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La civiltà delle macchine? Un futuro da prendere con le pinze

 L'Analisi|non é tutto oro...

La civiltà delle macchine? Un futuro da prendere con le pinze

«Parli facile, caro Rapetto…» mi son sentito dire qualche giorno fa da un mio interlocutore… «Abbiamo il vegano tecnologico, l'Amish de noantri…». Chiacchieravamo del mondo del lavoro al tempo di Internet e non facevo alcun mistero della mia avversione alla spietata automazione dei processi industriali, commerciali e lavorativi in genere. Ho cercato di spiegare, probabilmente senza riuscirci, che la mia repulsione verso la civiltà delle macchine non era una posizione snob o un gratuito preconcetto.
Dalle macchine utensili ai robot, dai software più elementari all'intelligenza artificiale, a guardar bene l'orizzonte ci si accorge che i soli ad averci davvero guadagnato sono stati i produttori delle tante diavolerie che hanno trovato spazio nelle aziende e nella vita quotidiana di chi vi presta (o vi prestava) la propria opera. Non riesco a non domandare – a chi sta leggendo queste righe – di indicarmi quale miglioramento «senza vittime» ci sia stato con l'informatizzazione selvaggia, con il metter da parte l'essere umano per prediligere qualche apparecchiatura che non va mai in ferie, né si ammala e così via. Il lavoratore è poco alla volta diventato un accessorio e nel contesto odierno si confonde con gli altri ingredienti della catena produttiva e distributiva. L'ottimo ha di nuovo ceduto il passo al «cottimo».
La lezione della rivoluzione industriale avrebbe dovuto insegnare. Il progresso tecnologico non si può fermare, è vero, ma sarebbe necessario canalizzarlo per garantire anche quello sociale.
Leggi l'articolo integrale sul canale lavoro Job24:
La pazienza di Job - Chi fa il tifo per il lavoro umano contro l'automazione spietata non è un «vegano tecnologico »

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