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Nelle aziende italiane si spende più in formazione che in marketing

gestione delle risorse umane

Nelle aziende italiane si spende più in formazione che in marketing

Il fenomeno riguarda soprattutto le multinazionali, ma interessa da vicino anche molte medie imprese italiane. E lascia intendere una tendenza virtuosa all’interno di una buona parte di organizzazioni della Penisola. Di cosa stiamo parlando? Del livello di investimenti in formazione, assessment e coaching, che hanno superato nel 2017 (almeno per il momento) quelli relativi al marketing.

Il dato, da considerarsi sorprendente anche in relazione alla differenza di costi fra un corso di formazione e una campagna pubblicitaria, arriva da Technical Hunters, società di headhunting che opera su scala internazionale nell’ambito della selezione di figure di middle e top management in diversi settori. Di tendenza si tratta, come spiegano i diretti interessati, perché è un processo in corso già da diversi anni, che si è acuito nei primi mesi di quest’anno, quando le aziende italiane hanno speso per queste attività tra il 40% e il 100% in più rispetto all’anno precedente.

Diverse le cause che concorrono a rendere le imprese più sensibili alla cultura del training e dell’assessment. Fra queste vi è, ed è forse la più importante, la maggiore competitività che caratterizza il mercato del lavoro e le conseguenti difficoltà nel reperire profili adeguati per posizioni tecniche e specialistiche. Per far fronte a questa situazione, diverse organizzazioni hanno iniziato a investire in modo più deciso sulle risorse interne, attraverso processi di valutazione, formazione ed empowerment dedicati.

Più nello specifico, come ha osservato Matteo Columbo, director di Technical Hunters, «la limitata offerta di professionisti ad alta specializzazione ha spinto le aziende a sperimentare nuove strategie per far crescere e trattenere i migliori talenti, spesso importando competenze, esperienze, metodologie e strumenti dai Paesi anglosassoni e scandinavi».

Sono sempre più diffuse, infatti, anche alle nostre latitudini, le logiche del team building (e quindi attività di aula o ludico-formative dentro e fuori l’azienda) o veri e propri software per l’assessment, già molto utilizzati in Scandinavia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, come l’Extended Disc, specifico per l’analisi comportamentale. Lo scenario sta quindi cambiando e un ruolo centrale lo hanno assunto proprio i processi di valutazione che misurano scientificamente il comportamento e il potenziale dei dipendenti, con l’obiettivo ultimo di indirizzarli verso i ruoli più adatti a loro.

Investire in questa direzione, confermano (in modo interessato) da Technical Hunter, comporta del resto vantaggi economici e genera nel contempo un aumento della soddisfazione e della motivazione dei dipendenti, contribuendo in maniera determinante alla riduzione del turnover e a un maggiore commitment aziendale. Più formazione, insomma, è spesso sinonimo di più efficienza e produttività.

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