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Improbable sempre più vicina al fare dei mondi virtuali... una…

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Improbable sempre più vicina al fare dei mondi virtuali... una realtà

Nel quartiere di Farringdon a Londra, all'interno di un edificio del tutto ordinario adibito a uffici, 170 ingegneri e specialisti informatici tra i più brillanti della Gran Bretagna sono all’opera con alcuni designer per dare vita a un gigantesco progetto ambizioso: ricreare il mondo reale online, preciso nei minimi dettagli. Lo staff di Improbable a quanto pare ha compiuto ormai un passo determinante per avvicinarsi al suo obiettivo: a metà maggio la start-up di simulazione virtuale ha annunciato di aver messo insieme capitali per 502 milioni di dollari dalla SoftBank giapponese, con un accordo che porta il valore dell’azienda a poco più di un miliardo di dollari e rappresenta la più grande tornata di finanziamenti mai realizzata per un’azienda privata britannica.

Si tratta di una grossa scommessa per questa azienda fondata appena cinque anni fa da una coppia di studenti universitari di Cambridge subito dopo aver ultimato la loro dissertazione di laurea. Secondo Herman Narula, cofondatore e direttore esecutivo, l’azienda è impegnata a costruire una piattaforma analoga a Windows di Microsoft o iOS di Apple: a suo dire il sistema SpatialOS dell’azienda permetterà agli utenti di costruire mondi virtuali estremamente dettagliati, tali da consentire di realizzare simulazioni molto dettagliate delle situazioni del mondo reale. Il sistema permette a scienziati, urbanisti o aziende di prevedere al meglio in che modo alcuni processi complessi e in correlazione tra loro – come il traffico nei grandi centri urbani o la vita marina sotto gli oceani – possano svolgersi nella vita reale. Il modo migliore per comprendere in che modo un’economia complessa e su vasta scala reagirà a un eventuale effetto perturbatore, per esempio, è costruire una versione virtuale fotocopia e introdurre poi quel cambiamento.

SpatialOS è ancora in versione beta e l’azienda non ha mai diffuso pubblicamente informazioni sui suoi introiti. In ogni caso, la sua tecnologia è stata collaudata da tutta una serie di creatori di giochi e di accademici, dagli ingegneri civili agli epidemiologi. L’azienda ha anche reclutato clienti a pagamento che vanno dai governi locali ai professionisti specializzati in sicurezza, professori universitari e imprese. Un cliente sta collaudando il sistema per preparare una flotta virtuale di auto senza conducente che circolano a Londra. Improbable ha indotto gli ingegneri di alcune delle aziende tecnologiche di maggior successo al mondo – incluse Google, Amazon e Skype – a cimentarsi nella risoluzione di un problema difficile da risolvere. La nuova tranche di finanziamenti raccolti adesso sarà utilizzata per espandere in maniera significativa i suoi uffici di Londra e San Francisco.

L’azienda in verità spera di usare i finanziamenti anche per compiere un importante passo avanti tecnologico nello sviluppo di SpatialOS. Per esempio, di recente ha creato una simulazione completa della città di Cambridge, riproducente addirittura le reti dei suoi sistemi fognari e di telefonia mobile, dell’energia elettrica e del traffico stradale. L’azienda ha in programma di espandere ancor più questo tipo di simulazioni, così che i suoi clienti possano individuare i punti deboli per la sicurezza o risolvere i problemi di traffico e comunicazione su vasta scala.

«Oggi realizzare sistemi su vasta scala che riproducono il mondo reale è la frontiera più entusiasmante in ambito computazionale», dice Narula, aggiungendo che così facendo si contribuisce a far prendere decisioni migliori in vari ambiti, dalla spesa nelle infrastrutture alla regolamentazione delle nostre economie. «Se vogliamo creatività e intuizione istituzionale, dobbiamo saper utilizzare questo settore del tutto nuovo».

Saul Klein, partner presso la società di venture capital LocalGlobe e primo investitore istituzionale di Improbable, crede che la tecnologia possa davvero trasformare ogni cosa. «La tesi di Herman è che la simulazione potrebbe essere un’arma per il XXI secolo - dice -. Se si dà credito a questa teoria, cosa che io ho fatto, allora ogni progetto di infrastruttura importante richiederà una forma di simulazione. Potrà sembrare una sciocchezza, ma se sei una piattaforma e un sistema operativo, questa è un’opportunità su scala comparabile a Oracle o Microsoft». L’ambizione di Narula e di Rob Whitehead, cofondatore di Improbable e direttore per le tecnologie, è fuor di dubbio.

Alex van Someren di Amadeus Capital, altro investitore della prima ora, ricorda che quando lui e Narula si strinsero la mano per siglare la loro intesa nel laboratorio computazionale di Cambridge nel 2014, il fondatore aveva già una strategia atta a raccogliere più finanziamenti di quanti ne facesse presagire la sua giovane età. Il cofondatore di Improbable ha detto che la settimana seguente avrebbe preso un volo e si sarebbe diretto nella Silicon Valley per convincere Andreessen Horowitz, la società di venture capital di alto profilo, a dargli 20 milioni di dollari. Il piano andò in porto ma, cosa decisiva – dice van Someren – Narula non si dimenticò di Amadeus. «Ci sono imprenditori che dopo aver ottenuto 20 milioni di dollari si sarebbero dimenticati del milione di dollari per il fondo di seed capital del quale non si occupano in prima persona - dice -. Ma è accaduto il contrario: Herman ha firmato tutte le carte quello stesso giorno, una dietro l’altra assieme a un investimento molto più consistente da parte di Andreessen».

«Insieme a Deepmind, questa è una delle società per piattaforme più entusiasmanti che siano nate dal Regno Unito» dice Fred Destin, ex partner di Accell, oggi seed investor. È risaputo che Narula, figlio di un magnate plurimiliardario nel settore edilizio di Nuova Delhi, ha seguito una traiettoria diversa. Nel 2012 ha preso la controversa decisione di tenersi alla larga dall’azienda di famiglia e di mettersi in proprio. Dopo essersi conosciuti a Cambridge, lui e Whitehead hanno deciso di mettere su un’attività nella proprietà di famiglia di Narula (del XIX secolo) nell’Hertfordshire.

«Mi sono trasferito a casa sua dopo il diploma e ci sono rimasto un anno e mezzo circa - dice Whitehead -. Abbiamo finito coll’occuparci di codifiche e prototipi, abbiamo coinvolto una ventina di persone, trasformandoci in un incubatore di ricerca e sviluppo». Diventato troppo grande per restare in una stanza della casa, il team si è trasferito in un edificio esterno di legno soprannominato The Barn (il fienile). «Avevamo un piccolo autobus col quale effettuare i nostri spostamenti tutti i giorni - racconta Whitehead -. La nostra esperienza è stata davvero unica, intima e sfaccettata. Abbiamo trovato il tempo e lo spazio necessario a pensare al nostro obiettivo: come costruire un mondo virtuale più grande, più realistico, più duraturo. E con più persone dentro di qualsiasi altra cosa sia mai stata creata prima».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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