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«Kube», una prova senza scappatoie per diventare manager migliori

esperienze immersive

«Kube», una prova senza scappatoie per diventare manager migliori

Una premessa d’obbligo: per quanto io possa scrivere e tentare di spiegare, nulla sarà paragonabile al fatto di chiudersi in quella maledetta stanza e trovarsi faccia a faccia con la propria realtà e dimensione manageriale. Perché lì dentro, in Kube, abitudini, consuetudini, regole di ingaggio, modalità operative, riflessi condizionati e scale gerarchiche del singolo manager contano zero. Si entra in un terreno nuovo e inesplorato. Si attraversa la foresta più impenetrabile che si possa trovare: quella del proprio ego.

Siete un amministratore delegato, o comunque un top manager? Beh! Preparatevi, solo per fare un esempio tra le tante situazioni che dovrete fronteggiare, a partecipare a una riunione nella quale non sarete voi a gestire i tempi; altri decideranno dove portarvi; e soprattutto nella quale, dopo tre cortissimi minuti che vedrete scorrere su uno schermo che vi perseguiterà per l’intera prova, i partecipanti si alzeranno dicendovi che il tempo, quello che pensavate fosse «il vostro tempo», è terminato. E vi saluteranno andandosene.

La proposta di Newton Factory (Gruppo 24 Ore) è esattamente questa: offrire un’esperienza immersiva che metta alla prova il manager di alto e medio livello di fronte alla necessità di gestire situazioni complesse, governandole o tentando di governarle per scoprire, più che le proprie lacune, i propri spazi di crescita e di miglioramento. Le quattro competenze chiave che sono alla base della valutazione (ne parleremo più avanti) puntano proprio a questo: non a fornire un pagellino ricco di insufficienze, ma una road map da seguire per diventare manager migliori. Per questo, avvertono in Newton, il sistema funziona tanto meglio quanto più il soggetto è disponibile ad appropriarsi della responsabilità del proprio apprendimento.

All’interno della stanza di simulazione («The Room») arriveranno, per abbandonarvi quando lo decideranno loro, attori professionisti gestiti da una regia e coordinati dall’équipe di Newton. Vi costringeranno ad agire sotto stress, con l’ansia del tempo che scorre rapidamente verso lo zero per ogni singola azione. La parte più semplice, o almeno così potrebbe sembrare, è quella preliminare con la lettura e acquisizione delle regole di ingaggio: in realtà un solo errore fatto in questa fase rischia di condizionare, anzi condiziona, tutta la storia.

Quattro competenze chiave, dicevamo: «Results orientation», ovvero l’abilità di entrare in azione, prendere decisioni rapide e agire per raggiungere il risultato. «Context reading», ossia la capacità di lettura delle variabili da affrontare, dalle dinamiche relazionali alle variabili di cui tener conto. «Complex thinking», intesa come l’abilità di seguire l’evoluzione della situazione con una visione di prospettiva e che abbracci l’intero campo d’azione, per avere una piena consapevolezza delle proprie azioni e di quelle degli altri soggetti coinvolti. «Context generation», che rappresenta la disposizione del singolo soggetto a creare un contesto relazionale, grazie alle proprie decisioni e azioni, in grado di abbreviare il percorso verso il raggiungimento del risultato migliore.

Potrete uscire da quella stanza, più meno un’ora dopo esserci entrati, convinti di aver fatto tutto giusto o di aver commesso una marea di errori: ma a caldo l’unica cosa che vi sarà concessa sarà un momento di auto valutazione. E anche qui, in realtà, verrete messi alla prova per testare il reale livello di consapevolezza nei confronti delle decisioni che avete preso. Poi, a distanza di un paio di settimane, vi arriverà un video integrale della prova, con l’analisi puntuale da parte degli specialisti di Newton. Un percorso che può interrompersi qui, oppure proseguire in modo personalizzato o collettivo, con appositi seminari e momenti di coaching individuale.

Ripeto: i manager che credono di sapere tutto, di non avere spazi di miglioramento, di aver raggiunto la perfezione nel proprio lavoro, restino a casa. Kube non fa per loro.

Chi invece vuole mettersi alla prova per capire come sviluppare le proprie competenze, per colmare le proprie lacune e rendere ancora più efficace la propria azione manageriale può tentare di sottoporsi alla prova. Arrivando in via Francesco Caracciolo 23, a Roma, vedrete alcune case di ringhiera. Sulla destra una costruzione che ne ha passate un po’ di tutti i colori: ex fabbrica di giradischi, luogo di eventi, teatro di posa. Oggi è la sede di Newton Factory. Entrando troverete una grade sala con in fondo una sala di regia sistemata sul fianco di un grosso parallelepipedo: quello è «The Room». Entrateci con lo spirito giusto. E, comunque vada, ne uscirete diversi.

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