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«Dopo 31 anni al Financial Times divento insegnante: fate come…

LUcY KELLAWAY, firma STORICA

«Dopo 31 anni al Financial Times divento insegnante: fate come me»

Fra un anno da adesso, non sarò più seduta alla mia scrivania qui al Financial Times, a scrivere editoriali beffardi sulle follie della vita aziendale. Sarò in cattedra di fronte a una classe di adolescenti in una scuola del centro di Londra a insegnargli le regole di base della trigonometria.
Ci sono varie cose fuori dalla norma in questo cambio di carriera. Una è che lo faccio piuttosto tardi, considerato che comincerò a 58 anni. Un'altra è che faccio questo annuncio piuttosto in anticipo, considerato che non lascerò il giornale prima di luglio. La ragione per cui do così tanto preavviso è che voglio persuadervi a mollare tutto quello che state facendo e venire con me. O per essere più precisa voglio persuadervi a farlo se a) avete una certa età, b) siete molto determinati, c) vivete a Londra e d) vi piace l'dea di insegnare matematica, scienze o lingue, le materie dove più si fa sentire la carenza di insegnanti.

Negli ultimi mesi, in combutta con persone che sanno quello che fanno, ho messo in piedi un'organizzazione per incoraggiare banchieri, avvocati e commercialisti a passare il resto della loro carriera in aula. La nostra struttura si chiama Now Teach e punta a fare la stessa cosa di quello che Teach First ha fatto così brillantemente (convincere i laureati migliori che insegnare è una cosa bella e nobile da fare prima di andare a lavorare per la McKinsey, la PwC, la Goldman o chi per loro), ma all'inverso: noi vogliamo convincere persone che hanno passato la carriera alla McKinsey e bla bla bla che insegnare è una cosa bella e nobile da fare dopo. Non tutti trovano che sia un'idea brillante. Quando ne ho parlato al mio collega opinionista Gideon Rachman, lui mi ha guardata sconcertato. «Fammi vedere se ho capito», ha detto aggrottando le sopracciglia. «Vuoi lasciare un lavoro che sai fare bene, che ti dà soldi, gloria, libertà, prestigio e flessibilità, per andare a fare qualcosa che è pagato meno, è difficile, non ti dà nessuna libertà nessun prestigio, è estremamente stressante e forse non sai fare per niente. O c'è qualcosa che mi sfugge?».

La risposta è sì, Gideon, c'è qualcosa che ti sfugge. Nessuno può andare avanti a fare la stessa cosa per sempre. Nella maggior parte dei lavori vent'anni è un mucchio di tempo. Io sono andata avanti 31 anni a fare questo lavoro perché è il più bello che ci sia. Ma è tanto tempo comunque. I lavori sono come le feste, è meglio andar via quando ancora ti stai divertendo.
Per me il pensiero di ricominciare da capo, di imparare qualcosa di nuovo e terribilmente complesso, è proprio uno degli elementi chiave. E anche l'idea di stare in una sala professori con colleghi che hanno l'età dei miei figli. Ma la cosa più importante, che i lettori probabilmente troveranno difficile da credere considerando che l'intera mia carriera è stata basata sul ridicolizzare gli altri, è che per il mio prossimo atto voglio essere utile. Sì, lo so che sgonfiare la pomposità dei supermanager ha un'utilità indiretta, ma non è il genere di utilità che ho in mente.

Qualche mese fa ho scritto un editoriale in cui sottolineavo che non rimanevano molti banchieri, avvocati societari o manager in generale sopra i cinquant'anni. Sotto il pezzo, un lettore preveggente ha scritto: è ora di Teach Last? Sì, è ora. Le scuole hanno bisogno di insegnanti. Quelli della mia generazione in linea di massima hanno finito di pagare il mutuo. Abbiamo la pensione assicurata e possiamo permetterci una decurtazione dello stipendio. Vivremo fino a cent'anni e lavoreremo fino a settanta inoltrati. Se Leonard Cohen è riuscito a fare tour mondiali fino a ottant'anni, io di sicuro riuscirò a trovare l'energia necessaria per stare dentro un'aula tutto il giorno, insegnando ai ragazzi la mia materia preferita.
Diverse persone hanno protestato, sostenendo che non funzionerà perché gente della mia età non può sperare di tenere sotto controllo un mucchio di adolescenti indisciplinati. Ma non intendo catapultare me stessa e le altre reclute di Now Teach nelle scuole senza alcun supporto. Lavoriamo in collaborazione on Ark, la onlus che opera nel campo dell'istruzione, e loro sanno come si addestra un'insegnante. Ho partecipato ad alcune delle loro sessioni e ho imparato la posizione da tenere, e come usare la voce per tenere in riga i ragazzi. Ho fatto pratica di fronte allo specchio: un altro po' e mi mettevo paura da sola.
Per il momento faccio formale divieto a tutti i lettori del Financial Times di inviarmi mail di commiato, perché ancora non me ne sono andata. Rimarrò qui fino all'estate, e anche allora non sarà una rottura netta: continuerò a scrivere per il Financial Times ogni volta che avrò un minuto libero da tutta quella trigonometria.
Invece mi piacerebbe sentire tutti quelli che hanno un'opinione su Now Teach.
Meglio ancora, mi piacerebbe sentire tutti quelli che sono pronti a buttare al macero la vita in azienda e venire con me.
Copyright The Financial Times 2016
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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