Management

Per le start-up spagnole i primi successi arrivano dalle tecnologie

imprenditoria

Per le start-up spagnole i primi successi arrivano dalle tecnologie

Gli imprenditori tecnologici spagnoli stanno facendo fatica a colmare il dislivello che si è venuto a creare tra coloro che generano idee e coloro che si limitano soltanto a clonarle e a adattarle ai nuovi mercati. Una nuova generazione di fondatori spagnoli sta lavorando per trasformare idee innovative in aziende valide dal punto di vista commerciale, spesso in partenariato con gli istituti tecnologici, gli enti universitari e i potenziali clienti. Mentre molte start-up puntano ancora alla clientela o alle aziende, altre lavorano alla frontiera tra i settori pubblico e privato, e spesso cercano di “fare bene facendo del bene”.

Made of Genes ne è un esempio: situata a Barcellona, si ripropone di sviluppare un modello commercialmente valido che metta alla portata di chiunque il sequenziamento del Dna o genoma, e a consentire al singolo individuo di tenere sotto controllo le modalità di utilizzo dei suoi dati personali. Oscar Flores, cofondatore e direttore esecutivo, afferma che la tecnologia del sequenziamento del Dna è ormai sperimentata e ha grandi potenzialità ai fini del miglioramento della salute umana. Indubbiamente, però, è una tecnica costosa che implica una spesa individuale di circa mille euro, a meno di condividerne i costi tra i potenziali beneficiari. «La nostra sfida è individuare un modello di business che funzioni» ha spiegato.

Dall'altra parte della città, DEA Drones riferisce il grande interesse manifestato dai servizi di pronto soccorso di vari paesi europei. La sua piccola squadra ha messo a punto un pannello su schermo concepito per aiutare i responsabili dei vigili del fuoco ad analizzare in tempo reale le informazioni sulla scena [di un incendio] così da intervenire in modo più efficiente. L'idea originale era quella di utilizzare droni per recapitare dove necessario i defibrillatori, dice il fondatore e direttore esecutivo Alfonso Zamarro. Parlandone con le autorità deputate al pronto intervento, tuttavia, Zamarro e la sua squadra hanno individuato un problema diverso al quale hanno creduto di poter dare una risposta concreta. «Avevano telecamere montate e operanti addosso ai vigili del fuoco e su droni, ma incontravano difficoltà nel mettere insieme tutte le informazioni e farsi un quadro chiaro della situazione generale» dice.

La comparsa di aziende più orientate all'aspetto sociale è uno degli indici della crescente diversità e maturità del panorama delle start-up in Spagna. Un altro è l'accresciuto interesse da parte degli acquirenti internazionali a rilevare le start-up spagnole che si sono conquistate invidiabili quote di mercato, incluse alcune che hanno conquistato ampi territori anche in America Latina. Ad agosto eBay, l'azienda statunitense di aste online, ha rilevato Ticketbis, un mercato online di vendita di biglietti per eventi di ogni tipo e si dice che abbia speso 165 milioni di dollari. Fondata nel 2009, con sede a Bilbao e a Madrid, Ticketbis si è espansa sul mercato in 48 paesi dell'Europa meridionale, dell'America Latina e dell'Asia. Da adesso in poi eBay unirà l'attività di Ticketbis con quella di StubHub, il suo centro di compravendita di biglietti con sede negli Stati Uniti, espandendo di conseguenza la sua quota di leader di mercato negli Usa per la vendita di biglietti.

Il successo di Ticketbis testimonia una volta di più che il panorama delle start-up spagnole sta dando i suoi frutti in un'eccezionale diversità di contesti geografici. A differenza del Regno Unito, della Francia e perfino della Germania, dove le capitali dominano le attività imprenditoriali e i flussi degli investimenti, la Spagna ha due poli – Madrid e Barcellona – attorno ai quali gravitano e pullulano le start-up, attirando l'attenzione internazionale e animando i contesti imprenditoriali in alcune sue regioni.

