografiche.

Oltre al canale B2C, grazie a una collaborazione con Unicredit, da qualche mese per le aziende italiane è possibile avere supporto anche per entrare sulla piattaforma B2B Alibaba.com: una vetrina internazionale, in inglese, in cui le aziende di ogni settore possono entrare in contatto con 100 milioni di buyer di tutto il mondo: in poco più di tre mesi sono 220 le imprese italiane attive sul marketplace.

Ma quando si parla di ecommerce e di Cina, non si può trascurare il tema della contraffazione: «Per noi si tratta di un tema molto importante – spiega Cipriani Foresio –. A livello mondo, Alibaba ha un team di oltre 200 persone dedicato alla lotta alla contraffazione, attraverso azioni preventive in collaborazione con le aziende, le istituzioni o le forze dell’ordine». Nel 2017, il 95% degli store segnalati come falsi dalle aziende è stato chiuso in meno di 24 ore e, per quanto riguarda l’Italia, due anni fa è stato siglato un accordo con il ministero per l’Agricoltura per la tutela di alcuni prodotti tipici, tra cui parmigiano reggiano, prosecco e olio extravergine toscano.

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