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In Giappone grazie al Web più governance e meno collusioni

appunti da tokyo

In Giappone grazie al Web più governance e meno collusioni

Tempi duri per i top manager giapponesi della vecchia scuola, abituati a rapporti collusivi con investitori istituzionali legati a gruppi con cui fanno business: la distruzione creativa generata da Internet non riguarda solo le dinamiche di mercato o di marketing, ma fa segnare progressi nella trasparenza dei processi decisionali attraverso i quali i più importanti provvedimenti aziendali vengono approvati dagli azionisti, con ricadute importanti per il management.

Il Giappone, patria delle collusioni diffuse sancite nelle tradizionali serate conviviali tra portatori di conflitti di interesse e terra di incroci azionari pericolosi, sta diventando un esempio di miglioramenti nella corporate governance, secondo nuove linee-guida varate dalla Financial Services Agency per gli investitori istituzionali, ai quali raccomanda di rendere pubblico il voto sulle risoluzioni sottoposte nelle assemblee delle società quotate. In prima linea su questo trend è balzata Nomura Asset Management, che ha appena reso noto come ha votato sulle proposte avanzate in assemblea dal management delle aziende in cui investe: nel primo trimestre di quest’anno si e' opposta nell’8,6% dei 2.635 casi considerati.

La novità storica è che questa volta sembra che i «muri cinesi» funzionino: in alcune circostanze il voto contrario dell’asset manager di Nomura Holdings si scontra con precisi interessi di gruppo. Ad esempio, si è opposta alla fusione che ha creato il gruppo di plastiche C.I. Takiron – sostenendo che l’operazione non tutelava gli interessi degli azionisti di minoranza – anche se Nomura Securities era l’advisor della parte promotrice del merger C.I. Kasei. E anche se Nomura Securities è il tradizionale leading underwriter delle operazioni straordinarie del gruppo Suntory, Nomura Asset Management ha votato contro la nomina di alcuni membri del board di Suntory Beverage & Food. Insolitamente “attivista” si è mostrata anche nel votare contro la proposta di misure anti-takeover alla Sapporo Holdings o alla Asics.

La morale e' dirompente: i dirigenti delle aziende quotate non possono più dare per scontato il voto favorevole in assemblea di azionisti finanziari importanti, anche se danno business a società a loro collegate. Più in generale, le ricadute di governance saranno notevoli in quanto parecchi colossi finanziari pubblicizzeranno sui loro siti web come votano nelle assemblee societarie altrui. Dai-Ichi Life Holdings ha comunicato che dal prossimo autunno lo farà per circa 8mila decisioni – dalle nomine alle proposte di compensi per gli executives - riguardanti circa 2.200 aziende in cui investe. In passato già lo aveva fatto in modo generico, senza citare le singole imprese. Il passo avanti nelle “disclosures” eliminerà i sospetti di collusioni con società che rappresentano suoi target di investimento o che sono clienti del gruppo assicurativo.

Alcune grandi compagnie appaiono caute in proposito: temono effetti collaterali come una maggiore volatilità dei prezzi azionari, in quanto rendere pubblica una decisione potrebbe influenzare il voto di altri azionisti, o paventano conseguenze negative sul loro core business. Meiji Yasuda Life intende iniziare a rendere pubbliche le sue decisioni di voto solo sulle principali aziende in cui investe. Ma ormai la tendenza sta prendendo piede. Mitsubishi UFJ Trust and Banking si sta attrezzando per comunicare il suo «voting record» già a partire dal prossimo agosto. La trasparenza complessiva del mercato non potrà che guadagnarci.

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