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In fabbrica governance unica e democratizzazione delle conoscenze

trasformazione digitale

In fabbrica governance unica e democratizzazione delle conoscenze

Robot, nuove tecnologie, dispositivi digitali, macchinari intelligenti, sensori, Big Data: nella fabbrica del futuro ci sarà (e in parte già c’è) un po’ di tutto. È lo scenario che descrive la quarta rivoluzione industriale e il paradigma di Industria 4.0, un passaggio al quale tutte le imprese manifatturiere sono di fatto chiamate per vincere la sfida del cambiamento. Ogni azienda ha la sua ricetta per affrontarla e in Barilla, come spiega Cinzia Bassi, direttore di stabilimento del Plant di Castiglione delle Stiviere (provincia di Mantova) al Sole24ore.com, sono convinti che «per avere successo non si deve vedere il digitale come un extra, ma come elemento di sostanza attraverso il quale poter cambiare l'organizzazione». Un approccio pragmatico, quella della grande azienda alimentare emiliana, per cui cavalcare la rivoluzione digitale «non significa solo efficientare i processi, ma richiede il coinvolgimento attivo di tutte le persone».

Chi e come, dal suo punto di vista, dovrebbe guidare in azienda i progetti di Industria 4.0?
Quando l’obiettivo dell’azienda è quello di tendere verso un modello di digital enterprise è necessario disporre di una governance unica, ma se tutto cala dall’alto si corre il rischio che diventi una operazione «ticking the box». Poiché ogni trasformazione digitale deve soddisfare un bisogno e creare valore, è importante che sia guidata in modo capillare dai singoli manager.

C’è il rischio che si perda la focalizzazione rispetto ad altre priorità operative?
Assolutamente no. Questi progetti sono solo un nuovo strumento per lavorare meglio e migliorare processi e risultati.

Se analizziamo le criticità del processo di trasformazione della fabbrica pesano di più l’eventuale mancanza di budget, l’assenza di competenze digitali specifiche o le resistenze di tipo culturale al cambiamento?
Li ritengo tutti dei buoni alibi per non procedere e portare avanti i nuovi progetti: molte soluzioni presentano costi sostenibili, il mondo digitale non richiede competenze specifiche perché è intuitivo e questo cambiamento lo stiamo affrontando nel nostro quotidiano. È inevitabile e non possiamo resistervi.

In Barilla, dentro i vostri stabilimenti, come avete affrontato e come state affrontando questa sfida?
Nelle nostre fabbriche abbiamo rilevato un bisogno relativo al passaggio di consegne sulle linee produttive, tra i vari turni che si avvicendano e tra le diverse funzioni che coesistono. Il sistema in essere, da sempre basato su un metodo cartaceo, stava mostrando tutti i suoi limiti. La necessità che partiva dagli operatori consisteva per l’appunto in un modello di comunicazione più immediato e per questo l’azienda ha sviluppato una app di social collaboration e l’ha installata sui tablet e sugli smartphone in dotazione agli operatori della linea di produzione al posto dei vecchi quaderni. Gli addetti la usano come registro per comunicare, per gestire video e foto, per testimoniare eventi e condividerli con tutti.

I principali benefici ottenuti e gli eventuali ostacoli ancora da superare?
Tutti hanno accesso alle stesse informazioni. Ovviamente questo passaggio è stato ampiamente supportato da tutti i manager pronti ad ingaggiare i propri collaboratori con il presidio della funzione Hr. È stato un cambiamento gestito in tutti i suoi aspetti, in tutte le sue fasi. Questa democratizzazione della informazione ha aumentato il senso di responsabilità e le conoscenze e crea nuovo know how.

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