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L’ascesa delle «deep tech», le industrie digitali europee…

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L’ascesa delle «deep tech», le industrie digitali europee emergenti

Il settore tecnologico europeo è sistematicamente criticato per la sua mancanza di ambizione, ma la crescita nelle cosiddette start-up “deep tech” che operano in settori meno appariscenti di questo campo sta incrementando le speranze per il futuro degli hub digitali nella regione. Atomico, il fondo di venture capital, crede che le applicazioni tecnologiche industriali europee e le piattaforme tecniche che stanno dietro a servizi maggiormente incentrati sulla clientela – dall'intelligenza artificiale alla realtà virtuale e a quella aumentata, dall'analisi dei big data al design dei chip – di fatto stanno attirando livelli record di attività e investimenti.

Di rado in passato le solide basi scientifiche della regione hanno portato, tramite le sue università e i suoi centri di ricerca, alla creazione di gruppi tecnologici altrettanti potenti di quelli degli Stati Uniti e dell'Asia, mettendoli in grado di competere con la concorrenza di gruppi rivali. In ogni caso, gli investitori di venture capital adesso scommettono che la necessità di offrire maggiori opportunità alla clientela più esigente dal punto di vista tecnico e alle app industriali utilizzando l'internet delle cose e l'analisi dei big data implica che gli hub tecnologici europei potranno acquisire un maggior vantaggio.

Dall'inizio del 2015 secondo uno studio effettuato da Atomico sarebbero stati investiti oltre 2,3 miliardi di dollari nel settore del “deep tech”: i dirigenti che operano in questo settore fanno notare la comparsa di notevoli competenze specialmente nei settori della robotica, dei chip e dell'intelligenza artificiale, che a loro volta hanno ricadute positive in altre start-up intenzionate a rivoluzionare altri settori quali le vendite al commercio e il settore finanziario. Quest'anno le start-up del deep-tech dovrebbero riuscire a mettere insieme circa un miliardo di dollari, il quadruplo del capitale investito nel 2011, e negli ultimi mesi sono stati molti gli eventi per la raccolta di fondi organizzati da società come il gruppo francese Sigfox che opera nell'internet delle cose, la start-up italiana Euklid che opera nel fintech, e UpCloud, una società che opera nel cloud e ha sede a Helsinki.

Mattias Ljungman, partner di Atomico, per questo studio ha intervistato circa 1500 europei esperti di tecnologia e dice: «Mi piace usare la parola Rinascimento perché in Europa in questo momento assistiamo a un generico convergere di invenzione scientifica, creatività e imprenditoria. Prendiamo in esame l'intelligenza artificiale, per esempio: le aziende europee la stanno adoperando in modo creativo per ogni cosa, dal design dei capi di abbigliamento nella moda alla creazione di musica all'assistenza sanitaria».

I colossi dell'hi-tech negli Stati Uniti hanno cercato anch'essi di attingere alla competenza degli europei, o investendo nelle loro nuove operazioni o acquistando e mantenendo attività nella regione. Per esempio Alexa, l'assistente vocale di Amazon attivato a voce, in parte è stato realizzato dal suo team di ingegneri di Cambridge, acquisiti tramite l'acquisto di Evi Technologies. L'iniziativa Aquila di Facebook con i droni è stata messa a punto nel Somerset, dove Facebook ha acquistato Ascenta, mentre Google ha costruito un suo centro ingegneristico a Zurigo. A investire molto nella ricerca e nello sviluppo in questa regione sono anche alcune società asiatiche, come Huawei e SoftBank.
Martedì scorso Microsoft ha comunicato che investirà 14 milioni di dollari in un incubatore di internet delle cose situato a Espoo, in Finlandia, dove sono ubicati anche i quartieri generali di Nokia.

«Dal punto di vista storico, gli Stati Uniti hanno un record tecnologico molto più vasto, un cosiddetto ecosistema tecnologico più profondo ed è per questo che la maggior parte delle grandi aziende si è affermata a partire dalla Silicon Valley» dice Kathryn Mayne, managing director di Horsley Bridge, un fund-of-funds che investe in società di venture capital negli Usa e in Europa. «Rispetto al 2010 è cambiato il fatto che l'Europa è stata in grado di generare alcuni di questi importanti risultati. Sembra quasi che stiamo per entrare in un'epoca nella quale il potere di cose come l'intelligenza artificiale indurrà davvero cambiamenti radicali più rapidamente di quanto sia avvenuto in passato».

