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Nella Silicon Valley c’è molta strada da fare sulla diversità…

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Nella Silicon Valley c’è molta strada da fare sulla diversità di genere

Gli uomini dominano la forza lavoro delle start up della Silicon Valley in misura ancor maggiore rispetto a quanto accade nelle più grandi aziende tecnologia, secondo un studio condotto in centinaia di queste imprese, suggerendo che c’è ancora una lunga lotta da fare in un settore che ha urgente bisogno di migliorare l’uguaglianza di genere. Secondo un’analisi di FT condotta in 500 start-up tecnologiche con meno di 100 dipendenti nella zona della Baia di San Francisco , solo il 23% degli addetti è di sesso femminile, contro il 36% riscontrabile nelle prime 10 aziende tecnologiche tra cui Apple, Amazon, Oracle, Airbnb e Twitter.

I dati relativi al personale sono stati compilati da Craft.co, che fornisce informazioni e analisi su aziende private e pubbliche, sulla base di informazioni rese disponibili al pubblico attraverso post sui social media e siti di networking professionali come LinkedIn. La Silicon Valley ha lottato per anni per attirare lavoratrici e affrontare le accuse di sessismo, in particolare tra gli ingegneri e altri ruoli tecnici. Lo studio sulle start up suggerisce che la prossima generazione di aziende sta ancora lottando per evitare di avere gli stessi problemi. In teoria, dovrebbe essere più facile per le aziende “giovani” affrontare lo squilibrio di genere quando dispongono solo di poche decine di dipendenti, rispetto a datori di lavoro più consolidati con migliaia di persone, ma gli esperti dicono che occorre mettere da parte le questioni sull’uguaglianza di genere prima che sia troppo tardi.

«Le start-up non stanno prendendo in considerazione queste cose abbastanza presto», afferma Minal Hasan, fondatore di K2 Global, società internazionale di venture capital ed ex avvocato aziendale che rappresenta aziende di tecnologia tra cui Twitter e Uber. «Anche cose come la formazione contro le molestie sessuali, spesso, vengono viste dalle start-up tecnologiche come argomenti per aziende più grandi, e non per pochi amici ingegneri seduti in casa di qualcuno a cercare di mettere in piedi la loro prima azienda».

Aaron Levie, direttore esecutivo di Box , la società di collaborazione online fondata nel 2005, dice che le aziende devono pensare alla diversità «il primo giorno. Prima si fa, più si presta attenzione ad esso, più si possono ottenere dividendi in seguito». Le start-up si confrontano con quelle che sembrano questioni esistenziali più immediate su base giornaliera, e una piccola azienda non strutturata può trovare più difficile attirare i migliori dipendenti, per non parlare di avere il giusto mix di candidati. «All’inizio di ogni start-up c’è un’occasione: un breve lasso di tempo in cui un’azienda in crescita deve definire la propria cultura», afferma Ann Toth, ex vicepresidente del personale e delle policy di Slack, la società di messaggistica aziendale. «Deve essere un processo molto proattivo. Le culture che si sviluppano per caso di solito non sono quelle più salutari».

I temi della diversità e dell’uguaglianza di genere sono tornati in primo piano nella Silicon Valley negli ultimi mesi dopo che le aziende ad alto profilo come Uber sono state criticate dai dipendenti di sesso femminile (passati e presenti) per aver ignorato le esigenze femminili sul posto di lavoro. «Le aziende che hanno questi problemi non sono poche - dice la signora Toth -. Sono ambienti molto maschili, ricchi di testosterone. Stiamo vedendo un po’ di criticità su questo».

Una sfida per le aziende nella prima fase di sviluppo della Silicon Valley è che probabilmente avranno una quota più elevata di personale tecnico quando inizieranno a crescere, attingendo ad un gruppo prevalentemente maschile di laureati informatici. Solo successivamente aggiungeranno altre funzioni come il marketing o le operations, in cui potrebbe essere più facile assumere più donne. FT ha trovato una ricerca condotta su 10 aziende tecnologiche che dimostrava come le donne occupassero solo il 18,3% dei ruoli tecnologici. Thalmic Labs, una start up canadese, ha pensato di riuscire a evitare ogni discriminazione ingiustificata di genere quando si tratta di assunzioni: ha assunto la stessa percentuale di donne che era nel pool di candidati. Purtroppo, quella percentuale era solo del 13 per cento.

«Quello che abbiamo appreso è che non abbiamo nessuna significativa preoccupazione nel processo di assunzione, ma abbiamo bisogno di attirare più candidati femminili», spiega Stephen Lake, direttore generale di Thalmic. Anche le start-up fondate dalle donne possono lottare per garantire l’uguaglianza di genere, in quanto corrono per assumere un numero sufficiente di persone per garantire la crescita.

«Per me questa cosa non è intuitiva, deve essere discussa e pensata profondamente», afferma Lisa Fetterman, co-fondatore di Nomiku, produttore di dispositivi di cottura «sous-vide» di San Francisco. Per imparare dai suoi coetanei, Fetterman discute le questioni di uguaglianza di genere nei gruppi di Facebook privati, come le Femps e il Fempire, con altri fondatori di start up tecnologiche. «Alcune di queste conversazioni sono piuttosto sensibili e sfumate: è facile puntare il dito, ma non vogliamo svergognare nessuno. È così difficile ammettere con sé stessi o con altre persone che si hanno delle preoccupazioni intrinseche. È molto imbarazzante, soprattutto se ti è stato detto che sei una persona intelligente e che il mercato ti ricompensa con milioni di dollari. È bello poterne parlare in privato».

Tuttavia, la signora Fetterman è resistente all’idea che il problema di genere del settore tecnologico derivi dalla mancanza di ingegneri femminili qualificati. «La gente dice che è una questione di pipeline e non posso crederci - dice la signora Fetterman -. Credo che questa argomentazione sia quasi un insulto. Cosa significa, che non ci sono abbastanza donne intelligenti fuori da qui? Non ci posso credere».

Copyright The Financial Times Ltd. 2017

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