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La Valle del Danubio: la risposta europea alla Silicon Valley

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La Valle del Danubio: la risposta europea alla Silicon Valley

Peter Thiel, cofondatore di PayPal e ben noto investitore della Silicon Valley, una volta si lamentò dicendo che «vorremo avere macchine volanti invece ci ritroviamo 140 caratteri». Coloro che come Thiel pensano che il settore hi-tech non abbia l’ambizione di affrontare e risolvere i problemi reali del mondo, però, farebbero bene a fare un giretto a Bratislava. La capitale slovacca, le cui chiese medievali e le cui strade di acciottolato hanno assai poco in comune con le aree periferiche di San Francisco, fa parte di una rete di città in questa regione che puntano a diventare la risposta dell’Europa centrale alla Silicon Valley, tanto da aver perfino trovato un nome all’altezza delle loro somme ambizioni tecnologiche: la Valle del Danubio.

L’economia slovacca dipende ancora molto dall'industria automobilistica, responsabile di oltre la metà della sua intera produzione: nel Paese hanno ormai stabilimenti e fabbriche Volkswagen, Kia, Peugeot e adesso anche Jaguar Land Rover. Negli ultimi anni, tuttavia, si sono affermate nuove start-up tecnologiche che stanno gradualmente allontanando l’economia dalla sua dipendenza dall’industria pesante. Juraj Vaculik, amministratore delegato di Aeromobil, il produttore delle auto volanti, è l'archetipo di questa trasformazione: è stato un leader studentesco agli inizi della Rivoluzione di Velluto del 1989 che affrancò la Cecoslovacchia dall’egemonia comunista, e poi ha fatto fortuna dirigendo aziende marketing di successo.

«Nel 2010 Stefan Klein, un mio vecchio compagno di scuola, mi telefonò: gli era venuta l’idea di realizzare un’auto volante» dice. I due amici si lanciarono quindi nel tentativo di rivoluzionare il trasporto dei passeggeri, in concorrenza diretta con alcune aziende della Silicon Valley tra le quali Kitty Hawk, una start-up finanziata da Larry Page, cofondatore di Google. Ma ci sono state anche altre imprese di successo: Eset, che mette a punto software per la cyber-sicurezza, si è sviluppata a Bratislava all’inizio degli anni Novanta e oggi fornisce uno degli antivirus più utilizzati al mondo. Nello stesso modo, Sygic ha creato un’app molto popolare per navigare con lo smartphone, usata da 200 milioni di persone in tutto il pianeta. Uno studio slovacco di creazione di giochi, Pixel Federation, ne ha messi a punto molti sul social network Facebook, tra cui Train Station e Diggy's Adventure.

Le start-up slovacche hanno tratto grande beneficio dal fatto che le loro spese sono di gran lunga inferiori a quelle della concorrenza in economie più ricche. Oltre a ciò, in Slovacchia è facile reperire laureati molto preparati in ambito tecnologico, e le dimensioni limitate del mercato locale stimolano gli imprenditori ambiziosi a cercare di scovare il modo per accelerare le vendite a livello internazionale.

«Il mercato slovacco è molto circoscritto, quindi potevamo fare assai poco oltre a studiare i mercati globali e cercare di espanderci» dice Michael Stencl, fondatore di Sygic. «Abbiamo costruito un’azienda globale dal niente». Adesso una nuova generazione di fondatori sta seguendo l’esempio dei primi. Photoneo, per dirne una, ha costruito una macchina fotografica tridimensionale che riesce a riconoscere oggetti ad alta velocità, così da permettere a un robot, per esempio, di scegliere attrezzi o componenti particolari in una fabbrica. Un’altra start-up, GA Drilling, sta sviluppando una tecnologia che usa il plasma elettrico per effettuare più facilmente perforazioni nel terreno alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas. Tutta una galassia di aziende online come Slido, un’app di interazione col pubblico, si sono lanciate nei mercati online negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

«Negli ultimi anni il settore dell’innovazione ha fatto passi avanti giganteschi ed è maturato» dice Peter Kolesar, amministratore delegato di Neulogy, una società di consulenze in innovazione con sede a Bratislava. «Oggi non mancano certo le storie ispiranti di aziende di successo, ma c’è anche una grossa esperienza in imprenditori, investitori e mentori che aiutano i nuovi progetti a decollare». Gli imprenditori, tuttavia, devono ancora far fronte alle difficoltà legate ai finanziamenti. Da quando è entrata nell’Unione europea, 13 anni fa, la Slovacchia ha assistito a un flusso di finanziamenti Ue per la ricerca e l’innovazione per quasi 4 miliardi di euro, ma i capitali privati continuano a essere difficili da reperire e questo può soffocare i progetti in fase avanzata, proprio nel momento cruciale della loro espansione.

«Per far crescere l’ecosistema del Paese è indispensabile qualcosa di più dei finanziamenti alle start-up - dice Simon Sicko, fondatore di Pixel Federation -. La vera sfida è dar vita a enti che forniscano capitali per la crescita per farle espandere». Sebbene le start-up possano trarre vantaggio dai sussidi in contanti del governo, le difficoltà legate alle politiche e alle normative industriali possono legare le mani anche agli imprenditori. La legge sembra privilegiare le aziende più grandi rispetto alle piccole imprese, e le agevolazioni fiscali paiono beneficiare gli investitori stranieri che promettono di portare nel paese posti di lavoro nel settore manifatturiero più che le piccole imprese innovative.

Un altro problema è la scarsità di lavoratori con competenze ed esperienze nel settore business. Mentre molti espatriati slovacchi possono portare nel Paese il bagaglio culturale che si sono fatti all’estero, il clima politico della Slovacchia, segnato da incessanti scandali per corruzione, fa ben poco per incoraggiarli a rientrare sul serio. Alcuni imprenditori, nondimeno, stanno trasformando questi limiti in altrettante occasioni. In tutto il paese si vanno moltiplicando ovunque varie iniziative volte a combattere la corruzione, digitalizzare i servizi pubblici, costruire scuole migliori e incoraggiare gli slovacchi emigrati all’estero per motivi di lavoro a rientrare. Si tratta di iniziative finanziate o sostenute economicamente da imprenditori di successo, alcuni dei quali sono entrati a far parte dei consigli di consulenza delle start-up più giovani o sono diventati angeli investitori.

«Qui ci sono molti talenti e c’è un grande appetito - dice un investitore di Londra coinvolto nel mercato locale -. Per gli imprenditori slovacchi, questo non significa soltanto fondare e far crescere le aziende, ma anche migliorare il loro Paese».

Copyright The Financial Times Ltd. 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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