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Los Angeles pronta a lanciare la sfida alla Silicon Valley

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Los Angeles pronta a lanciare la sfida alla Silicon Valley

LOS ANGELES — In una strada tranquilla che conduce alla passerella di Venice a Los Angeles, dietro ai banchetti che vendono tatuaggi all'henné e vestiti di canapa, i dipendenti di Snap sono freneticamente al lavoro. Gli unici indizi dai quali si deduce che quel piccolo complesso di edifici ospita al suo interno gli uffici del proprietario di Snapchat – che sta per essere oggetto di una delle offerte pubbliche d’acquisto più importanti nel settore delle tecnologie in Usa negli ultimi anni – sono tre vigilantes con i gilè neri imbottiti e una piccola insegna di legno sulla quale compare la scritta “Snap”.

Si prevede che l’Opa di Snap porterà il valore dell’azienda di social media a 25 miliardi di dollari, rendendola di fatto una delle più grandi società del settore hi-tech con sede a LA. Quando decise di evitare la Silicon Valley e di fondare l’azienda più vicino alla sua casa di famiglia nella California meridionale, Evan Spiegel, cofondatore e direttore esecutivo di Snap, ha attirato a sud molti programmatori di software. Adesso in molti sperano che l’Opa di Snap possa portare alla creazione di una seconda Silicon Valley, questa volta direttamente sulla costa.

L’anno scorso, proprio in previsione di un boom di nuove start-up losangeline – molte delle quali potrebbero essere fondate da dipendenti di Snap che lasciano l’azienda per diventare imprenditori a loro volta –, Tianxiang Zhuo, partner di Fika Ventures, ha fondato la sua società che si occupa di early-stage VC.
«Snap è una sorta di calamita: la loro valutazione dimostra che a Los Angeles è possibile fondare un’azienda ed espandersi con successo. Anche se non dovessero arrivare a una valutazione di 25 miliardi di dollari, e si fermassero a 15, per la città sarebbe in ogni caso una storia di successo straordinario».

Spiegel vuole differenziare Snap dalle sue concorrenti della Silicon Valley: gli uffici hanno un look anonimo e riservato che contrasta molto con gli enormi campus a tinte sgargianti di Google e Facebook o di altri fornitori di pubblicità digitali, molti dei quali considera «da brividi». Snap, in ogni caso, è cresciuta fino ad avere dimensioni equiparabili a quelle di grandi aziende hi-tech private della California settentrionale, come Uber e Airbnb.

Jim Armstrong, managing director presso March Capital, dice che è meraviglioso vedere un imprenditore di Los Angeles intenzionato a non vendere subito la propria creatura: «Snap ha quell’atteggiamento un po’ folle della Bay Area di quando le aziende rifiutavano offerte da tre miliardi di dollari», dice riferendosi al rifiuto che l’azienda ha opposto nel 2013 a un’offerta di Facebook. «Lavorano per cambiare il mercato, non per metterle sul mercato prima possibile». Fino a quando Snap non è diventata un motore trainante, gli imprenditori che sceglievano di aprire le loro aziende a Los Angeles erano nati e cresciuti lì, oppure erano ex dipendenti più anziani di grandi società del mondo dello spettacolo o delle spedizioni che lasciavano il lavoro per inseguire una buona idea e fondare imprese di medie dimensioni.

Kashif Sheikh, analista di investimento presso PrivCo, una piattaforma di informazioni finanziarie per società private, dice che LA non ha mai avuto “exit”, acquisizioni o Opa «di rilievo» e ciò rende «particolarmente pazzesco» il debutto di Snap. La più grande “exit” per una start-up fino a questo momento è stata l’Opa di 3 miliardi di dollari per il sito Buy.com nell’ultimo boom delle dotcom. In tempi più recenti, l’azienda Demand Media, che produce contenuti, nel 2011 ha venduto azioni in Borsa per 1,4 miliardi di dollari e quello stesso anno Cornerstone on Demand, che produce il software HR, è stata quotata 600 milioni di dollari. Una delle startup che in precedenza aveva lanciato segnali di speranza per una rinascita del settore hi-tech a Los Angeles è MySpace, il social network un tempo rivale di Facebook con sede a Beverly Hills: la sua popolarità è rapidamente tramontata nel 2005, quando si era auto-venduta a News Corp di Rupert Murdoch per 580 milioni di dollari.