I dati dell'ASCRI, l'associazione spagnola di venture capital e private equity, dimostrano che il valore combinato dei portafogli di investimento dei membri a Madrid, con i suoi 7,2 miliardi di euro, è quasi il doppio del valore dei loro investimenti a Barcellona, pari a 3,8 miliardi. Ma i membri dell'associazione hanno anche il sostegno economico di un significativo numero di aziende della regione basca, di Valenza, della Galizia e dell'Andalusia. «Barcellona è molto attraente e l'ambiente è propizio a lavorare bene. Tuttavia direi che ciò vale anche per Madrid» dice Javier Ulecia, presidente di ASCRI e socio fondatore di Bullnet Capital, una società spagnola di venture capital.

Da quando nel 2008 è subentrata la crisi economica, gli imprenditori, gli investitori e gli amministratori pubblici spagnoli stanno lavorando sodo per creare una cultura delle start-up che infonda nuove energie nell'economia spagnola, dice Ulecia. I frutti dei loro sforzi ora si incominciano a vedere: «L'anno scorso è stato il migliore in termini di volume di investimenti nelle start-up spagnole e di numero di aziende che hanno ricevuto denaro dal venture capital» ha aggiunto. A questo eccellente risultato hanno contribuito vari fattori: con la disoccupazione che continua a restare elevata e intorno al 18,9 per cento, le aziende leader di settore – quali quello finanziario, delle telecomunicazioni e delle costruzioni – non sono state in grado di assorbire la marea di laureati universitari e di diplomati degli istituti tecnici e hanno dovuto di conseguenza sondare nuove opzioni.

«In Spagna è assai difficile per gli ingegneri con un background scientifico trovare un posto di lavoro interessante, e quindi o se ne vanno all'estero o entrano a far parte di aziende giovani» spiega Ulecia. Secondo Mathieu Carenzo, partner generale di Nero Ventures, un fondo di venture capital con sede a Barcellona, mentre le rotte aree per Londra e Berlino sono assai frequentate dai giovani spagnoli di talento, la loro stessa nazione sta diventando un posto competitivo nel quale lanciare una start-up tecnologica. «A Barcellona si possono trovare sviluppatori di grande talento per 20-30mila euro l'anno, quasi la metà della cifra necessaria a Parigi, un terzo di quella necessaria a Londra, e un quarto di quella occorrente nella Silicon Valley» spiega Carenzo, che tiene conferenze presso la Iese Business School. «In passato eravamo abituati a progetti che interessavano soltanto il mercato spagnolo» aggiunge, «mentre adesso i progetti in corso d'opera che vediamo sono più ambiziosi e destinati a più grossi risultati. Ciò rende la Spagna più attraente per le persone di talento provenienti da tutta Europa».

Tali ambizioni sono sorrette finanziariamente da una rete di sostegno sempre più ben sviluppata e che oggi include incubatori di start-up, avvocati specializzati e consulenti aziendali di grande esperienza. Le reti dei finanziamenti, invece, comprendono capitali pubblici, venture capital e investitori informali. I progressi, dunque, sono molteplici e tangibili. Malgrado ciò, Flores di Made of Genes sottolinea che i sistemi di finanziamento si stanno tuttora adattando alle necessità di finanziamento sul lungo periodo di iniziative ad alto rischio che si presentano nel processo di sviluppo e di commercializzazione di tecnologie avanzate e rivoluzionarie, per esempio in campo medico. Questa è la frontiera dove sempre più spesso si sviluppano le tecnologie trasformative. La Spagna ha sacche di leadership scientifica e tecnologica, ma trasformare le idee in aziende in grado di competere a livello mondiale richiederà un notevole impegno: la strada è ancora in salita.

Copyright The Financial Times Ltd 2016
(Traduzione di Anna Bissanti)

© Riproduzione riservata