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Nandan Nilekani, una ricetta digitale per trasformare la «vecchia» India

Vietare le banconote non è un modo ortodosso per accelerare il cambiamento. La decisione dell'India presa a novembre di mandare al macero e sostituire le banconote di grosso taglio ha spiazzato gli accaparratori di contante, ha creato scompiglio tra i proprietari di piccole aziende e ha sconcertato i consumatori. Per Nandan Nilekani, invece, è stata un'opportunità da cogliere al volo. «Ciò che prima avrebbe richiesto anni, adesso sta accadendo nel giro di settimane o di mesi» dice il miliardario indiano che predica il potere rivoluzionario della tecnologia. La decisione del governo di sostituire le banconote da 500 e mille rupie, finalizzata a ridurre drasticamente la contraffazione e ostacolare il mercato nero, ha portato un “senso di urgenza”, proiettando il paese in un sistema di pagamenti senza denaro contante.

Nilekani mantiene la frenetica impazienza dell’imprenditore: intervistato a Bangalore prima della decisione riguardante le banconote, ha detto che l’India è «in corsa contro il tempo» per sbloccare i suoi “arcaici” sistemi della pubblica istruzione, dell’assistenza sanitaria, dei sistemi di governo e sfruttare tutta l’energia della sua «popolazione giovane, effervescente, dinamica e piena di aspirazioni». Se ciò non accadrà in tempi rapidi, i politici potrebbero essere tentati di sfruttare le vecchie distinzioni di casta o religione.

Nilekani, 61 anni, può dichiarare a buon motivo di aver forgiato egli stesso una delle chiavi necessarie a sbloccare e rimettere in moto il sistema. Nel 2009 ha rassegnato le dimissioni da copresidente di Infosys, la società di servizi informatici da lui stesso cofondata. Il governo ha quindi attinto al suo grande entusiasmo per la messa a punto di un sistema di identificazione universale per il miliardo e duecento milioni di cittadini indiani, nominandolo presidente di un nuovo ente di controllo che si occuperà di concretizzare il progetto. A distanza di sette anni, oltre un miliardo di indiani possiede un numero Aadhaar, un codice identificativo unico basato sulle impronte digitali e il riconoscimento dell’iride.

«È come se nel sistema stessimo inserendo una sorta colonna vertebrale digitale» ha esemplificato Nilekani. Aadhaar è la premessa (questo il suo significato in varie lingue indiane) di numerose importanti riforme. Con il codice Aadhaar, le varie società possono “conoscere” i loro clienti, rendere più facile agli utenti l’apertura di conti correnti bancari, procurarsi sim card per la telefonia mobile e pagare un’assicurazione. Oltre a ciò, sussidi e pensioni possono essere trasferiti per via elettronica, evitando intermediari corrotti. Nel libro «Rebooting India» (Far ripartire l'India), scritto con Viral Shah, Nilekani spiega in che modo la tecnologia potrà consentire di affrontare con successo molte «grandi sfide»”, dalla riforma del sistema tributario allo sblocco dello sclerotico iter giudiziario. Il libro usa toni educati nei confronti dei burocrati del paese, con i quali Nilekani ha dovuto lavorare per fare nascere Aadhaar.

Nel libro scrive che «una start-up al governo» formata da 101 persone (dieci per ciascuna delle prossime sfide e un primo ministro) potrà favorire il cambiamento. Poi, però, scoppia a ridere e davanti a quella allusione ammette che può esserci qualcosa di sovversivo circa le modalità con le quali ha creato «una piattaforma sociale» per il cambiamento e ha resistito ai tentativi di complicare eccessivamente l'infrastruttura per i documenti di identità. Nilekani vede un parallelo nelle grandi società tecnologiche come Google, Facebook o Uber. «Le piattaforme social sono un passo avanti» spiega. «Il valore è quello dei partner sulla piattaforma. Se si crea una piattaforma nella quale tutti hanno da guadagnare, è probabile che ciò accada o cresca».

