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Ferie, produttività e il rischio «sindrome della rana…

lavoro e percezioni personali

Ferie, produttività e il rischio «sindrome della rana bollita»

Un direttore del personale recentemente mi ha esposto la sua teoria in base alla quale in Italia la produttività delle persone aumenta a ridosso delle ferie d'agosto: protesi verso il traguardo del meritato riposo, in ufficio siamo mediamente più allegri e più produttivi. Lavoriamo con più energia perché percepiamo ogni attività “smarcata” come un ostacolo in meno sulla strada delle ferie. Rimandiamo la gestione dei problemi e dei cambiamenti sgraditi alla ripresa post vacanze. E poi meno traffico per arrivare in ufficio, meno code nei locali della pausa pranzo, meno colleghi in ufficio. Una specie di “sabato del villaggio” aziendale.

Evidentemente parliamo di una sensazione e non di una verità scientifica (che invitiamo peraltro gli psicologi del lavoro a dimostrare). Tuttavia è ragionevole immaginare che il giorno prima delle ferie l’operaio, l’impiegato, il manager, il professionista, si percepisca come più soddisfatto del proprio lavoro rispetto a quanto accade il giorno del rientro. Questo meccanismo psicologico è molto insidioso perché ci rende più clementi e meno critici nei confronti del nostro lavoro e delle nostre performance, proprio nel momento dell’anno che sarebbe più propizio per fare un bilancio spietato della nostra situazione professionale, per analizzare prospettive e alternative, per impostare nuovi piani d’azione.

A ridosso delle ferie non avvertiamo quel «mal di lavoro» che costituisce invece uno strumento prezioso per darci la forza di mettere in discussione i nostri progetti di carriera nel tempo migliore, quello più libero e più creativo, quello delle ferie. Viene in mente la metafora della rana bollita, che ho già citato in un precedente articolo sui lavori a rischio nell’era dell’Industry 4.0. Immaginiamo una rana piacevolmente immersa in un pentolone di acqua tiepida. La temperatura dell’acqua aumenta molto lentamente. La rana inizialmente non percepisce questo cambiamento. La temperatura dell’acqua comincia a salire sensibilmente. La rana dà i primi segni di disagio, eppure in qualche modo si adatta. Poi la temperatura diventa davvero insopportabile, ma la rana ha perso forza e non riesce a reagire. È bollita. Quando la temperatura ha cominciato a salire, inebriata dal tepore del momento non ha capito che era il momento di agire e non ha saputo cogliere l’attimo.

Fuor di metafora per noi il tepore del momento è la gioia delle ferie, che ci fa vedere il quadro della nostra situazione lavorativa più roseo di quello che in effetti è. Finiamo quindi col posticipare a settembre riflessioni strategiche fondamentali sul nostro futuro professionale: «Sono troppo stanco per pensare ancora al lavoro, se ne riparla a settembre». Peccato però che a settembre troveremo immancabilmente emergenze da gestire, cambiamenti da digerire, capi e colleghi ostili da tollerare, in un quadro generale di rinnovata tensione che ci impedirà di ragionare a lungo e lucidamente su chi siamo e chi vogliamo essere.

Ma perché proprio le ferie d'agosto sono il momento perfetto per mettere seriamente in discussione i nostri progetti di carriera e/o il nostro modo di lavorare? Per almeno 4 motivi:
1) Durante le ferie riusciamo a guadagnare la giusta distanza dalla quotidianità. Possiamo osservare dall’esterno il film della nostra attività professionale. Possiamo guardare in modo più asettico alla nostra situazione lavorativa, senza essere condizionati dalle emozioni forti e dalle ansie che nel day by day alterano le nostre percezioni di ciò che facciamo, e le nostre valutazioni delle persone con cui collaboriamo.
2) Durante le ferie viviamo solitamente in stretta connessione con ciò che ci piace. Siamo portati a fare ciò che ci piace davvero, a impostare ritmi e abitudini secondo le nostre profonde sensibilità e inclinazioni. Ci sono mille modi diversi persino di «passare una giornata al mare». E questi modi diversi dipendono da quel mix unico di caratteristiche della personalità di ciascuno di noi, al di là del nostro ruolo e del nostro «job title». In vacanza è dunque più facile accorgersi dell’eventuale discrepanza tra le nostre attitudini, i nostri talenti naturali e la nostra quotidianità professionale: «Il mio lavoro mi aiuta a valorizzare il meglio di me stesso?».
3) Durante le ferie entriamo in contatto con persone, ambienti, contesti lontani dalla nostra cornice abituale. Etimologicamente la parola “divertimento” richiama il concetto di “diverso”. Questo “deviare” ci porta a confrontarci con chi ha un lavoro e una vita differente dai nostri, a fare paragoni, a immaginare cambiamenti, a mettere in discussione le tante piccole certezze della nostra quotidianità professionale.
4) Durante le ferie abbiamo l’opportunità di trascorrere momenti di solitudine di grande qualità. Sdraiati sotto l’ombrellone, in cammino su un sentiero di montagna, con la testa appoggiata al finestrino di un treno possiamo fantasticare, scatenare la nostra creatività, attivare connessioni inedite tra ciò che abbiamo imparato, ciò che desideriamo e ciò che possiamo ottenere dalla nostra rete di amicizie e conoscenze.

Abbiamo capito che le vacanze sono il momento perfetto per rivedere i nostri progetti professionali, e che spesso rischiamo di perdere quest’opportunità di «fare il tagliando» al nostro lavoro perché nell’euforia delle ferie esso ci appare più bello di quanto in effetti sia. A questo punto si pone una domanda conclusiva: Perché «fare il tagliando» ad un lavoro che con tutti i suoi difetti mi riempie la vita e mi dà da mangiare? E qui ritorna la rana bollita. Purtroppo anche se il lavoro ci piace e ci offre serenità (l’acqua tiepida del pentolone) spesso non abbiamo gli strumenti per capire quanto siamo davvero produttivi, quanto vero valore aggiunto creiamo. Di conseguenza non sappiamo quando un’innovazione tecnologica, un decreto governativo o un collega proveniente dall’altra parte del mondo busserà alla nostra porta per dirci che il nostro lavoro non c’è più o deve essere interpretato in modo radicalmente diverso. Quel giorno dovremo avere un piano B pronto, per fare uno scatto di reni e saltare fuori dal pentolone prima che sia troppo tardi.

* Managing Partner della società di consulenza e formazione Sparring

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