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Piombino riparte dai binari Fs: dall’India due navi con…

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SIDERURGIA

Piombino riparte dai binari Fs: dall’India due navi con l’acciaio

L’ex Lucchini riparte. Il nuovo proprietario, il gruppo Jindal south west, ha comunicato giovedì ai sindacati (presenti le segreterie di Fim, Fiome Uilm e i coordinatori Rsu) che sono in arrivo a Piombino due navi con i semilavorati necessari per far ripartire il lavoro negli stabilimenti, fermi da settimane. Entro fine agosto è atteso lo sbarco di una nave Jindal da 18.400 tonnellate di blumi per il treno rotaie che ripartirà negli stessi giorni e che dovrebbe avere in seguito continuità produttiva. L’azienda, che è l’unica in Italia in grado di realizzare questo prodotto, deve terminare una fornitura di circa 50mila tonnellate di rotaie per Ferrovie dello Stato, in attesa di partecipare al prossimo bando di gara (era atteso per queste settimane ma l’azzeramento del Cda da parte del Governo ha fatto slittare in avanti la pubblicazione). Si tratta comunque di quasi tre mesi di lavoro per gli operai di Piombino.

Gli altri due treni di laminazione, quello per la vergella e quello per le barre, dovrebbero ripartire per metà ottobre. Per riattivare la rete commerciale (e questo vale anche per il treno rotaie) resta comunque «fondamentale che arrivi il semiprodotto da mettere a terra - spiega Lorenzo Fusco, segretario provinciale della Uilm di Livorno -: solo in questo modo è possibile dare ai potenziali clienti un orizzonte temporale, oltre che un’idea di prezzo».

I tre laminatoi necessitano di interventi di manutenzione già programmati: nel piano industriale Jindal ha stimato di spendere per la sola ripartenza dei treni circa 8 milioni quest’anno, ai quali aggiungere altri 13,5 milioni di euro nel prossimo biennio, con l’obiettivo di produrre l’anno prossimo 100mila tonnellate di vergella, 90mila di barre e 100mila di rotaie. La seconda nave è invece attesa già per la prossima settimana: a Piombino saranno scaricate 6mila tonnellate di materiale per Gsi, la controllata della ex Lucchini che produce sfere per il settore minerario, rilevata da Jindal insieme agli altri asset detenuti in precedenza dal gruppo algerino Cevital attraverso la holding Aferpi. L’ultima settimana di agosto dovrebbero rientrare al lavoro circa 500 persone, compresi 50 addetti dei cosiddetti «centri di costo inattivi», questi ultimi al lavoro già da lunedì prossimo. Sono le persone che lavoravano nell’area a caldo e che con la chiusura dell’altoforno non hanno mai potuto fare rotazione in fabbrica, a differenza dei colleghi che lavorano sui laminatoi. «È un segnale politico importante» spiega il sindacato. Per il momento si occuperanno delle pulizie approfondite delle aree comuni e dei tre laminatoi, poi, con l’ingresso di altre risorse lavoreranno agli smantellamenti.

I sindacati valutano tutto questo «positivamente - si legge in una nota di Fiom e Uilm -, considerando che siamo nella fase iniziale. Si apre un percorso di prospettiva futura che dà la possibilità di potere ragionare su formazione, rotazione e continuità produttiva, nell’attesa di ricolare acciaio a Piombino». A settembre - concludono i sindacati - è previsto un altro aggiornamento che permetterà di avere una situazione più chiara per quanto riguarda le ripartenze degli impianti.

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