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Professionisti nella crisi - Dalla rete «esperta e sostenibile»…

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Professionisti nella crisi - Dalla rete «esperta e sostenibile» all’Albo etico di impresa: le proposte di Articoloquattro, associazione milanese dei freelance over 40

Si sente dire spesso che l'Italia «non è un paese per giovani». E' una frase ad effetto e chi la ripete sta, magari senza saperlo, parafrasando il titolo di un film dei fratelli Cohen. Tratto dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy è uscito nel 2007, quindi appena prima che la crisi si manifestasse, con le conseguenze sull' occupazione che durano tuttora. In qualche caso, varrebbe la pena di citare il titolo originale, invece, e di constatare che non siamo nemmeno «un Paese per vecchi». O per «non ancora vecchi».

Non lo è l'Italia, un Paese per " over-qualcosa". E non fa eccezione nemmeno Milano, cioè la sua punta metropolitana più avanzata e innovativa, se è vero quello che non si stanca di raccontare Giulio Trevisani, progettista editoriale e fotografo, presidente dell'Associazione Articoloquattro.org. dall'articolo della Costituzione che riconosce il diritto al lavoro. Il gruppo è nato nel 2012 proprio nel capoluogo lombardo con l'obbiettivo di costituire una rete di professionisti ultraquarantenni messi in difficoltà proprio dalla crisi: commesse che calano o pagamenti che ritardano, rendendo l'attività non più sostenibile.

Per questi soggetti - liberi professionisti o freelance esperti - la condizione occupazionale è andata via via peggiorando negli anni e, come spiega Trevisani «tanti di noi ormai si trovano indebitati e quindi nell'impossibilità di lavorare». Con due handicap aggiuntivi, rispetto al lavoratore dipendente che perde il posto e non ne trova più un altro, aggiunge il presidente. «Uno è il fatto di non avere una protezione di categoria, e questo ha contribuito al ritardo con cui ci si è accorti dell'esistenza del problema, anche tra di noi». Che si chiami percezione oppure «coscienza di classe», come dice il progettista-presidente, il risveglio alla realtà è stato colpevolmente lento.« Una ricerca del Politecnico stima che i liberi professionisti in sofferenza nell'area metropolitana siano 25mila, ma è come se fossimo invisibili», commenta il presidente.

L'altro ostacolo è più sottile, ma proprio per questo insidioso: « Un libero professionista, un lavoratore autonomo, un artigiano non dirà mai pubblicamente che è in difficoltà, perché questo equivarrebbe a togliergli la possibilità di avere lavoro. Chi si fiderebbe di una persona che è senza lavoro? Chi non penserebbe che non è stato capace di cavarsela, e che quindi vale poco?».

I professionisti milanesi che si sono fatti "nodi" della rete di Articoloquattro - cinquanta circa, tutti ultraquarantenni con alte professionalità ed esperienze varie - hanno lavorato per i primi quattro anni di vita dell'associazione nei Consigli di zona (oggi Municipi) , dove hanno aperto sportelli per intercettare il disagio e raccogliere casi e storie. Da qui e da un protocollo d'intesa con l'Assessorato al Lavoro e formazione del Comune di Milano nel 2015 è nato il progetto di Rework 3.0 . Il modello è vicino a quello dell"economia collaborativa", e se l'iniziativa non si fregia dell'etichetta «di tendenza» è probabilmente perchè la sharing economy e i suoi ambiti non sono generazionalmente vicini agli ultraquarantenni del gruppo. «Si tratta di un network noprofit di professionisti che si offre ai committenti con un approccio diverso , quindi proprio per questo più competitivo - spiega Giulio Trevisani - Ai clienti potenziali ci proponiamo coordinati e con le nostre competenze, com'è ovvio, ma fatturando singolarmente secondo le le diverse ragioni sociali, quindi senza applicare sovrapprezzi come fanno le agenzie».

Partita l'esperienza di Rework 3.0, è stata la volta dell'Albo Etico di'Impresa, proposto al Comune di Milano nell'ambito delle iniziative del dialogo sociale e della crescita attraverso l'imprenditorialità diffusa e sostenibile su cui l'amministrazione di Palazzo Marino ha puntato con forza. L'idea è di creare, con la partecipazione e il sostegno di aziende disponibili e delle associazioni di categoria del territorio, un fondo etico da mettere a disposizione dei lavoratori autonomi in disagio. L'Albo, nelle intenzioni dell'Associazione, dovrà essere controllato da un organo al di sopra delle parti (il Comune stesso o altro ente), dotato di una commissione di verifica e accertamento della natura del debito e dei motivi del prestito richiesto, e prevedere inoltre un sistema di premialità per chi alimenta il fondo, tutto da definire.

Un'altra soluzione «non assistenziale» per dare sostegno ai professionisti in difficoltà mettendoli in condizione di lavorare come chiedono, suggerisce poi il presidente «potrebbe essere il baratto amministrativo, introdotto con una delibera nella passata consiliatura».

Al momento i professionisti-attivisti di Articoloquattro, con il suo bacino di colleghi in difficoltà incontrati, ascoltati e consigliati nei quartieri, sono in attesa di risposte dall'Amministrazione, alle cui politiche chiedono di dare anche un segnale meno "giovanilista". «Si potrebbe per esempio favorire la creazione di start- up, che il Comune di Milano già agevola con diversi suoi programmi, che però mettano insieme ai giovani anche professionisti esperti come noi», azzarda Giulio Trevisani . Intanto, però, la causa dei professionisti associati ha conquistato l'attenzione della Camera del Lavoro, dove, tra aprile e maggio, si aprirà per la prima volta un tavolo permanente dedicato ai lavoratori indipendenti.

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