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Fra algoritmi e Big Data, ecco la giornata tipo di un Ceo del futuro

come cambia il lavoro

Fra algoritmi e Big Data, ecco la giornata tipo di un Ceo del futuro

  • – di Gianni Rusconi

«Dieci anni fa il futuro era a dieci anni, cinque anni fa era a tre anni, oggi il futuro è domani»: la sintesi di Fabio Troiani, amministratore delegato e co-fondatore di Bip - Business Integration Partners (società di consulenza direzionale milanese fra le più importanti in Europa nell’affiancare le aziende nella ricerca e nell’adozione di soluzioni tecnologiche innovative) rende bene l’idea di quale compito spetti oggi al top management nel guidare la propria organizzazione. «La rapidissima evoluzione delle tecnologie – ha spiegato al Sole24ore.com - ha messo a disposizione degli amministratori delegati mezzi potenti per guidare le proprie aziende: non più il copia e incolla dei benchmark o l’opinione personale dei manager, ma tecniche avanzate di design thinking, algoritmi e pattern di Big Data».

Gli strumenti in mano a chi guida le aziende, dice ancora il manager, sono quindi molti: spaziano dall’intelligenza artificiale ai sistemi di riconoscimento facciale fino ai robot fisici (dentro le fabbriche) e portano efficienze e riqualificazione del lavoro umano. Ma vanno orchestrate adeguatamente affinché possano realmente apportare dei benefici all’organizzazione. Per spiegare meglio il concetto, in Bip hanno ideato una simulazione (futuristica ma non troppo) della giornata tipo di un Chief Executive Officer di un’azienda attiva nel mondo dei servizi fisici e digitali (“phigital” è l’acronimo che associa queste due componenti) per la clientela retail.

Ogni mattina un’auto a guida completamente automatica lo viene a prendere, sugli schermi della vettura scorrono le informazioni che gli ricordano gli impegni della giornata e lo aggiornano sui “task” e i progetti in corso. Il Ceo del futuro non ha più un ufficio, ma isole di lavoro intelligenti; la sua giornata è scandita da notifiche che lo guidano agli incontri con il management, i responsabili dei canali di vendita fisici e di quelli digitali, il direttore delle risorse umane. Gli incontri sono (quasi) tutti virtuali, in videoconferenza. Lo smartwatch che porta al polso gli consiglia la dieta ideale per il pranzo, ordinato tramite app su una piattaforma di food delivery e consegnato all’ora stabilita in uno spazio comune all’interno della sede aziendale.

Tornato al lavoro, il capo del marketing lo informa del fatto che gli agenti di vendita virtuali del call center hanno perso migliaia contratti a causa di una scarsa efficienza dell’infrastruttura tecnologica, rea di non aver installato in tempo utile l’ultima versione del programma basato su tecnologia chatbot e avanzati algoritmi di machine learning. Il Chief Technology Officer spiega che il problema è in realtà dovuto alla mancanza di specialisti in fatto di intelligenza artificiale e di data scientist in grado di gestire i dati prodotti dal sistema. Il problema ricade sull’Hr manager, il cui compito diventa quello di rieducare al digitale il personale, formarlo all’uso della realtà virtuale per la gestione di una giornata lavorativa che sarà sempre più influenzata dai principi dello smart working, da edifici intelligenti farciti da sensori, da terminali remoti collegati a Internet, da robot e dai dati.

Come si deve preparare il manager a cambiare la sua giornata tipo? Deve ripensare al proprio lavoro e al modo in cui gestisce le proprie risorse in azienda, rivedendo il ruolo dell’uomo all’interno dell’organizzazione al fine di valorizzare le doti che lo contraddistinguono rispetto alle macchine. «La grande sfida - conclude Troiani - è quella di rieducare le competenze e le risorse investendo in formazione, e quindi aprire le porte alle startup per ibridizzare i modelli culturali e l’approccio all’innovazione. Una cosa, per ora, è certa: è arrivato il momento di agire, e il primo passo è capire come affrontare il cambiamento».

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