Secondo lui un ulteriore progresso è possibile, proprio sfruttando come leva l’incredibile ampiezza della popolazione indiana. «Un piccolo cambiamento incrementale moltiplicato per un miliardo di volte rappresenta un balzo in avanti gigantesco… Se un miliardo di persone può permettersi di comprare un telefono cellulare in un quarto d’ora invece che in una settimana, si ha un’iniezione di produttività enorme per l’economia. Se un miliardo di persone versa i propri soldi in conti correnti bancari in maniera automatica si determina un balzo gigantesco per la produttività economica».

L’interruzione dell’economia monetaria provocata dalla sostituzione delle banconote di grosso taglia amplificherà l'effetto, dice in un’altra intervista. Il codice Aadhaar dovrebbe servire a garantire vantaggi perfino alle decine di milioni di persone che non hanno un telefono, ma che potranno aprire conti correnti e utilizzare i «micro-bancomat» dei commercianti, grazie all’identificazione biometrica, per ottenere contanti o pagare direttamente ciò che comprano.

In 35 anni, trenta dei quali trascorsi a lavorare in Infosys e cinque a lanciare Aadhaar, Nilekani ha fatto un’unica cosa con quella che egli stesso definisce un’intensità “monomaniacale”. Adesso trascorre il 40 per cento del proprio tempo a promuovere il nuovo sistema di identità ed è appena diventato consulente di importanti ministeri degli stati indiani che stanno valutando in che modo accelerare le transazioni senza contante. Dedica il 20 per cento del suo tempo a Ekstep, una piattaforma sociale no-profit che si occupa di portare istruzione elementare, tramite smartphone e tablet, a milioni di bambini, in particolare quelli mal serviti dalle scuole pubbliche. Infine, un quinto del tempo lo trascorre a investire in start-up e il tempo rimanente in azioni filantropiche a sostegno di istruzione e urbanizzazione.

Se un tempo da giovane imprenditore era un «ottimista privo di qualifiche», Nilekani oggi dice di essere un «ottimista qualificato» a proposito dell’India. Il suo ruolo è escogitare come «sfruttare ciò che so bene, ossia comprendere i flussi e i riflussi e i cambiamenti del mondo tecnologico, per scoprire come individuare determinate soluzioni su scala ragionevole». L’opportunità potrebbe essere maggiore in India che negli Stati Uniti o in Europa perché il paese non ha «pesi morti al seguito». Nilekani considera la mancanza di infrastrutture tecnologiche un elemento positivo. Nello stesso modo, le soluzioni come Aadhaar saranno più importanti che nelle economie sviluppate per 50-75 paesi con mediocri sistemi di registrazione, poche banche e corruzione di basso livello. Crede, infine, che un simile sistema potrebbe in ogni caso aiutare i paesi europei a registrare migranti e rifugiati, facilitando le loro possibilità di accedere a servizi sanitari o bancari a livello locale.

Ciò malgrado, le sfide che l’India dovrà affrontare lo preoccupano come non mai. Una delle sue iniziative è mirata a formalizzare prestiti alla portata della maggior parte degli indiani, finanziati dalla famiglia, da amici e prestatori. Nilekani dice che le restrizioni monetarie del governo esorteranno i commercianti ad accettare pagamenti digitalizzati, dando loro una sorta di «impronta digitale» che dovrebbe permettere di prendere capitali in prestito tramite canali regolamentati.

La vera sfida alla quale Nilekani dice che vorrebbe dedicarsi, se potesse ricominciare da capo la sua carriera, è il credito, o per meglio dire la sua assenza in buona parte dell’India. «Se non avessi vincoli o obblighi, mi occuperei a tempo pieno di trovare una soluzione al problema del credito universale. È un problema che merita di trovarne una, perché oggi grazie alla tecnologia è possibile porvi rimedio. Oltre a ciò ha un effetto moltiplicatore enorme nella società e nell’economia e può davvero cambiare la vita delle persone».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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