Adam Miller, direttore esecutivo di Cornerstone, dice che agli albori della sua azienda non c’era nessuno nel settore hi-tech dal quale cercare ispirazione e guida. «Lavorando nel settore delle tecnologie a Los Angeles si provava una sensazione di solitudine, di incomprensione e forse addirittura di mancata accettazione sociale». Negli ultimi due anni, tuttavia, il settore hi-tech losangelino ha iniziato a dar prova di successi evidenti. Adesso a Venice e a Santa Monica altre startup competono con Snap per acquisire spazi e visibilità. Alcune grandi aziende della Silicon Valley che operano nel settore o in pubblicità stanno inaugurando nuovi uffici a una ventina di minuti di automobile, a Playa Vista, proprio nella zona industriale dove un tempo il pioniere dell’aviazione Howard Hughes costruì l’aereo Spruce Goose. Quanto a Snap, ha in mente di prendere in affitto quasi 28mila metri quadrati nei pressi dell’aeroporto di Santa Monica.

Quando l’industria dell’intrattenimento si è spostata sui video online, è sembrato che i network a più canali come Fullscreen e Maker Studios potessero offrire ospitalità ai creatori di YouTube, e la loro crescita fosse sostenuta da investimenti delle grandi società mediatiche. Le aziende di videogame, come Activision con sede a Santa Monica, hanno iniziato a partorire startup, soprattutto nel settore dei giochi o della realtà virtuale. Altro vantaggio per le aziende di e-commerce che ricevono merce da produttori all’estero è la vicinanza di due porti importanti come quelli di Los Angeles e Long Beach. A LA hanno sede The Honest Company, l’azienda che vende online articoli per l’igiene personale e la prima infanzia, e Dollar Shave Club, il servizio di consegna a domicilio di rasoi comprato l’anno scorso da Unilever.

Los Angeles, insomma, adesso ha nuovi talenti e sta muovendo i primi passi per attirare altro capitale. Nelle università della città e dei dintorni si formano più ingegneri software che in qualsiasi altra importante area metropolitana degli Stati Uniti, Silicon Valley e Boston incluse. Per tradizione, però, per lavorare si sono trasferiti nelle grandi aziende dell’hi-tech della Bay Area di San Francisco o nel settore bancario, dice Zhuo. Zhuo pensa che Los Angeles ancora non si meriti i venture capitalist, poiché pensa che nei fondi attivi ci sia circa un miliardo di dollari non impegnati, la stessa cifra di denaro di un unico fondo di grandi dimensioni della Silicon Valley. «C’è questo immeritato, pazzesco gruppo di persone di talento», dice.

I venture investment sono in aumento: nel 2016 sono aumentati del 25 per cento su base annua arrivando a una cifra complessiva di 3,5 miliardi di dollari, secondo la società di ricerche CB Insights. I contratti sono più ingenti, e il capitale si è riversato su 160 aziende nel 2016 rispetto alle 219 del 2015, ed è meno concentrato sulla fase iniziale di avviamento, mentre i round seed sono diminuiti da quasi la metà di tutte le raccolte di capitale del 2012 al 29 per cento dell’anno scorso. Le aziende nel centro globale del VC – Sand Hill Road nella Silicon Valley – ora spesso mandano un partner a seguire da vicino le startup a Los Angeles per una settimana al mese. I finanziamenti in ogni caso restano ancora molto inferiori rispetto a quelli della Silicon Valley e di altri hub tecnologici negli Stati Uniti. Soltanto nel quarto trimestre del 2016 la Silicon Valley ha ricevuto 3,9 miliardi di finanziamenti in VC rispetto ai 2 andati a New York, 1,4 andati all’Area di Washington DC e 1,3 nel New England. Secondo PwC e CB Insights, a Los Angeles nel quarto trimestre sono andati appena 900 milioni di dollari di finanziamenti.

