Management

Business school, meglio premiare il merito oppure il bisogno?

borse di studio

Business school, meglio premiare il merito oppure il bisogno?

Una scuola di business va ben oltre le possibilità economiche della maggior parte delle persone e comporta grandi sacrifici per molte. Secondo una ricerca effettuata dai miei colleghi del FT specializzati in analisi dei dati, la spesa media complessiva per frequentare un programma MBA a tempo pieno in una delle 100 scuole migliori al mondo si aggira sui 200mila dollari. La maggior parte dei corsi di questo tipo non soltanto ha un costo esorbitante, ma implica anche spese ulteriori, dato che chi li frequenta non lavora e non guadagna un salario. Se poi a tali costi si aggiungono le tasse di frequenza e altre spese, per esempio per vitto e alloggio, la cifra di 200mila dollari decolla e appare decisamente un miraggio per tutti fuorché gli aspiranti studenti più facoltosi.

Questo tipo di scuole è consapevole di questo problema e la maggior parte di esse offre ogni genere di aiuto finanziario per i propri programmi, tra cui borse di studio, sovvenzioni, sussidi e retribuzioni. Alcuni di questi aiuti sono assegnati sulla base del merito, altri delle necessità di coloro che hanno risorse limitate. E alcune scuole e alcuni aiuti sono più generosi di altri. Pochi studenti ricevono gratuitamente un’istruzione in business, e a far ritenere ciò giusto o meno spesso è il numero delle probabilità che si hanno di poter godere di questo beneficio. Di recente, sembra che le scuole più importanti vogliano premiare il merito più che la necessità. I rettori con i quali ho parlato sono sempre più in competizione tra loro per offrire agli studenti più brillanti la gratuità dei loro corsi.

Paulo Manoel è un esempio calzante: quando si è iscritto con un dottorato di ricerca alla Haas School of Business dell’Università della California a Berkeley negli Usa si è visto offrire una borsa di studio che copriva le spese di frequenza e comprendeva un sussidio per le spese di vitto e alloggio. Quell’offerta ha indirizzato Manoel a preferire l’Haas School rispetto ad altre. Tutti gli studenti di dottorato all’Haas possono frequentarne i corsi gratuitamente e ricevere un sussidio e ciò contribuisce a spiegare perché la scuola abbia un programma di dottorato molto competitivo, che ammette soltanto il 7 per cento dei candidati che ne fanno richiesta.

L’Haas spiega subito che non sono soltanto le star a ricevere almeno un aiuto finanziario parziale: quasi il 50 per cento dei suoi studenti iscritti all’MBA riceve borse di studio. Per quest’anno accademico ha speso 3,5 milioni di dollari in sovvenzioni per corsi MBA a tempo pieno. La scuola, in ogni caso, deve competere con altri eccellenti istituti americani per attirare i talenti migliori, ed è per questo che le sue offerte sono così generose da attirare l’attenzione. Il rettore Richard Lyons mi ha detto che questo tipo di generoso sostegno non è indirizzato soltanto agli studenti del dottorato: «Assistiamo a dinamici cambiamenti anche più in alto, dove la spesa effettiva per un MBA può essere azzerata del tutto».

Perché mai le scuole dovrebbero offrire sussidi agli studenti di talento, così da permettere loro di ricevere un’istruzione elitaria con una spesa inferiore e in alcuni casi del tutto gratuitamente? Nelle scuole di business degli Stati Uniti, e sempre più anche in quelle europee, ci si aspetta che dopo il diploma questi studenti restituiscano il favore sotto forma di donazioni, usufruendo di incentivi fiscali. La logica finanziaria di fondo, dunque, ha solide premesse. Oltre a ciò, è del tutto sensato premiare i migliori: le scuole d’élite sono in tutto e per tutto scuole d’eccellenza. E perché mai, quindi, le scuole di business dovrebbero preoccuparsi di aiutare soltanto gli studenti meno abbienti? L’età media di uno studente che frequenta un MBA è 28 anni: di sicuro i vantaggi di programmi finalizzati a una più ampia mobilità sociale dovrebbero aver avuto effetto ben prima che gli studenti approdino alle business school.

Anche se le argomentazioni dietro alla scelta di aiutare i meritevoli sono logiche e sensate, una maggiore efficacia potrebbe non essere al passo con le sempre più ampie preoccupazioni riguardanti la mobilità sociale. Chi contesta gli aiuti sulla base del merito potrebbe affermare che essi non estendono a sufficienza i vantaggi derivanti dalla riduzione dei costi. Gli studenti che ricevono un’educazione elitaria in business del tutto gratuita la ricevono a prescindere da quanto ricchi possano essere stati in partenza. Coloro che non la ricevono, devono far quadrare le spese come meglio possono, che ricevano o meno un contributo finanziario.

Le scuole d’eccellenza più famose sono in agguerrita concorrenza tra loro per restare in cima alla classifica. Il parametro che più conta nella nostra graduatoria è lo stipendio che gli ex alunni percepiscono a tre anni dal diploma, ed è altamente probabile che gli studenti migliori guadagnino di più. Pertanto, per le scuole di business è logico concentrare le risorse su coloro che hanno il potenziale di mantenere alta la loro posizione in classifica. Tutti, membri della facoltà ed ex alunni, beneficeranno della graduatoria del loro istituto per molti anni a venire. Si dà il caso che Paulo Manoel non sia benestante. In pratica, il premio ricevuto ha consentito al brasiliano di studiare alla Haas: «I miei risparmi non sarebbero bastati per pagare le spese», dice. Per lui ricevere gratuitamente un’istruzione d'eccellenza in business ha voluto dire cambiare vita e carriera. E, in futuro, sia lui sia la scuola ne trarranno a lungo beneficio.

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti )

© Riproduzione riservata