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«Executive Fight Night», il duro confronto tra manager in Giappone

appunti da tokyo

«Executive Fight Night», il duro confronto tra manager in Giappone

TOKYO - Il mondo del business è un’arena dove è necessario essere competitivi. Ossia combattivi. Come fare per migliorare le proprie performance come manager? Sviluppando le proprie capacità di combattimento. A Tokyo ci sono manager che dal 2012 ogni anno prendono sul serio questo concetto. Sono quelli che partecipano alla fantasmagorica «Executive Fight Night», un evento in cui si cimentano l’uno contro l’altro in incontri di boxe. Parecchi di loro, manco a dirlo, operano nel settore della finanza. Per partecipare, si sottopongono a un duro training di tre mesi presso la palestra Club 360, gestita da coach professionisti, la mattina presto o la sera tardi (minimo 24 sessioni): sarà anche pugilato amatoriale, ma i combattimenti sono feroci.

A Tokyo i manager si sfidano sul ring

Il sangue esce da nasi e labbra. Si combatte, insomma, prima con se stessi e poi con un avversario parimenti motivato. Il tutto anche per una buona causa, visto che nel corso della serata per Vip vengono raccolti fondi per una charity. L’evento è organizzato da EFN, una organizzazione promossa da Eddie Nixon, Dave Thomas e Nathan Schimd. All’inizio, era stato concepito per dare la possibilità ai dirigenti di combattere lo stress. Poi la sua popolarità è aumentata assieme alle cifre che vengono raccolte per le donazioni.

L’atmosfera è iperamericana: sembra che Las Vegas si trasferisca a Tokyo. Un ring viene installato al quinto piano del più grande salone del Grand Hyatt di Roppongi Hills, tra tavoli circolari dove centinaia di commensali banchettano e fanno un tifo da stadio. Ballerine piumate in stile brasiliano aprono i giochi. Non c’è alcun understatement alla giapponese: vengono proiettate su schermo le cifre che i singoli tavoli e le singole persone offrono in donazioni (l’asta dura per quasi tutta la serata). Il beneficiario, da tre anni, è Shine On!Kids, una organizzazione benefica che aiuta i bambini malati. Più specificamente, i soldi raccolti vanno al suo Facility Dog Program, che offre una forma di terapia ai bimbi malati di cancro facendo sentire loro la presenza rassicurante di cani specificamente “istruiti” (offrendo uno speciale conforto anche ai membri delle famiglie coinvolte).

Un mese prima dell’evento, i combattenti sul ring incontrano bambini, cani e famiglie: «Fighters Meet Fighters», in quanto anche quei bimbi sfortunati devono imparare a essere combattenti contro la malattia. I 16 manager nelle migliori condizioni fisiche vengono selezionati per la finale. Anche le donne-manager salgono sul ring e se le danno di santa ragione. Quest’anno c’era anche un italiano: Andrea “Trouble” Ferrero. L’obbligatorio soprannome non è inventato: c’è davvero chi lo ritiene un troublemaker. «Sono di Mondovì, da tre anni in Giappone - afferma Ferrero -. Ho la responsabilità dell’intera ristorazione all’hotel di lusso Shangrila di Tokyo». Di solito porta gli occhiali, ma ovviamente non sul ring.

Ha scelto il colore blu per il combattimento con Katsuaki “Tank” Hamasaki, manager della società Tank. Sono tre riprese, introdotte da un breve video in cui i combattenti spiegano cosa li ha motivati e inviano un messaggio all’avversario. Tra luci, fumi e musica assordante, Ferrero (36 anni per 85,5 chili di peso) entra in sala assieme a una ragazza seminuda che porta uno stendardo con la bandiera italiana. Il combattimento è duro. Dai bordi salgono incitamenti: «Andrea, Andrea, finish him!». Alla fine sarà lui a vincere la sfida con l’avversario, dopo averla vinta con se stesso. Esausto, esce frastornato dal salone. «Ho vinto, ma mi ha beccato con un gran pugno». Metafora della vita e del lavoro.

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