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Il mondo della musica scopre il valore degli Mba e delle Business School

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Il mondo della musica scopre il valore degli Mba e delle Business School

(Olycom)
(Olycom)

Quando non scandisce il tempo sul palcoscenico per Annie Lennox, Robert Plant e altri cantanti, il percussionista Barry van Zyl di solito compone musica per la televisione. Durante un tour, tuttavia, quest’anno van Zyl ha trascorso tutto il suo tempo libero a concentrarsi su testi di business e prendere appunti per una tesi di cinquemila parole sulla strategia aziendale. Prima di partire per una tournée di 50 tappe negli Stati uniti con la Johnny Clegg Band, van Zyl infatti si è iscritto a un MBA. E ancora adesso, dopo aver conseguito il diploma, è il primo a stupirsi di essere riuscito a mettere insieme percussioni e materie accademiche di studio. «Essendo un artista so di dovermi reinventare, ma non avevo mai pensato che questo potesse voler dire frequentare una business school», ammette.

Van Zyl è uno dei pochi musicisti ad aver portato a termine l’MBA dell’Henley Business School, concepito per chi lavora nei settori più creativi. Aveva sentito parlare del corso da Jon Foster-Pedley, capo dell’Henley Business School Africa, che una volta gli ha messo a disposizione un pò di spazio nel campus di Johannesburg per dei laboratori. L’Henley Business School ha intravisto l’opportunità di insegnare competenze business specifiche a chi lavora nei settori della musica e della creatività in generale, e ha così messo a punto il corso lanciato nel 2012 e caratterizzato da una grande flessibilità, perché artisti come van Zyl incontrerebbero difficoltà a rispettare un calendario accademico tradizionale tra una performance e l’altra: lo racconta John Board, rettore della scuola.

«Questo settore è dominato da piccole aziende di imprenditori per i quali è stato difficile trovare il tempo di completare un programma MBA mentre si prendevano cura di esse per farle espandere», dice. Su una quarantina di studenti che ogni anno si iscrivono all’MBA, circa dieci lavorano nei settori delle arti creative e della musica. Questi studenti ricevono insegnamenti supplementari in ambiti importanti per il loro lavoro, per esempio economia dello streaming musicale e royalties per gli artisti.

Per la prima metà dei suoi 30 mesi all’Henley, van Zyl ha mantenuto nascosta ai suoi amici musicisti e ai suoi contatti nel settore della musica la sua vita di studente. E numerose volte è arrivato vicino al punto di rinunciare. «Non ero sicuro di ciò in cui mi ero buttato», dice. Poi, però, ritrovata la fiducia, ha abbracciato i vantaggi tipici di un’istruzione in cultura d’impresa, e ha potuto sfruttare una rete di ex alunni che lo ha aiutato a lanciare Slaves to the Rhythm, un’azienda di formazione per dirigenti con interessi in campo musicale. Adesso van Zyl coglie di sorpresa chi lavora nel settore business e frequenta i suoi corsi rivolgendo loro tante domande sul lavoro in ufficio quante gliene rivolgono loro sulla sua vita di musicista. «La mia capacità di analizzare, processare e gestire le informazioni è notevolmente aumentata. Per di più, parlo con una fiducia che prima non avevo».

Johann Gouws ha completato l’MBA in musica dell’Henley dagli Stati Uniti. Si è trasferito in Tennessee prima di completare il corso, garantendosi un posto all’Alfred Music, specializzata in materiale editoriale per chi impara a suonare uno strumento. Molti più suoi colleghi americani hanno un diploma MBA rispetto a chi lavora nell’industria musicale a Londra, ma nessuno ha le qualifiche di uno specialista. Quando l’anno scorso Peaksware, l’azienda che insegna software, ha acquisito Alfred Music, Gows è stato promosso vicepresidente del settore vendite internazionali, promozione che egli attribuisce almeno in parte ai suoi studi specialistici. «È stato sicuramente d’aiuto il fatto che per quel corso io avessi scritto una tesi sui servizi streaming che è piaciuta molto ai musicisti indipendenti», dice.

Un altro diplomato MBA alla Henley che lavora in campo musicale è Stan Dwight: si era iscritto dopo aver perso il suo lavoro di controllore finanziario nel 2011, insieme alla marea di altri esuberi avvenuti in seguito all’acquisizione di Chrysalis, l’azienda musicale del Regno Unito, da parte di BMG Rights Management. Mentre frequentava la Business school ha lavorato come direttore finanziario per potersi permettere la retta del corso, e dopo il diploma ha allargato la sua attività. Dwight avrebbe preferito tornare a una posizione a tempo pieno nell’industria musicale, ma dopo il consolidamento del settore le opportunità sono rimaste poche.

Non tutti reputano una buona idea concentrarsi su un settore così limitato come quello musicale: Bhavik Trivedi, la cui azienda Critical Square offre consulenze a oltre cento studenti l’anno sui posti nelle scuole di business, dice che le specializzazioni non dovrebbero essere discriminanti per coloro che cercano di ampliare le loro opportunità di trovare un’occupazione. Concentrarsi sulla sola musica, dove le opportunità di trovare un posto di lavoro sono molto limitate, è una «sovra-specializzazione», dice. Chi è prossimo alla trentina, quindi, e vorrebbe entrare nell’industria della musica farebbe meglio a studiare per un MBA generico e soltanto in seguito fare esperienza in quel settore.

Invece, la specializzazione potrebbe tornare utile a coloro che sono già avanti nella loro carriera e vorrebbero passare a lavorare in campo musicale, dice Trivedi. Dopo tutto, devono scegliere una scuola per la sua reputazione generale. «A garantire che rientrerai nel novero di coloro che saranno presi in considerazione per la prossima promozione, dice, è la reputazione, il buon nome della scuola di business che frequenti».

Copyright The Financial Times Limited 2016
(Traduzione di Anna Bissanti)

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