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Mikitani: l'anti-Amazon giapponese rilancia con il Barcellona calcio

appunti da tokyo

Mikitani: l'anti-Amazon giapponese rilancia con il Barcellona calcio

TOKYO – Copertina obbligatoria, di questi tempi, per Hiroshi “Mickey” Mikitani e la sua Rakuten. Un nome e un marchio dalla grande “R” che probabilmente non sono familiari a molti in Europa, Ma promettono di diventarlo: l'anno prossimo Rakuten finirà in evidenza sulle maglia dei calciatori del Barcellona. La principale società giapponese di e-commerce, fondata da Mikitani nel 1997, ha stipulato un accordo da almeno 220 milioni di euro con il team catalano per una sponsorizzazione di quattro anni (estendibile a cinque).

È un'altra grande scommessa del prototipo nipponico del miliardario fattosi da sé: classe 1965, grazie a idee originali e ambiziose, senza timori di scontrarsi con l'establishment. Ha creato dal nulla un impero che ora ha oltre 13mila dipendenti: secondo varie stime è il quarto uomo più ricco del Paese e nei top 250 al mondo. E ha sempre avuto molta attenzione per il mondo dello sport, visto che possiede tra l'altro la squadra della J-league Vissel Kobe e quella di baseball Tohoku Rakuten Golden Eagles.

Ma la puntata sul Barcellona - sorprendente dopo la recente decisione di ridimensionare alcuni business in Europa - rappresenta per lui il primo passo verso la sfera internazionale dello sport e per il rafforzamento globale del suo business e del suo profilo di megaimprenditore, già consistenti dopo una raffica di acquisizioni all'estero in vari Paesi (come Kobo, Pinterest, Play.com, PriceMinister, Buy.com, Tradoria, ecc).

Per molti versi è stato un precursore e un innovatore, scommettendo per tempo sulle nuove tecnologie e su Internet. Non si è scoraggiato quando l'establishment l'ha quasi ostracizzato per aver osato lanciare una sorta di takeover non concordato sulla rete tv Tbs. Non ha esitato ad abbandonare la Keidanren, la Confindustria giapponese, ma poi lo stesso governo l'ha consultato quale alfiere degli esponenti della «nuova economia» per l'Industrial Competitiveness Council.

La sua visione sulla competitività di sistema è rintracciabile nel libro, disponibile in inglese, «The Power to Compete», in parte deliberato frutto delle conversazioni con suo padre, l'economista internazionale Ryoichi Mikitani. Un padre, racconta che non l'ha mai redarguito anche quando a scuola non prendeva buoni voti e che l'ha supportato anche nel prendere decisioni non convenzionali, dalle dimissioni dalla Industrial Bank of Japan (oggi Mizuho) al mettersi in proprio fondando Rakuten con pochi mezzi.

Nel suo libro del 2007 «Principles for Success» sottolinea che la parte più significativa dei suoi studi ad Harvard non sono stati affatto gli studi stessi, ma l'opportunità di entrare a contatto con lo spirito imprenditoriale americano. Uno spirito che ha assorbito, visto che ha fatto poi fortuna con l'innovazione: il modello Rakuten come un gigantesco “Mall”, che è ben diverso dall'approccio “algoritmico” ed esclusivista di Amazon e non impedisce un rapporto diretto tra commerciante e clientela.

Mikitani è stato tra i primi, alcuni anni fa, a imporre la lingua inglese come la lingua madre dell'azienda, anche in Giappone e tra giapponesi. E dal 2008 ha introdotto in azienda la «Rakuten Shugi», una guida alla pratiche da seguire in ogni dipartimento. Spicca in essa la condizione di informazioni negli Asa-kai (le riunioni del mattino), la pulizia in comune degli uffici, il saluto reciproco quotidiano da fare con entusiasmo. Perché per lui il salutarsi bene è una semplice ma importante espressione di amicizia e rispetto, che agevola una effettiva comunicazione. E l'entusiasmo è di per sé contagioso...

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