Cinque anni fa Michael Heywood ha fondato a Los Angeles Whisper, l’app per condividere segreti che si è evoluta in un content business. Dice che aprire una società lontano dalla Silicon Valley è più facile che mai, perché non servono file e file di server e di gente che sa come badare loro. Alle start-up basta collegarsi ad Amazon Web Services e scegliere da un elenco i servizi extra che desiderano, per esempio l'apprendimento delle macchine. «È opinione consolidata che nella Silicon Valley ci siano le persone più intelligenti del mondo. Non è un’opinione errata: se vuoi le arance vai in Florida, se vuoi il software vai nella Silicon Valley», dice. «In ogni caso, non ti servono migliaia e migliaia e migliaia di dipendenti. E 50 o 100 persone assolutamente brillanti le puoi trovare ovunque». Facendo cenno in direzione degli uffici di Snap a due isolati di distanza, dice: «Quando la linea assunta ti lascia intravedere che la tua azienda necessita di migliaia di dipendenti, diventi la tua stessa mecca, proprio come Snapchat».

È improbabile che da sola Snapchat possa trasformare LA in una mecca delle dimensioni della Silicon Valley: potrebbe anche volerci del tempo prima che i dipendenti di Snap inizino a lasciarla per fondare aziende in proprio. James Montgomery, cofondatore di March Capital e fondatore della banca di investimenti con sede a LA, Montgomery & Co, dice che LA è arrivata ai 10 dei 25 anni che sono occorsi alla Silicon Valley per arrivare dove è oggi. «Se ripensiamo alla Bay Area di 25 anni fa, c’erano molti più posti di lavoro nel settore aerospaziale (per esempio alla Lockheed Martin) di quanti ce ne fossero nella Silicon Valley. In fondo è il tempo di una generazione e dimostra ciò che può accadere in questo arco di tempo».

Il sindaco Eric Garcetti potrebbe aggiudicarsi il primo premio in una gara nella quale si dovesse citare il maggior numero di aziende hi-tech in un minuto, e snocciola i nomi di SpaceX, Netflix, Hulu, Maker Studios, Riot Games, EA, Activision, Oculus, Dollar Shave Club, che hanno tutte una presenza di rilievo a Los Angeles. Il sindaco di LA si sta adoperando per la crescita del settore hi-tech della città. LA offre alle società su internet il tasso di imposte comunali più basso, pari a 1,01 dollari per ogni mille di guadagno, fino al 2018. La città ha chiesto ai rettori con carica onoraria delle università di far sì che un numero maggiore di laureati in ingegneria restasse a LA e prendesse parte a una fiera del lavoro alla quale si sono presentati 13mila potenziali candidati per entrare in contatto con 275 aziende del settore hi-tech.

Adesso, Snap ha fatto alla città un regalo sotto forma di grande coorte di fondatori di startup. «Nel volgere di un attimo creerà un migliaio di milionari, futuri imprenditori che qui in città inizieranno a concretizzare i loro sogni e a espandere questo ecosistema per portarlo a un livello superiore», dice. Il sindaco ha anche cercato di approntare normative che consentano ai maghi della tecnologia a LA di sperimentare, che si tratti di condividere piattaforme economiche calcando le orme di Uber o Airbnb o di invitare gente a sperimentare nuove tecnologie nei settori idrico o elettrico o nel porto. Secondo la Los Angeles County Economic Development Corporation, se si guarda un po’ oltre il software informatico in senso stretto, a Los Angeles si contano già adesso più posti di lavoro nel settore hi-tech di quanti ve ne siano a Santa Clara, uno dei due distretti che formano la Silicon Valley. E l’ampiezza del settore non è paragonabile a quella di nessuna altra città negli Stati Uniti, dice il sindaco Garcetti, «solo che non andiamo in giro a vantarci».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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