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Così il furto di una bicicletta ha dato vita alla start-up Velco

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Così il furto di una bicicletta ha dato vita alla start-up Velco

Quando ha scoperto che la sua bicicletta era stata rubata, invece di arrabbiarsi e di sentirsi abbattuto e impotente, Pierre Regnier ha riflettuto sulle potenzialità di un vero e proprio business, e si è chiesto se non esistesse un modo per integrare nel telaio stesso della bicicletta un dispositivo atto a rintracciarla, così che le vittime di furto possano avere la possibilità di far arrestare i ladri o quanto meno di recuperare ciò che è di loro proprietà. Le riflessioni di Reigner sono sfociate nella creazione di una start-up, denominata Velco, grazie all'aiuto di due amici patiti di biciclette che ha conosciuto a un meeting per imprenditori all'Audencia Business School in Francia. In quel primo incontro, avvenuto due anni fa, il terzetto delineò un piano in base al quale ciascuno di loro avrebbe preso un Master per imprenditori a Audencia, lavorando al contempo a un business plan per trovare e mettere insieme i capitali necessari a far decollare la loro idea.

«Eravamo arrivati alla convention tutti e tre in bicicletta, e questo ci ha naturalmente portati a discutere dei problemi e delle difficoltà che tutti gli amanti delle due ruote devono affrontare», ricorda Johnny Smith, un altro dei tre cofondatori che sta per iniziare il suo ultimo anno di master in management. L'istituto che frequenta ha sede a Nantes e non soltanto fornisce un punto d'incontro e un luogo per imparare le competenze indispensabili nel mondo degli affari, ma mette anche a disposizione spazi e supporto tecnico in settori specifici quali strategia, marketing e finanza aziendale con il suo programma incubatore di start-up. «Audencia ci ha dato facile accesso a un'enorme rete di persone», fa notare Smith, aggiungendo che i tre sono stati in grado di mettere insieme un consiglio di consulenti formato da ex studenti dello stesso istituto che ora lavorano per aziende di successo.

Il prodotto sul quale i cofondatori hanno deciso di concentrare ogni loro sforzo è un manubrio con luci integrate e connessione Bluetooth senza fili che permette di collegarsi a un'app per smartphone. Il manubrio offre indicazioni sul percorso da seguire ai ciclisti o segue un itinerario prestabilito utilizzando luci intermittenti, e nel contempo avvisa quando c'è una chiamata in arrivo e quando la bicicletta è spostata senza che il legittimo proprietario vi sia sopra. Infine, un dispositivo elettronico consente alla polizia di individuare le biciclette rubate. Il nome scelto per il prodotto della loro start-up è The Wink (in inglese «strizzatina d'occhio», NdT).

Il suo design è frutto dell'impegno collettivo e dell'apporto dei consigli delle compagnie francesi di assicurazione, dei suoi funzionari pubblici locali, delle forze dell'ordine, dei produttori, dei venditori all'ingrosso e dei club di cicloamatori. «Mettere insieme tutte le nostre competenze è stato il nostro punto di forza maggiore», dice Smith che ricopre la carica di responsabile marketing di Velco perché la sua origine anglo-spagnola gli può offrire una migliore comprensione di come vendere il prodotto fuori dal mercato francese.
Regnier, il direttore esecutivo, è all'ultimo anno di due diplomi: ha infatti studiato contemporaneamente business a Audencia e ingegneria alla facoltà Angers dell'Istituto francese di Scienze e Tecnologia. Per sperimentare la vita fuori dalla Francia e conoscere meglio gli altri mercati, oltretutto ha completato parte dei suoi corsi nei campus delle università gemellate in Galles e negli Usa, e ha lavorato a Londra. Essendo cresciuto in Francia, ha detto: «Per me è indispensabile avere un background internazionale, una mentalità aperta e scoprire lo stile di vita anglo-sassone». Durante gli studi Regner ha iniziato anche a svolgere il lavoro di consulente presso alcune aziende locali, utilizzando i guadagni per iniziare a finanziare Velco.

Il terzo cofondatore, Romain Savouré, sta completando la stessa combinazione di studi scelta da Reigner, ma ha anche studiato all'Università di Berkeley in California. Per Velco è responsabile del settore tecnologico, in parte grazie alla sua formazione in campo ingegneristico. I tre cofondatori di Velco al momento stanno lavorando alla fase di industrializzazione di The Wink e sono in trattative con produttori di biciclette e venditori all'ingrosso. Per Velco lavorano a tempo pieno sette persone, ma l'azienda ha rapporti con oltre una trentina di partner specializzati in ambiti diversi. Tra di loro vi sono esperti tecnici, avvocati, economisti e business development manager.
In vista del lancio di The Wink in un numero ristretto di negozi di biciclette il prossimo marzo, i cofondatori di Velco da ottobre hanno reso possibile le prenotazioni della produzione iniziale agli investitori che inviano preordini tramite il sito web di crowfunding Kickstarter. Lo sviluppo del prodotto si è avvalso anche dei capitali ottenuti in varie gare per start-up a livello nazionale e internazionale. La sola Banca pubblica di investimento francese ha versato 10mila euro. Scopo di tutte queste iniziative è iniziare a mettere insieme un milione di euro che secondo i fondatori di Velco sarebbe sufficiente a lanciare The Wink in Francia, nei Paesi Bassi e in Germania entro i prossimi due anni. L'obiettivo a medio termine è di raccogliere un milione di euro entro il 2018, non moltissimo per un dispositivo specialistico che impone ai consumatori di ricostruire le loro biciclette. Ma i tre fondatori di Velco sono certi che i ciclisti non si lasceranno dissuadere se, così facendo, sapranno di poter rintracciare le loro adorate bici.
Copyright The Financial Times Limited 2016
(Traduzione di Anna Bissanti)

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