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Brexit? Per chi studia giurisprudenza ci sono risvolti positivi

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Brexit? Per chi studia giurisprudenza ci sono risvolti positivi

Non sono molti i docenti universitari che si rallegrano per la Brexit, ma per Anu Bradford si è spalancata una grande opportunità. I corsi della professoressa di diritto economico internazionale e di diritto dell’Ue presso la Columbia University di New York in passato attiravano con difficoltà un numero di studenti sufficiente a riempire i posti disponibili. Poi, nel giugno scorso, è subentrata la decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione europea e la professoressa Bradford ha organizzato una conferenza sulla Brexit all’Accademia Italiana della Columbia: i posti dell'aula si sono presto esauriti.

All’inizio di quest’anno accademico, l’afflusso degli iscritti al suo corso in diritto dell’Ue – uno dei corsi facoltativi nei programmi di diploma in Diritto e di dottorato in Scienze del diritto – è raddoppiato rispetto all’anno precedente.
La Brexit potrebbe essere un problema politico per il governo del Regno Unito e fonte di preoccupazione per le università britanniche che temono di vedere venir meno l’attrattiva che esercitavano su studenti e professori di oltreoceano. Ma, per alcuni docenti, la Brexit di fatto può essere un’occasione preziosa di insegnamento. Gli studenti di giurisprudenza, dal canto loro, si stanno rendendo conto che prepararsi ad affrontare i complessi problemi derivanti dal voto espresso in UK per uscire dall’Ue quasi certamente aumenterà le loro opportunità di impiego dopo la laurea.

Prima del voto favorevole alla Brexit, la professoressa Bradford non riusciva ad attirare studenti ai suoi corsi di diritto dell’Ue presso la Columbia University. «Un giorno uno studente mi ha chiesto perché mai avrebbe dovuto darsi la pena di studiare un argomento simile, aggiungendo che sarebbe stato come frequentare un corso in diritto sovietico - ricorda la professoressa di origini finlandesi -. Ho pensato che avrei faticato meno se avessi insegnato come stipulare contratti o diritto cinese». Adesso, però, i suoi studenti considerano il suo corso un mezzo per aumentare le loro opportunità di trovare lavoro in un mercato sempre più difficile.

Nel Regno Unito le cifre della Law Society of England and Wales mostrano che nel 2015-2016 il numero degli studenti accolti nei corsi di giurisprudenza è più che triplicato rispetto a quello dei contratti di formazione offerti dagli studi legali ai neolaureati. Negli Stati Uniti la concorrenza è altrettanto grande. Aaron Rogoff è uno degli studenti che si sono iscritti al corso della professoressa Bradford ed è al terzo anno del suo dottorato in giurisprudenza: dopo il diploma spera di lavorare nelle vertenze giudiziarie dei colletti bianchi nei settori della sanità e delle biotecnologie.

«Quanti di noi lavoreranno nei grandi studi legali internazionali si aspettano di avere come clienti le multinazionali e in loro prevale quindi la consapevolezza che non sia possibile ignorare gli importanti cambiamenti politici in corso a livello internazionale», dice. Ma essere a conoscenza degli aspetti legali associati alla Brexit potrebbe servire a molto di più. Per esempio, tali conoscenze potrebbero tornare utili nei negoziati commerciali in Asia dopo che a gennaio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha revocato l’adesione del suo Paese all’accordo di Partenariato trans-Pacifico, spiega Rogoff.

Non sono soltanto le facoltà di giurisprudenza degli Stati Uniti a riscontrare maggiori opportunità: in seguito al voto del Regno Unito per uscire dall’Ue, e a maggior ragione se la spaccatura dovesse portare a più severi controlli sull’immigrazione, le scuole di business britanniche temono di perdere sia i finanziamenti per la ricerca, sia gli studenti provenienti da oltreoceano. Molte scuole in UK, tuttavia, considerano la Brexit una grande opportunità da sfruttare, tenuto conto che essa ha acuito l’interesse negli studenti ad acquisire conoscenze al riguardo di un mondo in cui il business globale deve adattarsi ai Paesi che dovranno rinegoziare i termini dei loro scambi commerciali.

L’Henley Business School, che fa parte dell’University of Reading, è una delle istituzioni del Regno Unito che stanno mettendo a punto programmi facoltativi nei quali si apprendono le implicazioni della Brexit. Tra le materie di studio ci sono lo studio delle nuove regolamentazioni previste e di come possa funzionare la logistica in un mondo nel quale gli accordi commerciali stanno per essere riscritti: lo dice Elena Beleska-Spasova, responsabile per la Henley dei programmi postlaurea e post-esperienze lavorative. «Abbiamo la sensazione - dice - di poter diventare competenti in questo ambito».

George Yip, professore di strategia presso l’Imperial College Business School, ha aggiunto un dibattito sulla Brexit al corso facoltativo di economia internazionale che tiene per gli studenti dell’MBA. Il suo corso tratta delle differenze che comporterà la Brexit per le aziende multinazionali che hanno il loro quartier generale nel Regno Unito, e sfrutta questa opportunità per analizzare le differenze con le aziende che hanno il loro quartiere generale fuori dall’Ue e i cambiamenti ai quali una multinazionale dovrà adattarsi dopo la Brexit. Il professor Yip è del parere che i professori universitari debbano adattare i contenuti dei loro corsi per riflettere il clima politico in cambiamento, a maggior ragione nelle scuole di business in UK, per far sì che gli studenti abbiano conoscenze aggiornate. «Nel mio discorso di benvenuto agli studenti - dice - ho già aggiunto un saluto particolare per spiegare che quello che stiamo vivendo è un periodo storico incredibilmente importante per discutere dei problemi connessi agli affari internazionali».

Insegnare le implicazioni pratiche della Brexit per gli accademici è un modo per riguadagnare legittimità nel dibattito su ciò che accade adesso nel mondo degli affari e nella società: così dichiara Simon Collinson, presidente della Chartered Association of Business Schools, un ente al quale sono affiliate le istituzioni del Regno Unito. «Le scuole di business fanno bene a reagire e a adattare i loro insegnamenti a cambiamenti politici ed economici di questa portata». Collinson aggiunge che in UK gli istituti sono favoriti nell’insegnamento delle questioni specifiche venutesi a creare in seguito alla Brexit, per esempio le tecniche negoziali, ma ciò non controbilancerà i problemi che il settore dovrà affrontare in conseguenza della spaccatura creatasi con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. «É in corso una transizione a causa della quale la gente avrà bisogno di maggiori competenze: noi le insegniamo, ma non credo che questo potrà compensare il calo del numero degli studenti di oltreoceano».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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