Essendo buona parte dell'innovazione spinta dagli istituti di ricerca, il gruppo dei talenti si sta spostando dai tech hub più tradizionali in Europa come Londra e Berlino. Invece, la formazione delle start-up e di conseguenza i finanziamenti si stanno dirigendo in località collegate alle istituzioni. «Nel Regno Unito ciò significa parlare di Cambridge, ma di fatto può voler dire parlare anche di molti altri posti come Monaco o Grenoble che attirano sempre maggiori investimenti» ha detto Tom Wehmeier, capo della ricerca da Atomico, i cui due ultimi investimenti interessano Malmö in Svezia e Klagenfurt in Austria. «Zurigo ha migliorato notevolmente la sua posizione nel campo dell'intelligenza artificiale, della realtà virtuale e dei big data, oltre che nell'ambito della ricerca accademica grazie a ETH Zurich» dice Georg Polzer, direttore esecutivo della start-up Teralytics che si occupa di analisi dati e ha sede a Zurigo. «Negli ultimissimi anni tutto ciò si è tradotto in un numero assai grande di nuove aziende fondate per lo più da ex alunni» ha aggiunto.

Potente motore della crescita si è confermata in particolare l'intelligenza artificiale: «Europa e Regno Unito sono indubbiamente tra i migliori posti al mondo per la IA, tenuto conto che DeepMind è qui e che ovviamente è leader mondiale di settore. Oltre a ciò, Apple, Amazon, Microsoft e Twitter hanno tutte rilevato aziende del Regno Unito che operano nell'IA» dice Saul Klein, fondatore e investitore per le fasi seed presso Localglobe, con sede a Londra. Città come Berlino, Zurigo e Parigi sono note anch'esse per la ricerca nel campo dell'IA. Nella capitale francese hanno entrambe laboratori a questo dedicati il colosso asiatico di internet Rakuten e Facebook, che per arricchire i loro prodotti lavorano a ricerche sul riconoscimento delle immagini e il linguaggio naturale. L'analisi di LinkedIn effettuata da Atomico ha dimostrato che nelle prime dieci posizioni della classifica delle città con competenze in “frontier hardware”, comprendente robotica ed esperienza con i droni, ci sono L'Aja, Antwerp, Birmingham e Copenaghen, mentre Lisbona e Milano possono essere considerate a tutti gli effetti poli in grado di attirare talenti nel campo della realtà virtuale e di quella aumentata.

«Un indicatore della forza tecnologica dell'Europa è il fatto che sempre più investitori statunitensi vengono qui. Quest'anno hanno investito in Europa 158 fondi unici e non soltanto quelli dello scaglione più alto. Altra riprova è l'ingresso di colossi stranieri sia in Asia sia negli Stati Uniti» dice Wehmeier. Quest'anno si è visto anche un livello record di attività di fusioni e acquisizioni nel deep tech, buona parte delle quali a opera di società di oltreoceano che hanno cercato di accaparrarsi specialisti europei, per contratti del valore di più di 88 miliardi di dollari, incluse le aziende come Arm Holding e NXP (rispettivamente per 32 e 47 miliardi di dollari) che producono chip. Pur non tenendo conto di queste due acquisizioni di spessore, le transazioni avvenute nel 2016 sono arrivate a 9 miliardi di dollari, circa il triplo rispetto al 2014.
Negli ultimi cinque anni Apple, Amazon, Google, Facebook e Microsoft hanno acquisito 53 aziende europee, 7 delle quali selezionate tra la trentina di quelle operanti nel deep-tech. In ogni caso, il livello di operazioni di fusione e acquisizione in arrivo sottolinea anche le preoccupazioni di chi crede che l'Europa debba ancora produrre la propria storia di successo tecnologico globale.

Persistono per altro perplessità sul livello dei finanziamenti accessibili agli imprenditori in Europa rispetto a quelli degli Stati Uniti in un periodo di grande incertezza economica e politica nella regione. Alcune delle start-up europee più promettenti sono ancora eclissate dalle loro rivali statunitensi che godono di buoni finanziamenti. Tuttavia, se non altro un gradito segno è che i gruppi tecnologici globali paiono maggiormente disposti a mantenere il grosso delle loro attività acquisite nella regione, e ciò ha a sua volta contribuito ad alimentare un ecosistema più propizio e ampio per la tecnologia.

«In passato, sarebbe stato lecito affermare che queste aziende erano state ingoiate dai loro acquisitori ed erano pressoché scomparse, mentre il trend al quale assistiamo oggi è che i colossi costruiscono attorno a esse e queste fungono da centri strategici per l'ingegneria, il disegno di prodotto e la creazione di servizi» dice Wehmeier.

Copyright The Financial Times Limited 2016
(Traduzione di Anna Bissanti)

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